Paolo Pitti si ispira alle icone Olivetti, così nascono i suoi nuovi panettoni
IVREA
È il panettone che mancava, bello, buono e con una storia da raccontare che aggiunge sapore al sapore e lo rende unico. Un panettone da regalare e regalarsi, anche per la scatola che lo contiene e ne fa il dono in grado di ricordare non solo il Natale, ma anche il territorio dal quale proviene. Lo ha ideato Paolo Pitti, pasticcere a Borgofranco d’Ivrea, per il quale non occorrono presentazioni, e lo ha declinato in due versioni alle quali ha dato i nomi di Lettera 22 e Programma 101, in omaggio ai due gloriosi prodotti Olivetti, rispettivamente la portatile compatta progettata da Beccio e disegnata da Nizzoli, che ha rivoluzionato il modo di scrivere, e il calcolatore programmabile da tavolo, ritenuto il primo personal computer della storia.
Il battesimo dei due panettoni si è svolto, lo scorso giovedì, alla Villetta Casana, lo spazio esposizioni della sede dell’Associazione Archivio storico Olivetti, che volentieri ha accolto e sostenuto l’idea di Pitti di questi dolci non meno iconici delle creazioni olivettiane dalle quali hanno mutuato il nome, instaurando con lui una felice collaborazione.
«Alla Lettera 22 – spiega Pitti– ho dedicato il più grande dei classici, ovvero il panettone uvetta e canditi: sincero, gustoso e profumato, è un dolce che ci racconta che con la semplicità si possono fare grandi cose, proprio come la più famosa delle macchine per scrivere».
Quanto all’altro panettone, il pasticcere ricorda: «La Programma 101, che viene considerata il primo calcolatore da tavolo programmabile, disponeva di una memoria interna per i dati di calcolo e di memorie esterne basate su cartoline magnetiche flessibili. Proprio su queste memorie esterne ho sviluppato il mio panettone Programma 101, un panettone all’albicocca semicandita che, abbinato alle tre memorie, ovvero marmellata di arancia e rosmarino, pralinato alla mandorla e vaniglia e pralinato alla nocciola, cambia totalmente assetto gustativo e olfattivo, trasformandosi in tre panettoni differenti».
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I due nuovi panettoni Pitti rappresentano, dunque, un riscatto per il dolce italiano simbolo del Natale, un prodotto del quale, negli anni, l’industrializzazione ha stravolto sapore e profumi, puntando sul prezzo e non sulla qualità: «L’utilizzo di conservanti, emulsionanti, solfiti e aromi – ribadisce il pasticciere – aveva fatto perdere al consumatore la memoria olfattiva e gustativa che spero di riuscire a restituire con queste mie nuove creazioni».
Due panettoni d’eccezione meritavano contenitori d’eccezione e così è stato: l’Archivio storico Olivetti, infatti, ha messo a disposizione le bellissime tavole dei grandi grafici e artisti che collaborarono con l’azienda (tra le quali quella di Savignac per la Lettera 22, del 1954) e sono state progettate scatole raffinate ed eleganti sulle quali sono state riportate anche note informative sui due prodotti Olivetti ai quali sono stati dedicati i panettoni.
«Il nostro archivio – spiega il responsabile, Enrico Bandiera – non solo custodisce 16.7 km lineari di documenti, tra dattiloscritti, manifesti, fotografie, modelli delle macchine, prodotti veri e propri, disegni tecnici delle macchine e delle architetture olivettiane, ma si occupa anche della loro gestione. Volentieri abbiamo accolto e sostenuto l’idea di Pitti, certi di quanto prodotti d’eccellenza come i suoi possano tradursi in un ottimo veicolo di conoscenza della realtà Olivetti di cui siamo custodi appassionati. Paolo Pitti dichiara di non sentirsi mai arrivato sul lavoro, perché per continuare ad innovare e a cercare il nuovo bisogna continuare ad imparare, giorno dopo giorno: per questo ama definirsi “apprendista pasticciere” (come tale ha firmato anche i due nuovi panettoni), pur essendo riconosciuto da tutti quale ottimo maestro dell’arte pasticcera». —