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Programma Nazionale Esiti 2025: dieci anni dopo il DM 70, l’Italia della sanità corre… a velocità diverse

Programma Nazionale Esiti 2025: dieci anni dopo il DM 70, l’Italia della sanità corre… ma a velocità diverse

Dieci anni dopo il DM 70, la sanità italiana mostra un paradosso che ormai è diventato il suo marchio di fabbrica: quando gli standard sono chiari e la misurazione è rigorosa, il Servizio sanitario nazionale migliora ovunque. Ma quando entrano in gioco organizzazione, distribuzione della casistica e capacità dei territori di strutturarsi in rete, la forbice tra Nord e Sud non solo resiste: in alcuni casi si riapre.

Il nuovo Programma Nazionale Esiti 2025 (PNE), presentato oggi al Ministero della Salute, traccia un quadro tecnicamente avanzato — 218 indicatori, 13 in più rispetto al 2024, distribuiti tra ospedale e territorio — ma che conferma una realtà ormai nota: la qualità delle cure in Italia non è uniforme. E il divario geografico continua ad avere un peso decisivo sugli esiti.

E nonostante negli ultimi anni il dibattito sulle “classifiche degli ospedali” fosse tornato accettabile, quest’anno il PNE ripiega su un profilo più neutrale: nessun ranking, solo la fotografia del sistema. Nuda, cruda e talvolta impietosa.

Frammentazione della casistica: luci accese, ma anche molte ombre

La concentrazione dei casi complessi, uno dei pilastri del DM 70 e delle linee guida internazionali, prosegue. Ma non sempre nella direzione auspicata.

Area cardiovascolare

L’infarto miocardico acuto registra un calo marcato dei ricoveri (-21%) e il 90% dei casi è ormai trattato in centri ad alto volume: un risultato importante, replicato anche per la PTCA.

Ma il quadro si ribalta con il bypass aortocoronarico, dove la frammentazione aumenta: in dieci anni i centri sopra i 200 interventi/anno sono scesi da 23 a 15, e la quota di casistica trattata è sprofondata dal 41% al 29%. Una dinamica pericolosa, perché più si disperde la casistica, più peggiorano gli esiti.

Chirurgia oncologica: migliorano mammella, colon e prostata; crolla il retto

Fra i dati più incoraggianti ci sono i trend oncologici:

  • mammella: dal 72% al 90% dei casi trattati in centri ad alto volume, un modello ormai consolidato;
  • colon: dal 69% al 73%, segnale positivo seppur lento;
  • prostata: dal 63% all’82%;
  • polmone: dal 69% all’83%.

Il punto debole resta il pancreas. Le resezioni salgono dal 38% al 54% nei centri ad alto volume, ma il Sud resta indietro in maniera drammatica, con appena il 28% dei casi trattati nei centri più strutturati.

Il dato peggiore arriva però dal tumore del retto: la percentuale di interventi in strutture ad alto volume crolla dal 30% al 22%. E questo è forse l’unico indicatore in cui tutta Italia peggiora allo stesso modo, senza differenze territoriali: segno di una regressione complessiva.

Altre aree chirurgiche: femore e colecisti in miglioramento

Sul fronte della chirurgia programmata arrivano segnali più confortanti:

  • frattura del collo del femore: 96% trattato in centri sopra soglia;
  • colecistectomia laparoscopica: crescita dal 79% all’84%.

Segnali di una migliore organizzazione, anche se non ancora uniforme.


Tempestività: si migliora, ma il Sud resta indietro

La tempestività negli interventi salva vite. E qui la velocità non è la stessa per tutti.

  • PTCA per STEMI entro 90 minuti: si sale dal 57% al 63% a livello nazionale, ma molte regioni del Sud restano gravemente sotto standard.
  • Frattura del collo del femore entro 48 ore (over 65): si passa dal 52% al 60%. Anche qui, però, ritardi cronici nel Mezzogiorno.

Progressi, sì. Ma troppo lenti per essere soddisfacenti.

Appropriatezza clinica: segnali incoraggianti, ma i cesarei restano un nodo critico

  • Cesarei primari: dal 25% al 22% a livello nazionale.
    Il Nord, con il 15%, è vicino allo standard OMS. Il Sud supera ancora il 25%, confermando un abisso strutturale e culturale.
  • Episiotomie dimezzate: dal 24% al 9%.
  • Parti vaginali dopo un cesareo (VBAC): dall’8% al 12%.
    Ma anche qui il Sud rimane su valori molto bassi.

Appropriatezza organizzativa: chirurgia programmata sempre più efficace

La chirurgia a bassa complessità compie un salto di qualità:

  • day-surgery per colecistectomia: dal 22% al 39%;
  • degenza post-operatoria <3 giorni: dall 74% all’87%, con differenze minime tra strutture.

Questa è una delle poche aree dove il sistema appare davvero armonizzato.

Esiti: mortalità in calo, ma non ovunque

Gli esiti migliorano, e questo è il dato che conta di più:

  • bypass isolato: mortalità a 30 giorni all’1,5% (soglia: 4%);
  • chirurgia valvolare: mediana al 2%, ma con criticità evidenti in Calabria, Campania e Puglia.

Le differenze territoriali continuano a incidere sui risultati finali.

Treemap: solo il 20% degli ospedali eccelle su tutta la linea

La sintesi del PNE è forse la parte più brutale.

  • 871 strutture analizzate
  • solo 189 mostrano prestazioni alte o molto alte in tutte le aree
  • solo 15 ospedali brillano su almeno sei indicatori

La leadership è costante in Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, con alcune eccellenze in Toscana, Marche, Piemonte e Campania.

Il resto del Paese, semplicemente, arranca.

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