Pensioni, aumenti gennaio 2026: come cambia l’assegno
L’attenzione degli osservatori resta alta anche sulle possibili variazioni future legate al conguaglio inflazionistico definitivo.
Con l’avvio del nuovo anno, entrano in vigore importanti aggiornamenti riguardanti le pensioni 2026, in particolare gli aumenti degli assegni previdenziali che interesseranno milioni di pensionati italiani.
Il Ministero dell’Economia ha infatti ufficializzato, con il decreto del 19 novembre 2025 pubblicato in Gazzetta Ufficiale, la rivalutazione delle pensioni per il prossimo anno, basata sulle ultime stime dell’inflazione elaborate dall’Istat. Vediamo nel dettaglio come cambieranno gli importi e quali fasce saranno coinvolte nelle diverse percentuali di incremento.
Rivalutazione delle pensioni 2026: i dettagli del decreto ministeriale
Il tasso di rivalutazione fissato per il 2026 è pari all’1,4%, un dato derivante da una previsione provvisoria dell’inflazione elaborata dall’Istat. È comunque previsto un conguaglio successivo, che sarà applicato una volta definiti i dati definitivi dell’indice dei prezzi al consumo.
L’adeguamento degli assegni pensionistici avverrà secondo un meccanismo di perequazione articolato in tre scaglioni, differenziati in base all’importo dell’assegno mensile:
- 100% di rivalutazione per le pensioni fino a quattro volte il trattamento minimo, cioè fino a 2.447,39 euro lordi al mese;
- 90% di rivalutazione per le pensioni comprese tra quattro e cinque volte il trattamento minimo, ovvero da 2.447,40 a 3.059,24 euro lordi mensili;
- 75% di rivalutazione per gli assegni superiori a cinque volte il trattamento minimo, quindi oltre 3.059,25 euro lordi.
Questi scaglioni sono pensati per tutelare maggiormente le fasce di pensionati con redditi più bassi, garantendo un adeguamento più sostanzioso rispetto a chi percepisce assegni più elevati.
Incrementi specifici e trattamento delle pensioni minime
Per dare concretezza a questi parametri, si possono prendere come esempio alcune cifre indicative degli aumenti lordi mensili in base all’1,4% di rivalutazione:
- Un assegno di 1.000 euro salirà a 1.014 euro;
- Un pensionato con 1.500 euro percepirà 1.521 euro;
- A 2.000 euro l’aumento porterà a 2.028 euro mensili.
Per le pensioni che rientrano nelle fasce di rivalutazione parziale (90% e 75%), gli aumenti saranno proporzionalmente inferiori, ad esempio:
- Da 2.800 euro a 2.838,70 euro;
- Da 3.000 euro a 3.041,18 euro;
- Da 3.500 euro a 3.546 euro.
Particolare attenzione è dedicata alle pensioni minime, che passeranno da 616,67 euro nel 2025 a 619,80 euro nel 2026, con un incremento di 3,13 euro mensili. Questo aumento, pur contenuto, rappresenta un sostegno importante per gli oltre 1,2 milioni di pensionati che percepiscono gli assegni più bassi.
Oltre alla rivalutazione standard, è previsto un incremento aggiuntivo di 12 euro mensili per gli assegni sociali e le maggiorazioni destinate agli over 70 e ai disabili con redditi bassi, che si somma agli 8 euro concessi nel corso del 2025. Questa misura va a rafforzare la tutela sociale per i soggetti più vulnerabili, migliorandone il potere d’acquisto.
Legge di Bilancio 2026: assenza di proroga per la maggiorazione straordinaria
Nel contesto della Legge di Bilancio 2026, attualmente all’esame del Parlamento, non è stata prevista la proroga della maggiorazione straordinaria dell’1,3% che aveva interessato le pensioni minime nel corso del 2025.
Ciò implica che dal 1° gennaio 2026 tale incremento non sarà più applicato, con un impatto che potrebbe risultare significativo per chi beneficia di tali integrazioni. Resta quindi da monitorare l’evoluzione normativa in sede parlamentare, con possibili emendamenti o interventi correttivi nei prossimi mesi.
L'articolo Pensioni, aumenti gennaio 2026: come cambia l’assegno proviene da Termometro Politico.