Stefano Cobolli: “Nell’aprile 2021 c’è stata la svolta per Flavio. L’obbiettivo è entrare in top 10 entro due anni”
Stefano Cobolli è un padre orgoglioso. Suo figlio Flavio ha appena concluso una stagione che lo ha visto trionfare da protagonista nella terza Coppa Davis consecutiva per l’Italia. Ha chiuso l’annata al n° 22 ATP, con un best ranking toccato a luglio di 17, ed è in procinto di volare in Spagna all’ Accademia di Juan Carlos Ferrero per misurarsi in allenamento nientemeno che con Carlos Alcaraz.
Stefano Cobolli: “Dopo la vittoria della Davis ho dormito poco”
Che ascesa incredibile per uno che a tennis non doveva nemmeno giocarci – lui che a 12 anni giocava nelle giovanili della Roma. “Nel calcio, se sei in una squadra forte a 12-13 anni come accadde a Flavio, sei ben posizionato. Nel tennis a quell`età puoi essere forte quanto vuoi ma sei ancora lontanissimo dal professionismo. Quando optò per il tennis le possibilità nel calcio sembravano maggiori. Io gli spiegai la situazione, lo misi di fronte alla realtà, e lui scelse la racchetta”, ha detto papà Stefano, intervistato dal ‘Corriere dello Sport’.
Oggi Cobolli è un giocatore affermato che non ha intenzione di arrestare la sua scalata. “Flavio lo ha dichiarato e ne ha la convinzione: l’obiettivo è entrare in Top 10 ATP. Non per forza nella prossima stagione, anche tra un paio di anni andrebbe benissimo”. La prossima stagione è già alle porte, inizierà nei primi giorni del 2026 in United Cup a Perth, ma la testa è ancora a Bologna e al trionfo azzurro. “Nelle settimane successive alla vittoria ho dormito davvero poco. L’adrenalina era ancora in circolo, c’era la voglia di pensare e ripensare a ciò che era successo. E quando i ricordi prendono il sopravvento, è difficile prendere sonno. Non credevo che Flavio fosse già pronto a esprimere un livello così alto in Davis, mi ha sorpreso come sempre e spero possa continuare a farlo nel 2026″.
“La gavetta è stata fondamentale”
La gavetta, sostiene Stefano, è stata fondamentale per rendere Cobolli il giocatore che è oggi. “Riflettevo in questi giorni sul passato e sulle esperienze vissute. È come se avesse fatto la gavetta per ogni grande evento e, su questo, penso che siamo stati molto bravi. Flavio è stato “alternate” in United Cup così come in Laver Cup e ha seguito la Nazionale di Davis all’inizio del 2022, come sparring, a Bratislava (era già l`Italia di Sinner e Musetti; ndr). La gavetta è stata fondamentale”.
Ma ci sono stati momenti anche difficili, occasioni in cui un padre è messo di fronte a scelte complicate per il bene di suo figlio. Come quella volta che lo abbandonò nel bel mezzo di un torneo che non stava giocando al meglio. “Quella fu una svolta. Era l’aprile del 2021 ed eravamo volati in Turchia per due tornei Futures. Nel primo fu sconfitto nei quarti 6-3 6-4 senza opporre resistenza e addirittura mollando alcuni game. Il suo atteggiamento non mi era piaciuto per niente“.
“Gli spiegai che sarei tornato a casa prima del torneo successivo, perché avevo altri ragazzi da seguire. ‘Se vuoi vivertela così, rimani qui da solo, hai diciotto anni’, furono queste le mie parole. Ad Antalya gli aerei partono in orari particolari e verso mezzanotte mi trovai nella hall dell’albergo. Flavio venne da me e, salutandomi, mi disse che avevo fatto bene e di stare tranquillo perché se la sarebbe cavata”.
Flavio imparò la lezione, e da quel giorno cominciò a camminare sulle sue gambe. “Vinse il torneo e ci fu un cambio di rotta. Subito dopo, al Tennis Club Garden, trovò il primo successo in un tabellone di un Challenger e la settimana seguente, nello stesso circolo, raggiunse la finale. Prese con molta serietà il tennis, cambiò atteggiamento, iniziò a diventare un professionista vero”.
Stefano Cobolli: “De Minaur può essere un riferimento”
Il periodo alla Rome Tennis Academy (accademia gestita per alcuni anni da Cobolli, Santopadre e Meschini) fu formativo per il Cobolli di allora, con papà Stefanon allenatore. Leggenda narra che in quegli anni si tenne un torneo interno la cui finale è rimasta nella memoria di tutti i presenti. “Fu un evento molto carino che organizzammo subito dopo lo stop per Covid e prima dei tornei MEF Tennis Events di Todi e Perugia, che rappresentarono la ripartenza del tennis in Italia. In campo otto giocatori tra cui Flavio, Matteo Gigante, Jacopo Berrettini e anche Luciano Darderi, che in quel periodo si allenava al Forum Sport Center di Roma. In finale, con in palio un prosciutto, arrivarono proprio Flavio e Luciano. Giocarono un match di qualità altissima, terminato al tiebreak del terzo set (per Darderi; ndr); ho sempre pensato che entrambi potessero arrivare nel tennis professionistico d’alto livello”
Per quanto riguarda la stagione 2026 ci sono due aspetti in particolare che verranno allenati: la risposta e la discesa a rete. Ma soprattutto ci sarà un modello di riferimento a cui ispirarsi. “Ci concentreremo in particolare su due aspetti: la risposta, che è sempre stato un gesto naturale di Flavio ma che mai abbiamo allenato come invece ritengo oggi sia necessario; e nella tecnica di discesa a rete. In questo de Minaur può essere un punto di riferimento, perché anche se è un tennista più forte di Flavio, la loro velocità è simile. E l’australiano è perfetto nell’atteggiamento e nella corsa verso i colpi al volo. L’obiettivo è entrare in Top 10 ATP, i presupposti crediamo ci siano. Vogliamo inoltre cambiare un po` la programmazione”.
Insomma una stagione con degli obbiettivi mirati e studiati a tavolino. “Ci concentreremo sui grandi tornei e quindi scegliendo di non partecipare ad alcune settimane del circuito per dedicarci all’allenamento. Ad esempio salteremo gli eventi ATP che si disputano nelle settimane antecedenti agli Slam, così da arrivare in maniera più pronta, sia fisicamente che mentalmente, ai Major”. La stagione partirà dalla United Cup. E poi a seguire: “Australian Open e poi andremo a giocare sul cemento di Dallas, Delray Beach e Acapulco, in maniera tale da preparare al meglio i 1000 di Indian Wells e Miami, dove credo Flavio possa fare molto bene”.