Le sei sconfitte di Jannik Sinner nel 2025: la costante Alcaraz, il fisico e la variabile Bublik
Nell’immaginario comune – o almeno, perlopiù – quello della maggior parte degli italiani e degli appassionati del tennis, Jannik Sinner ricopre il ruolo di supereoe, l’imbattibile, l’invincibile. Un po’ come Clark Kent, Superman, capace di resistere e andare contro le avversità.
Ebbene sì, questa non è stata una stagione semplice per l’altoatesino che, dopo l’incredibile inizio, caratterizzato dal back to back in Australia, ha dovuto, come si suol dire, appendere la racchetta al chiodo. Il caso Clostebol ha condannato il numero 2 al mondo ad una squalifica di tre mesi, rinunciando dunque a 4 Masters, che includevano Indian Wells e Miami su cemento e Montecarlo e Madrid su terra rossa. Raccontiamo quelle che sono state le cadute del numero 2 al mondo durante il 2025.
1 – Roma, dal possibile miracolo alla prima caduta
Come nelle migliori scenografie del cinema moderno, il ritorno in campo di Sinner non poteva non avvenire in casa, a Roma, davanti al proprio pubblico. Lo stesso pubblico che – durante i tre mesi di assenza – ha mostrato tutto il suo sostegno e il suo affetto al 24enne. Il torneo è pressocché perfetto: Jannik arriva in finale perdendo un solo set, e – soprattutto – giocando partite di livello assoluto come quella ai quarti contro Casper Ruud, spazzato via in poco più di un’ora di gioco 6-0 6-1.
Tuttavia, in finale c’è il vero ostacolo, Carlos Alcaraz. Per la prima volta in stagione i due si trovano uno di fronte all’altro. Sinner, spinto dal proprio pubblico, gioca un primo set di grande sostanza contro lo spagnolo, che riesce lo stesso a trovare un varco al tie-break per portarsi in vantaggio. Il match si fa lungo: l’altoatesino è tornato solo da poche settimane ad allenarsi e la fatica inizia a far da padrona. Alcaraz va forte, colpo su colpo, cercando di estenuare il numero 1 al mondo che alla fine si arrende 7-6(5) 6-1.
“Due settimane fa avrei firmato per arrivare fino all’atto conclusivo, dove ho trovato il miglior giocatore sulla terra e che a Parigi sarà l’uomo da battere” – queste le parole di Sinner nel finale di partita, con già in testa l’obiettivo Roland Garros per prendersi la sua rivincita personale sulla stessa superficie.
2 – Parigi, quei tre match point sono ancora un pensiero fisso
Vi è mai capitato di esser arrivati ad un soffio dal raggiungere un traguardo importantissimo, di stare per realizzare il sogno di una vita, e alla fine – come in un lampo – tutto svanisce, come per magia, in un battito di ciglia? Ebbene sì, questo è ciò che è successo a Jannik un mese dopo l’ATP di Roma, questa volta nella capitale francese, a Parigi, nel palcoscenico più ambito sulla terra battuta, la finale del Roland Garros.
La finale è la stessa, come agli Internazionali BNL d’Italia. Sinner contro Alcaraz, il numero 1 contro il numero 2, ma lo scenario è diverso: per la prima volta in carriera, i due fuoriclasse si affrontano in finale di uno Slam e la posta in gioco e davvero alta. Lo spagnolo è il campione in carica, ma il 24enne di San Candido vuole a tutti i costi prendersi la sua rivincita dopo la debacle subita in casa a Roma.
Sebbene il pubblico francese è totalmente a favore del murciano, Jannik costruisce la partita un punto alla volta. Prima il vantaggio di due set, e poi il momento più importante. Il tabellone segna 3 ore e 44 di gioco, punteggio 6-4 7-6 4-6 5-3 e 0-40 per l’altoatesino sul servizio di Alcaraz. No, non leggete male, sono davvero 3 i match point a favore per Sinner che può proclamarsi campione di Parigi per la prima volta in carriera.
Mamma Siglinde è visibilmente provata sugli spalti e cerca in tutti i modi di scacciare via i brutti pensieri. Il tentativo numero 1 fallisce: dopo un lungo scambio, lo spagnolo spedisce Sinner fuori dal campo e la ribattuta va fuori di un soffio. Lo spiraglio per la vittoria c’è: Carlos sbaglia la prima ed è costretto ad andare con la seconda, ma questa volta l’altoatesino decide di mettere i piedi dentro al campo e cercare una risposta aggressiva. Risultato? Palla ancora una volta fuori e svantaggio che si riduce al 30-40. Lo spagnolo ancora una volta prova a spingere con il dritto e cerca la profondità nei colpi. Anche al terzo tentativo, il dritto di Jannik non è abbastanza efficace e si scaglia contro la rete.
Il resto lo conosciamo tutti, il resto è semplicemente storia. Nessuno sapeva che avremmo assistito ad una delle finali più iconiche di tutti i tempi. 5 ore e 29 minuti, la finale più lunga della storia del Roland Garros. Alcaraz rimonta la partita e si aggiudica il secondo titolo consecutivo a Parigi. Una sconfitta per Sinner che fa male, brucia. Lui stesso ammetterà che per giorni non è riuscito a dormire. Ma nello sport si sa, bisogna cadere per rialzarsi…
3 – Halle, un passo falso prima della consacrazione
Una sconfitta del genere porta spesso dietro con sé molti fantasmi. Dopo la vicenda di Parigi, inizia la stagione su erba e Sinner si iscrive all’ATP di Halle per difendere il titolo in carica, vinto l’anno precedente contro Hurkacz. Tuttavia, inizia a crearsi attorno all’altoatesino una moltitudine di scetticismo sul fatto che realmente possa battere Alcaraz.
Molte persone, addirittura, iniziarono ad insinuare che il motivo principale per cui Jannik si fosse iscritto al torneo in Germania fosse per evitare a tutti i costi lo spagnolo, che – nel frattempo – stava volando verso Londra per giocare il torneo del Queen’s. E’ spesso capitato, tra le leggende dello sport, che, quando si riesce a raggiungere la cima, la vetta, il primato assoluto, si cerca sempre il modo per farti tornare a terra, buttarti giù, in qualche modo scalfirti. Uscire da questa bolla di “imbattibile” e renderti vulnerabile.
Al secondo turno, Sinner trova Alexander Bublik. Dopo aver dominato il primo set, il tennista kazako non abbassa la testa e risponde all’avanzata del numero 1 al mondo. Sono 36 i vincenti messi a segno da Bublik, che ribalta la partita e si aggiudica addirittura la vittoria del torneo contro Medvedev in finale. Per l’altoatesino si tratta del primo ko contro un giocatore fuori dalla top 20 da Cincinnati 2023. A qualche migliaia di chilometri di distanza invece, a Londra, Alcaraz conquista il Queen’s.
4 – Cincinnati, il virus ferma Sinner e Carlitos lancia un segnale
Dopo la stagione su terra e quella su erba, si torna finalmente sulla superficie di “casa”, sul caro amato cemento. Per Sinner è come se fossero le mura amiche, una fortezza dura da mandare giù. In preparazione all’ultimo Slam annuale, ovvero lo Us Open, c’è il Masters di Cincinnati. “The Fox” è a caccia della doppietta personale e difende il titolo conquistato l’anno prima a discapito del padrone di casa Tiafoe.
Alla vigilia del torneo, non ci sono dubbi a riguardo: la finale sarà Sinner-Alcaraz. Tutti gli appassionati di tennis aspettano con grande trepidazione la loro ennesima sfida. Nessuna sorpresa, come sempre, gli spettatori vengono ripagati con il meglio che c’è.
C’è qualcosa di diverso nell’aria, e si percepisce dai primissimi scambi del match. L’altoatesino è lento negli spostamenti, poco reattivo e continua a guardare ininterrottamente il suo staff alla ricerca di una risposta. E’ evidente che c’è un problema. Alcaraz continua a giocare come se nulla fosse, ma il punteggio è crudele: parziale di 5-0. Il pubblico è sbalordito. Nessuno si sarebbe aspettato un tale divario, tutti erano pronti ad assistere ad un altro appuntamento con la storia.
Il 24enne si siede in panchina e scoppia a piangere. Vengono confermate le voci insistenti: un virus gastrointestinale ha impedito all’altoatesino di poter essere al 100% per la sfida. Prima la stretta di mano con il giudice di gara e poi lo scambio di intesa con Alcaraz che si accerta delle sue condizioni. Non è il modo migliore per uscire sconfitti dal campo. Tuttavia, lo svantaggio in classifica si riduce drasticamente e lo US Open diventa uno spartiacque importante per il finale di stagione.
5 – New York, double Alcaraz e la caduta del trono
Non c’è due senza tre. Dopo Parigi e Londra, perché non ripetere la storia, attraversare l’oceano e arrivare fino a New York, all’Arthur Ashe Stadium, per assistere al terzo atto tra Sinner e Alcaraz. Prima del Roland Garros di questa stagione, i due non si erano mai affrontati in una finale Slam. Da quel momento in poi, sono tre finali consecutive e i fan non attendono altro che vedere i due migliori giocatori al mondo l’uno contro l’altro, pronti a dare spettacolo.
In palio questa volta non c’è solo il trofeo più ambito. Cosa può esserci di più prestigioso della vittoria di uno Slam? Alcaraz e Sinner si giocano anche la prima posizione nel ranking. Entrambi hanno vinto a New York e sono alla ricerca del bis. Nonostante i tentativi di Auger-Aliassime e Djokovic, i due fenomeni non hanno deluso le aspettative e – uno di fronte all’altro – sono pronti per il quinto atto.
Viene scalfito il trono di Sinner. Dopo 65 settimane consecutive in testa alla classifica, Jannik concede il primato ad Alcaraz. Proprio come un vero botta e risposta, lo spagnolo, uscito sconfitto da Wimbledon, ha usato tutte le sue energie per trovare una soluzone diversa e arginare il grande ostacolo, il principale candidato alla vittoria.
6 – Shanghai, l’ultima sconfitta prima di un finale da sogno
Qual è stata una delle costanti delle sei sconfitte di Sinner durante la stagione? Spunta senza alcun dubbio il nome di Carlos Alcaraz, in quanto lo spagnolo è riuscito a battere l’altoatesino per ben 4 volte. Tuttavia, il 24enne di San Candido, per ben 3 volte, ha dovuto arrendersi a delle cause di forza maggiore. Dopo Roma e Cincinnati, Shanghai è l’ultima sconfitta in stagione per Jannik.
Il comune denominatore di queste tre sconfitte è il ritiro. Al terzo turno del Masters cinese, contro Tallon Griekspoor, Sinner alza bandiera bianca sul punteggio di 3-2 nel terzo set. Il motivo? Problemi fisici, aggravati sicuramente dal forte caldo e soprattutto dall’intensa umidità. Il campione azzurro esce visibilmente zoppicando dal campo.
Non siamo abituati a veder Sinner perdere. Le tante vittorie a cui ci ha abituato negli anni lo hanno reso quello che è adesso. Il mondo ha assistito al momento in cui l’invincibile Superman ha svelato il suo segreto più grande: sotto il mantello c’era solo un uomo con un nome comune, ovvero Clark Kent, e la sua partita finisce, come per tutti, con la possibilità di perdere. Anche gli eroi che volano, quando cadono, sanguinano esattamente come noi.
Tuttavia, Sinner non è come gli altri. La caduta ha solo piegato il ginocchio, ma non lo ha spezzato. Ha perso la battaglia per vincere la guerra. Jannik ha chiuso la stagione con un’incredibile vittoria alle ATP Finals di Torino, battendo Alcaraz in finale e conquistando il quarto titolo stagionale. 58 vittorie e 6 sconfitte. Un’altra annata da leggenda, un’altra annata da ricordare.