Agenda 2026 – Ancora un anno con le guerre al centro. Pochi gli appuntamenti elettorali, due gli eventi planetari
Il 2026 eredita dal 2025 una guerra e mezza: delusi quanti speravano nella pace di Capodanno, che in Ucraina non ci sarà; e quanti credevano che la fragile tregua in Medio Oriente potesse sfociare nell’avvio della seconda fase degli accordi conclusi tre mesi or sono – ammesso che quello possa essere un passo nella giusta direzione -.
Gli incontri indetti in extremis da Donald Trump, a Mar-a-lago, in Florida, con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e con il premier israeliano Benjamin Netanyahu sono scenografie mediatiche più che affondi diplomatici: si rivelano sostanzialmente inconcludenti. Non poteva essere altrimenti: le condizioni per la pace non ci sono, né in Ucraina, né in Medio Oriente; tanto meno per una pace giusta e duratura.
E poi ci sono gli altri conflitti: dimenticati e di cui nessuno si occupa, come quello nel Sudan, che allunga l’ombra di una drammatica immanente crisi umanitaria sul Sud Sudan; e quelli che l’imprevedibilità millenaristica del magnate presidente degli Stati Uniti può fare esplodere, quasi senza preavviso, in Venezuela – petrolio e droga i possibili inneschi, oltre al ‘chavismo bolivarista’ del presidente Nicolas Maduro – o in Nigeria – con l’input eretico di una crociata cristiana -.
Oggi, nel Mondo, c’è un americano che dice le cose giuste – ma nessuno le ascolta e tantomeno le mette in pratica: è Papa Leone XIV, che predica pace e tolleranza. E ce n’è uno – Trump – che fa cose profondamente sbagliate, ma tutti pendono dalle sue labbra perché lo temono. Il Papa avverte la differenza, quando invita “a non ridicolizzare” chi “crede nella pace”.
Secondo un rapporto da poco diffuso dal Centro per la politica estera (Cfr) di New York, le guerre in atto e quelle potenziali sono le principali preoccupazioni per la sicurezza globale nel 2026. Scrivono Paul B. Stares e il generale John W. Vessey, rispettivamente direttore ed esperto dell’area per la prevenzione dei conflitti: “Il Mondo sta diventando sempre più violento e disordinato. L’ansia senza precedenti del 2025 per i rischi dei conflitti resta inalterata… Gli Stati Uniti possono e dovrebbero fare molto di più per promuovere la pace e la stabilità internazionali”.
Inutile sperarlo fin quando alla Casa Bianca c’è l’egocentrico Trump, interessato solo a promuovere se stesso e il proprio profitto. E se e quando dovesse esserci un avvicendamento con il suo vice J.D. Vance, la prospettiva sarebbe ancora peggiore: il sovvertimento dei valori e l’inclinazione all’accentramento del potere sarebbero ideologici, non estemporanei.
Le guerre, dunque, restano in primo piano sull’agenda 2026, più che le diverse emergenze: democratiche, in quello che era l’Occidente, prima che Trump lo smembrasse dividendolo fra amici (suoi) e nemici; umanitarie, là dove si patisce la fame e la miseria; e climatiche, accentuate dall’ondata di negazionismo economico che induce a privilegiare la tutela di agi e privilegi piuttosto che la salvaguardia del Pianeta e la sopravvivenza delle generazioni a venire.
L’anno sarà scarno, salvo sorprese, d’appuntamenti elettorali negli Stati chiave – Brasile a parte -, almeno fino al 3 novembre, quando gli americani, con il voto di Midterm, rinnoveranno la Camera e un terzo del Senato: lo scrutinio potrebbe porre termine allo strapotere di Trump, se i democratici riusciranno a strappare ai repubblicani il controllo della Camera giocato su una manciata di seggi.
I tradizionali appuntamenti diplomatici da appuntare sul calendario sono il Vertice del G7 in Francia a Evian dal 14 al 16 giugno – un ritorno a Evian, dopo il G8 del 2003 -; il Vertice del G20 a Miami, in data non ancora definita – Trump ha già fatto sapere che non intende invitarvi il SudAfrica, causa una presunta politica di apartheid anti-bianchi -; il Vertice dell’Apec a Shenzen in Cina il 18 e 19 novembre; e, ancora, il Vertice dei Brics in India, in data non ancora fissata; quello della Sco, l’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai, deve ancora essere annunciato.
Brics e Sco sono motori della ricerca di un nuovo ordine mondiale alternativo a quello occidentale, la cui crisi è aggravata dalla sfiducia di Trump nel multilateralismo. Per il magnate presidente, contano le sue iniziative, talora estemporanee, più che la diplomazia collettiva dai riti spesso sterili.
L’Ue vedrà alternarsi alla presidenza del Consiglio Cipro, che darà il cambio alla Danimarca all’inizio dell’anno, e l’Irlanda, dal 1° luglio: sono due Paesi piccoli e non particolarmente influenti (specie Cipro) sulle scelte comuni. Il primo Vertice europeo è fissato a Bruxelles il 19 e 20 marzo, ma è possibile che appuntamenti straordinari si intreccino con quelli ordinari. La Nato non prevede vertici nel 2026. Al Palazzo di Vetro di New York, la settimana clou dell’Assemblea generale dell’Onu si aprirà il 22 settembre.
Però, i due eventi davvero planetari 2026 sono sportivi: le Olimpiadi invernali di Milano Cortina, dal 6 al 22 febbraio, e i Mondiali di Calcio ‘tripartiti’ tra Usa, Messico e Canada dall’11 giugno – calcio d’avvio al Banorte Stadium di Città del Messico – al 19 luglio, quando ci sarà la finalissima al New York New Jersey Stadium.
Tregue olimpiche? Nessuna chance. Anzi, ci saranno polemiche olimpiche: lo sport mette al bando in modo selettivo aggressori e criminali di guerra.
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