Quincinetto come Betlemme la notte di Natale è per Lucia Tonino
QUINCINETTO. In una Quincinetto ferita dalla recente tragedia della piccola Lucia Tonino, di soli 3 mesi, morta a causa di un incidente d’auto, la messa di mezzanotte di quest’anno non è stata soltanto una celebrazione natalizia, ma soprattutto un abbraccio collettivo: grazie al presepe vivente, capace di coinvolgere l’intera comunità senza mai perdere il suo carattere liturgico, la comunità ha dimostrato di saper tenere assieme fede, emozione e senso di appartenenza. La chiesa, già gremita ben prima della mezzanotte, ha accolto i fedeli mentre davanti all’altare iniziava a prendere forma una rappresentazione costruita con misura e rispetto, pensata per accompagnare la celebrazione senza mai sovrastarla.
I personaggi della Natività sono entrati progressivamente, attraversando la navata e inserendosi con naturalezza nel racconto evangelico: Maria e Giuseppe, interpretati dai coniugi Di Nardo con il loro bambino. Poi il momento del censimento, affidato alle figure istituzionali del paese, il sindaco Angelo Canale Clapetto e il vice Fausto Fasson, coinvolti come parte viva della narrazione. A scandire i vari passaggi della celebrazione i soldati romani, con tanto di elmo e armatura, interpretati da Luciano Baruffato, Andrea Cortesi, Luca Ferraro, Franco Pandolfino e Giorgio Canale Clapetto. Loro il compito di dare ordine e continuità alla rappresentazione.
Fondamentale il lavoro tecnico di Alessandro Abdel, che ha garantito la perfetta fruibilità di una celebrazione complessa, ricca di ingressi, letture e movimenti scenici.
Circa 60 le comparse, frutto di un lavoro collettivo che ha coinvolto il gruppo parrocchiale, la Pro loco, le insegnanti della scuola primaria e dell’infanzia, le catechiste con i bambini e numerosi volontari.
Ad accompagnare la dimensione emotiva della messa, la musica affidata al coro parrocchiale e al coro La rupe, che hanno impreziosito la celebrazione con esecuzioni intense, capaci di accompagnare la preghiera e di toccare corde profonde nei momenti più significativi della notte di Natale. Vero artefice della serata, don Luca Pastore, che si occupa delle parrocchie di Quincinetto, Quassolo e Tavagnasco: «Come comunità parrocchiale, segnati da vicende che ci hanno profondamente scossi e feriti, tra le quali l’ultima, dolorosa perdita della piccola bambina nell'incidente, giungiamo alla chiusura dell’Anno giubilare con il cuore provato e ferito, ma non vinto. Un anno iniziato nella notte di Natale, aperto da Papa Francesco sotto il segno della speranza. Un anno che ormai si conclude mentre il mondo e la Chiesa ci chiedono di non spegnere quella luce di speranza che è Cristo Signore. Abbiamo voluto raccogliere il testimone della speranza, non come parola facile o consolazione superficiale, ma come scelta quotidiana: restare uniti, sorreggerci nel dolore, continuare a credere che anche nelle notti più buie Dio cammina con noi. Ora che la porta Santa si chiude, il messaggio non finisce: ci è affidato. Sta a noi custodirlo e portarlo avanti, perché la speranza non sia solo ricordata, ma vissuta. Affinché il dolore non abbia l’ultima parola, la memoria diventi impegno, e che la nostra comunità continui a essere segno di amore, accoglienza e vita, soprattutto per chi soffre di più, in ogni situazione. Ed è proprio per questo che abbiamo voluto realizzare il presepe vivente». lorenzo zaccagnini