New York, Zohran Mamdani giura da sindaco promettendo politiche socialiste e tasse ai ricchi
Zohran Mamdani è diventato sindaco di New York giovedì, assumendo uno degli incarichi più impegnativi della politica americana con la promessa di trasformare il governo cittadino a favore della classe lavoratrice, tra difficoltà economiche e aspirazioni di riscatto.
Mamdani, esponente del Partito democratico, ha prestato giuramento poco dopo la mezzanotte in una stazione della metropolitana dismessa sotto City Hall, posando la mano sul Corano e diventando così il primo sindaco musulmano nella storia della città. Dopo aver trascorso parte della notte nel suo nuovo ufficio, è tornato a City Hall in taxi nella tarda mattinata per una cerimonia pubblica più solenne, durante la quale il senatore Bernie Sanders — uno dei suoi principali riferimenti politici — gli ha fatto ripetere il giuramento.
«Da oggi governeremo in modo ampio e audace. Potremmo non riuscire sempre, ma non saremo mai accusati di mancare del coraggio di provarci», ha dichiarato Mamdani davanti a una folla entusiasta. «A chi sostiene che l’epoca del grande governo sia finita, dico questo: City Hall non esiterà più a usare il proprio potere per migliorare la vita dei newyorkesi».
Nonostante il freddo pungente, migliaia di persone si sono radunate per seguire l’inaugurazione lungo Broadway, nel tratto noto come il “Canyon of Heroes”, celebre per le parate con i coriandoli.
Tassare i ricchi
Nel corso della cerimonia, Mamdani e gli altri intervenuti hanno insistito sul tema che lo ha portato alla vittoria elettorale: l’uso del potere pubblico per sostenere i milioni di persone soffocate dall’altissimo costo della vita a New York.
«Sono stato eletto come socialista democratico e governerò da socialista democratico», ha affermato Mamdani. «Non rinuncerò ai miei principi per il timore di essere definito “radicale”».
Prima di somministrare il giuramento, Bernie Sanders ha sottolineato come molte delle proposte di Mamdani — tra cui l’aumento delle tasse per i più ricchi — siano tutt’altro che estreme. «Nel Paese più ricco della storia, garantire alloggi accessibili non è radicale», ha detto. «È semplicemente giusto e doveroso».
Anche la deputata Alexandria Ocasio-Cortez ha definito Mamdani un sindaco al servizio della classe lavoratrice: «Il popolo di New York ha scelto una leadership storica e ambiziosa in risposta a tempi insostenibili e senza precedenti. Abbiamo scelto il coraggio al posto della paura, la prosperità per i molti invece dei privilegi per pochi».
Sul palco, accanto a Mamdani, c’era la moglie Rama Duwaji. Hanno assistito alla cerimonia anche il sindaco uscente Eric Adams e l’ex primo cittadino Bill de Blasio. L’attore Mandy Patinkin ha cantato Over the Rainbow insieme a un coro di bambini, mentre l’invocazione è stata affidata all’imam Khalid Latif, direttore dell’Islamic Center of New York City. Il poeta Cornelius Eady ha letto un testo originale intitolato Proof.
Oltre a essere il primo sindaco musulmano della città, Mamdani è anche il primo di origine sudasiatica e il primo nato in Africa. A 34 anni, è inoltre il più giovane sindaco di New York da generazioni.
Asili gratuiti e autobus senza biglietto
Durante la campagna elettorale, Mamdani ha reso l’“accessibilità” un tema centrale del dibattito politico, promettendo asili gratuiti, autobus gratuiti, il congelamento degli affitti per circa un milione di famiglie e un progetto pilota di supermercati comunali.
Nel suo discorso inaugurale ha assicurato che non sprecherà l’occasione di mettere in pratica quelle politiche. «Momenti come questo sono rari. Ancora più raro è che siano le persone stesse ad avere le mani sulle leve del cambiamento. Eppure, troppo spesso in passato, grandi opportunità sono state sacrificate a una visione ristretta e a un’ambizione ancora più piccola», ha detto.
Al tempo stesso, dovrà confrontarsi con i problemi quotidiani della città: dalla gestione dei rifiuti e della neve alla piaga dei topi, passando per ritardi della metropolitana e buche stradali.
Nato a Kampala, in Uganda, Mamdani è figlio della regista Mira Nair e dell’accademico Mahmood Mamdani. Si è trasferito a New York a sette anni, crescendo in una città segnata dall’11 settembre, dove i musulmani non sempre si sono sentiti accolti. È diventato cittadino statunitense nel 2018. Dopo aver lavorato in diverse campagne elettorali democratiche, è stato eletto nel 2020 all’Assemblea statale per un distretto del Queens.
Lui e la moglie lasceranno il loro bilocale a canone calmierato in un quartiere periferico per trasferirsi nella residenza ufficiale del sindaco a Manhattan.
Mamdani eredita una città in ripresa dopo gli anni difficili della pandemia: la criminalità violenta è tornata ai livelli pre-Covid, il turismo è ripartito e la disoccupazione è scesa ai valori precedenti alla crisi. Restano però forti le preoccupazioni per il carovita e l’aumento degli affitti.
Dovrà inoltre confrontarsi con il presidente repubblicano Donald Trump. Durante la campagna elettorale, Trump aveva minacciato di tagliare i fondi federali a New York in caso di vittoria di Mamdani e aveva ipotizzato l’invio della Guardia Nazionale. A sorpresa, però, lo ha poi invitato alla Casa Bianca per un incontro definito cordiale. «Voglio che faccia un ottimo lavoro e lo aiuterò a farlo», ha detto Trump.
I progressisti contro Trump
Le tensioni tra i due leader restano comunque probabili, soprattutto su temi come l’immigrazione. Diversi oratori hanno criticato le politiche di deportazione dell’amministrazione Trump, auspicando che City Hall diventi un punto di riferimento per le comunità colpite.
Mamdani deve infine fare i conti con le critiche di parte della comunità ebraica newyorkese per le sue posizioni nei confronti del governo israeliano, un tema destinato a restare al centro del dibattito politico cittadino.
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