“In inverno il vero nemico è l’aria di casa, quando si superano i 21 gradi si libera un cocktail invisibile di sostanze chimiche tossiche”: l’allarme degli esperti
Basta girare una manopola, sentire il tic del termostato e in pochi minuti l’aria di casa diventa tiepida, accogliente, quasi avvolgente. Il maglione a collo alto resta sulla sedia, i calzettoni imbottiti diventano opzionali e per un attimo sembra di aver vinto la battaglia contro l’inverno. È il rito invernale per eccellenza. Ma c’è un dettaglio che spesso sfugge: quando il riscaldamento resta acceso e la temperatura supera i 21 gradi, non si scalda solo l’ambiente. Si scaldano anche i mobili, le vernici alle pareti, i pavimenti, i residui dei detergenti con cui abbiamo pulito, i tessuti, i tappeti, le tende. E insieme al calore si libera un cocktail invisibile di sostanze chimiche che finiscono dritte nei nostri polmoni, irritano le vie respiratorie e possono scatenare o peggiorare allergie che, in questo periodo, di stagionale hanno ben poco.
L’inverno, paradossalmente, è la stagione in cui respiriamo peggio dentro casa, non fuori. Il calore accelera il rilascio dei cosiddetti composti organici volatili emessi da arredi, colle, pitture, materiali da costruzione e prodotti per la pulizia. Tra questi c’è la formaldeide, una sostanza la cui emissione aumenta con l’aumento della temperatura, soprattutto negli ambienti chiusi. È però classificata come cancerogena e può causare irritazioni, effetti tossici e sensibilizzazione cutanea e respiratoria, come segnalato dalle istituzioni europee. Proprio per ridurne l’esposizione, il Regolamento UE 1464/2023 ha fissato dei limiti: negli ambienti indoor la concentrazione non deve superare 0,062 mg per metro cubo, mentre per i materiali da costruzione il limite è di 0,08 mg per metro cubo.
Ma la formaldeide non è l’unica indiziata. I sistemi di riscaldamento domestico favoriscono anche il rilascio di altre sostanze potenzialmente dannose per la salute umana come benzene, toluene e xilene, oltre ai profumi di sintesi potenzialmente allergizzanti presenti in molti detergenti e deodoranti per ambienti, profumi di sintesi potenzialmente allergizzanti presenti in molti detergenti e deodoranti per ambienti. Un rischio segnalato anche dal Ministero della Salute. Il calore ne aumenta la volatilità e la permanenza nell’aria, mentre la scarsa ventilazione ne facilita l’accumulo. Se poi l’ambiente è umido o presenta muffe, il quadro si complica ulteriormente, trasformando la casa in uno spazio che, giorno dopo giorno, diventa sempre meno salubre. È qui che nasce il corto circuito dell’inverno: più cerchiamo il comfort termico, più peggioriamo la qualità dell’aria. E quando iniziano starnuti, naso che cola, occhi che prudono, tosse secca o fiato corto, diamo la colpa al freddo o a un polline che, semplicemente, non c’è.
In realtà, spiegano i medici, molte allergie hanno origine proprio dentro casa. Gli stessi acari della polvere proliferano proprio con il caldo e l’umidità. “In inverno osserviamo un netto aumento di sintomi respiratori legati all’ambiente domestico – spiega il dottor Valerio Basili, medico pneumologo di Roma – l’esposizione cronica a sostanze irritanti presenti nell’aria indoor può favorire manifestazioni allergiche come rinocongiuntivite, asma bronchiale e orticaria. In alcuni casi si sviluppano quadri più complessi, in cui coesistono diversi meccanismi immunologici, come alcune forme di aspergillosi broncopolmonare allergica o micosi broncopolmonari”.
Il problema, sottolinea lo specialista, non si limita alle allergie classiche: “Vediamo anche un peggioramento dell’eczema atopico, una maggiore suscettibilità alle infezioni respiratorie con quadri di bronchite cronica, micosi nei soggetti fragili e, in caso di esposizioni importanti, vere e proprie forme di alveolite tossica o polmonite da ipersensibilità. Non sono rari nemmeno disturbi più aspecifici, come irritazione delle mucose, alterazioni dell’olfatto, stanchezza persistente e disturbi dell’umore legati a uno stato infiammatorio cronico. Le categorie più vulnerabili sono bambini, anziani, persone allergiche o asmatiche, chi soffre di patologie respiratorie croniche e i soggetti immunodepressi, come pazienti oncologici in trattamento, trapiantati o persone con gravi immunodeficienze. In questi casi anche un’esposizione domestica prolungata può aumentare il rischio di infezioni respiratorie, comprese quelle di origine fungina”.
Cosa fare per migliorare la qualità dell’aria indoor, allora, senza rinunciare al comfort? Il primo gesto, semplice ma decisivo che consigliano i medici, è fare pace con il termostato. Trasformare il soggiorno in una succursale delle Maldive quando fuori ci sono pochi gradi può sembrare confortante, ma in realtà non fa un vero favore al nostro organismo. Mantenere la temperatura introno ai 18-20 gradi è più che sufficiente per stare bene (se non ci sono soggetti fragili in casa) e, allo stesso tempo, riduce in modo significativo il rilascio di sostanze volatili da mobili, vernici e detergenti. Subito dopo viene l’aerazione: aprire le finestre più volte al giorno, anche solo per cinque minuti, creando correnti d’aria. Un gesto che sembra controintuitivo quando fuori fa freddo, ma che è uno dei modi più efficaci per diluire gli inquinanti indoor e ricordare alla casa che, ogni tanto, anche l’inverno ha bisogno di aria fresca. E se in casa si fuma, la regola dovrebbe essere ancora più netta: mai con finestre chiuse e riscaldamento acceso, perché il fumo di sigaretta si somma agli altri inquinanti indoor, aumentando irritazioni, allergie e carico tossico dell’aria che respiriamo ogni giorno. È importante scegliere detergenti essenziali ed ecobio, privi di profumi persistenti, evitando spray, deodoranti per ambienti e candele profumate che non “purificano” l’aria ma la caricano ulteriormente di sostanze sintetiche.
La pulizia dovrebbe puntare più sulla rimozione fisica dello sporco che sull’odore di pulito. Aspirare la polvere con apparecchi dotati di filtri HEPA (High-Efficiency Particulate Air) è poi fondamentale perché questi filtri trattengono le particelle più fini, inclusi allergeni come acari, pollini, spore di muffa e residui di fumo, evitando che vengano rimesse in circolo nell’aria. Associarlo al lavaggio frequente di tende, coperte e biancheria e alla riduzione degli oggetti che accumulano polvere aiuta a diminuire in modo concreto il carico allergenico domestico. Quando si ristruttura o si acquista un nuovo arredo, scegliere materiali certificati a basse emissioni di VOC e lasciare “arieggiare” mobili e superfici nuove prima di viverli quotidianamente è una precauzione spesso sottovalutata. Alla fine, il vero lusso dell’inverno non è un’aria troppo calda, ma un’aria sana. Perché la casa dovrebbe proteggerci, non metterci alla prova. Rendersene conto è il primo passo per trasformare il calore in benessere, non in un rischio silenzioso.
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