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Crans-Montana, le testimonianze: “Vedevo mani e piedi, mi imploravano di aiutarli”, “Li abbiamo estratti uno dopo l’altro”, “Ho pensato: morirò davvero così?”

“Ho provato a fare il massaggio cardiaco su una persona, ma non sono riuscito a salvarla e ho dovuto abbandonarla per aiutare chi aveva una possibilità”. “Ho sfondato la porta di emergenza e mi sono caduti addosso dei corpi di ragazzi. Mi imploravano di aiutarli”. “Lì dentro c’erano almeno venti ragazzi italiani, ma solo tra quelli che conosciamo noi”. “Ho pensato: morirò davvero così, in maniera stupida? In realtà non c’era modo di uscirne”. Sono solo alcune delle testimonianze raccolte in queste ore da chi ha visto l’inferno con i suoi occhi, durante la strage di Capodanno a Crans Montana (la cronaca). Sono i ricordi di chi è riuscito a scappare, di chi magari non era neppure nel locale, ma è riuscito ad aiutare, a salvare vite umane e di chi solo per un caso non si trovava all’interno. Tutti, però, non potranno mai dimenticare.

Le ricostruzioni dei ragazzi riusciti a scappare

Le immagini che circolano, anche sui social si intrecciano ai ricordi. E aiutano a ricostruire la dinamica. Sono molti i ragazzi che parlano delle candele pirotecniche inserite nel collo delle bottiglie di champagne fatte circolare nel locale e diverse testimonianze, parlano di cameriere portate in spalla con in mano queste bottiglie, anche al piano interrato, nonostante l’altezza del soffitto non lo consentisse. Già dalle prime ore due giovani francesi presenti nel locale, Emma e Albane, avevano raccontato dell’innesco. “Una delle candeline è stata avvicinata troppo al soffitto, che ha preso fuoco. Nel giro di poche decine di secondi tutto il soffitto era in fiamme. Era tutto in legno” hanno raccontato. Una versione confermata ai cronisti anche da altri ragazzi. “Le ragazze, le cameriere, agitavano verso l’alto le bottiglie con le candele pirotecniche. A un certo punto una la bottiglia portata da una delle cameriere si è avvicinata troppo. Ha preso fuoco tutto il condotto di aerazione e piano piano ha preso fuoco tutto. Dell’esplosione non ho visto niente perché sono uscito subito” ha raccontato un giovane testimone. “Ho pensato: morirò davvero in maniera così stupida? Ma in realtà non c’era modo di uscirne – ha aggiunto – e nessuno poteva entrare per aiutare. Sono un miracolato. Ero nel seminterrato quando tutto ha preso fuoco. Mi sono protetto con un tavolo, sono riuscito a risalire e ho rotto una finestra”. Alcuni hanno avuto la prontezza di farlo subito: “Appena ho visto il fuoco ho cercato l’uscita. Mio padre mi ha insegnato questo: quando vedi il pericolo, scappa”. Tre ragazzi di Milano spiegano che, tra i loro amici, c’erano una ventina di italiani, tutti nel locale al momento dell’incendio. “Ma solo tra i nostri amici, perché di italiani ce n’erano almeno 30 o anche 40, d’altro canto il Constellation è praticamente l’unico locale aperto per quella fascia di età. Noi eravamo in coda per entrare e poi alla fine abbiamo cambiato idea”.

Gianni, 19 anni: “Ho lasciato quel corpo per aiutare chi poteva salvarsi”

Al Corriere del Ticino, un altro ragazzo racconta lo shock di vedere i suoi coetanei in fuga: “I primi ustionati uscivano avvolti dalle fiamme, cadevano inciampavano l’uno nell’altra”. Non avevano vestiti, oppure li avevano completamente bruciati. Gridavano e chiedevano aiuto. “È piuttosto difficile togliermi dalla testa ciò che ho visto. Abbiamo aiutato due o tre persone, poi, quasi in contemporanea, sono arrivate autopompe dei pompieri, ambulanze e polizia” ha spiegato. Tra le decine di testimonianze raccolte in queste ore e che aiutano a ricostruire la tragedia di Crans Montana c’è quella di Gianni, 19 anni, studente di ingegneria meccanica a Ginevra. Il ragazzo non era neppure nel locale, ma si trovava nelle vicinanze quando ha visto scoppiare l’incendio ed è corso a dare una mano, improvvisando barelle con dei pezzi presi dai divani di un altro locale. Al quotidiano svizzero 20 minuti ha raccontato dei ragazzini usciti seminudi da un locale in fiamme, mentre fuori c’era una temperatura di 11 gradi. “C’erano persone distese a terra, a torso nudo, sfigurate e bruciate. Non c’erano più volti, né capelli. Le persone erano nere. Ho visto vigili del fuoco mettersi le mani nei capelli e scoppiare a piangere” ricorda. E racconta ciò che non potrà mai dimenticare: “Ho continuato a fare massaggi cardiaci, ma non riuscivo a capire nemmeno se davanti a me c’era il corpo di un ragazzo o una ragazza. Erano quasi tutti irriconoscibili, con brandelli di vestiti fusi con la loro pelle. Ho provato su una persona carbonizzata che sembrava respirare ancora”. Ma non c’è stato nulla da fare: “Ho dovuto abbandonarla per aiutare qualcun altro che ce l’avrebbe potuta fare”.

L’analista finanziario che ha “tirato fuori” i ragazzi

E ce l’hanno fatta anche le ragazze e i ragazzi tirati letteralmente fuori da due soccorritori improvvisati. Uno di loro è Paolo Campolo, italiano con cittadinanza svizzera che, ancora su un letto d’ospedale a Sion nel canton Vallese e ancora con i polmoni saturi di fumo ha raccontato al quotidiano Il Messaggero della notte in cui ha sfondato la porta di emergenza, dietro la quale gli sono caduti addosso diversi corpi allo stremo. “Mi imploravano di aiutarli. Tra loro molti italiani” ha ricordato l’analista finanziario di 55 anni, che vive a Crans Montana dal 2023 con la compagna e la figlia, 17 anni, che frequenta il liceo a Ginevra. Lui ha salvato vite, ma è stato costretto anche a tirare fuori i corpi di ragazzi che non ce l’hanno fatta. E dire che la figlia doveva essere al Constellation prima, verso la mezzanotte, ma aveva fatto tardi proprio per brindare insieme al papà. Poi è uscita per raggiungere il fidanzato, che era già dentro con alcuni amici. Quanto è scoppiato l’incendio la ragazza ha chiamato il padre, che è uscito di casa, a circa 50 metri. È stato tra i primi ad arrivare: “La combustione è stata rapidissima, violenta, durata pochi minuti. Poi si è fermata. Ma dentro non c’era più ossigeno. Ed è quello che ha provocato la strage”. Paolo ha trovato la figlia fuori, mentre il fidanzato è riuscito a uscire, anche se ha riportato gravi ustioni. Campolo ha cercato una via d’uscita alternativa e ha trovato una porta bloccata o chiusa all’interno: “Ma dietro, attraverso il vetro, vedevo piedi e mani. Corpi a terra”. Insieme a un’altra persona, è riuscito a sfondarla: “Ci sono caduti addosso diversi corpi. Di ragazzi vivi, ma ustionati. Chiedevano aiuto in varie lingue, anche in italiano. Ho estratto a mani nude i ragazzi. Uno dopo l’altro. Crans Montana la presse e li lasciavamo a terra, nel punto di raccolta davanti al locale. Pensavo solo una cosa: potrebbero essere i miei figli”.

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