Padre single di sei figli deportato dopo 30 anni negli Usa, polemica sui metodi dell’agenzia per l’immigrazione
Un padre single di sei figli, tutti cittadini statunitensi, è stato deportato in Messico dopo aver vissuto per circa trent’anni negli Stati Uniti. La vicenda di Rosalio Vásquez Meave, 55 anni, ha suscitato un’ondata di polemiche sui metodi dell’Ice (Us Immigration and Customs Enforcement) e sull’impatto umano delle politiche migratorie.
Secondo quanto riportato dai media americani, Vásquez Meave è stato fermato e arrestato il 15 settembre dagli agenti dell’Ice mentre accompagnava i figli a scuola. In un video si vedono gli agenti sbatterlo a terra e ammanettarlo. Successivamente è stato espulso dal Paese, nonostante fosse titolare di un permesso di lavoro valido e in attesa dell’esito di una richiesta di visto. Il caso è stato confermato dal Dipartimento per la Sicurezza Interna.
L’avvocata dell’uomo, Michelle Edstrom, ha spiegato che Vásquez Meave era l’unico tutore legale dei figli, tutti minorenni e cittadini Usa. Arrivato negli Stati Uniti da adolescente nel 1990, l’uomo aveva lasciato il Paese nel 1999 con l’intenzione di richiedere un visto di lavoro tramite un ufficio a Ciudad Juárez, ma nel 2000 venne arrestato mentre tentava di rientrare con quei documenti. Una ricostruzione che viene però contestata dall’amministrazione. La vice segretaria dell’Homeland Security, Tricia McLaughlin, ha dichiarato che Vásquez Meave “era già stato rimpatriato in Messico nel 2000” e che “ha scelto di commettere un reato rientrando illegalmente negli Stati Uniti in una data e in un luogo sconosciuti”. McLaughlin ha inoltre precisato che l’uomo non ha chiesto che i figli fossero espulsi con lui.
“L’Ice non separa le famiglie”, ha aggiunto la vice segretaria, spiegando che ai genitori viene chiesto se desiderano essere espulsi insieme ai figli oppure se preferiscono affidare i bambini a una persona di fiducia. Una procedura che, secondo il Dipartimento, sarebbe “in linea con le leggi sull’immigrazione delle amministrazioni precedenti”. I genitori, ha concluso, possono anche gestire la propria partenza tramite l’app Cbp One e mantenere la possibilità di tornare legalmente negli Usa in futuro.
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