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Moreno Moser: “Mi aspetto tanto da Pellizzari, Finn non venga schiacciato dalle aspettative, Tiberi a un bivio”

La stagione 2025 è ormai alle spalle e il ciclismo guarda già al futuro. Tra bilanci e prospettive Moreno Moser – ormai presenza fissa ai microfoni di Eurosport – analizza l’annata appena conclusa, si proietta verso il 2026 e offre uno sguardo lucido sul movimento italiano e internazionale. Dal dominio di Pogacar alle attese sui giovani azzurri, passando per i Grandi Giri e le Classiche.

Stagione 2025 al termine. Quale il bilancio?
“È stata una stagione di conferme, con poche vere sorprese. In generale ha seguito il solco delle annate precedenti. Al Giro d’Italia, però, una sorpresa c’è stata: Yates che ha reso la Corsa Rosa ancora più imprevedibile e adrenalinica. È stato un Giro molto bello, con Pedersen grande protagonista nelle tappe mosse e una battaglia avvincente per la classifica generale. Del Toro è stato senza dubbio la rivelazione del 2025.”

Cosa ti aspetti dal 2026?
“Mi aspetto una stagione molto simile a quella appena vissuta, con Pogacar ancora all’apice della carriera. Non penso che calerà, anzi: secondo me può fare ancora di più. Vincere tutte e cinque le Monumento è un obiettivo alla sua portata, sarebbe un record destinato a restare imbattuto per tantissimi anni e, in qualche modo, anche quello che è mancato a Merckx. Vincere un quinto Tour de France aggiungerebbe relativamente poco alla sua grandezza, mentre una Roubaix avrebbe un peso storico enorme.”

Un parere sui percorsi presentati quest’inverno dei tre Grandi Giri?
“Il percorso del Giro mi è sembrato abbastanza semplice, senza grandi insidie evidenti. Tour e Vuelta non li ho ancora guardati nel dettaglio. Però ormai ho imparato a non giudicare un Grande Giro dalla cartina. Bisogna aspettare la corsa. Nel 2025 il ribaltone è arrivato nella penultima tappa, così come quando Roglic vinse il Giro nella cronoscalata sul Lussari contro Thomas. Le corse a tappe sono come le serie tv: a volte bisogna aspettare fino all’ultimo episodio. I corridori non sono attori, ognuno fa la propria tattica, e spesso l’attesa fino all’ultimo giorno può cambiare tutto.”

Dai nostri italiani cosa ti aspetti?
“Mi aspetto molto da Pellizzari, più di tutti. Tolto Finn, che è ancora molto giovane, Giulio ha dimostrato di poter stare con i migliori sulle grandi salite. Mi auguro quindi un ulteriore salto di qualità, fino a competere per il podio al Giro. È nella squadra giusta per provarci. Ciccone, invece, dichiarando di voler rinunciare alle classifiche, spero possa concentrarsi sulle Classiche che gli si addicono di più, come la Liegi, dove ha già dimostrato di esserci, oppure una Sanremo corsa come quella dello scorso anno. In quel tipo di corsa Ciccone può essere uno di quelli che riesce a restare con Pogacar e provare a giocarsela nel finale. Ormai la Sanremo, insieme alla Roubaix, è la corsa più bella e imprevedibile dell’anno. È stata spesso criticata, ma da quando c’è Tadej ha preso tutt’altra piega.”

E da Tiberi invece?
“Su Tiberi faccio più fatica a sbilanciarmi. Quest’anno ha deluso e bisognerà capire quanto lui stesso ci creda ancora. Si trova davanti a un bivio importante: molto dipenderà anche dal supporto della squadra. Dovrà decidere se puntare a essere un capitano oppure diventare un grande gregario, uno di quegli uomini fondamentali per l’equilibrio di una squadra.”

Per Lorenzo Finn un altro anno tra gli Under23, poi il grande salto nel World Tour. Come lo vedi in prospettiva?
“Non lo conosco abbastanza bene come corridore e quindi mi baso su quello che si sente dire. Oggi porta sulle spalle tutto il peso del ciclismo italiano, perché tutti aspettiamo il ‘nuovo Nibali’. Questo crea aspettative enormi. Sarà fondamentale dargli tempo e valutarlo con calma. Se oggi ci fosse un Nibali in gruppo, probabilmente toglierebbe molta pressione a questi giovani. Appena arriva un risultato che fa ben sperare, si viene sommersi da aspettative, come è successo a Tiberi qualche anno fa.”

Sai già da quale corsa comincerà il tuo 2026 ai microfoni di Eurosport?
“Penso dalla Milano-Sanremo, come d’abitudine.”

Ad oggi, dopo quattro anni ai microfoni di Eurosport, qual è la corsa più bella che hai commentato?
“La Sanremo dello scorso anno, senza alcun dubbio.”

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