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Suicidio assistito e la deriva canadese: dal 2016 oltre 76mila persone morte con l’eutanasia

Dopo la sentenza 204/2025 della Corte Costituzionale che considera non illegittimo il provvedimento emanato dalla Regione Toscana in materia, il 2026 rischia di essere l’anno dell’eutanasia. La necessità di approvare una legge nazionale sul fine vita, infatti, ha di certo subito una accelerazione e a pesare in tal senso ci sono anche i moniti al Parlamento più volte reiterati della Consulta. Per comprendere i futuri scenari che una norma simile potrebbe comportare si può guardare agli esempi mondiali che già la prevedono, come nel caso del Canada che dal 2016 ha legalizzato il suicidio assistito.

La morte assistita vale il 5% dei decessi nazionali in Canada

A distanza di dieci anni lo Stato che lo scorso anno ha ospitato l’ultimo G7 si trova oggi a confrontarsi con un fenomeno sempre più dilagante che sta registrando cifre da record, come dimostrano i numeri che il quotidiano La Verità ha raccontato dalle sue colonne. Da quando la procedura di morte assistita (Maid) è stata introdotta, infatti, poco meno di 76.500 persone (76.475 il numero esatto), hanno deciso di farvi ricorso ottenendola. Solo nel 2024 i cittadini che hanno, per così dire, usufruito del servizio sono stati 16.499 ovvero il 5% di tutti i decessi nazionali. Il quotidiano di Belpietro sottolinea anche come degno di nota sia il numero di coloro che accedono all’eutanasia senza sperimentare neppure le cure palliative: un quarto delle richieste.

Almeno tre casi di persone con una frattura all’anca

Chi crede che questo dipenda dalle condizioni disperate di coloro a cui la morte assistita viene concessa dovrà ricredersi: secondo un rapporto della Commissione sul fine vita del Québec con cui sono stati esaminati i casi di persone che, tra il 1°aprile 2018 e il 31 marzo 2019, hanno avuto accesso all’aide médicale à mourir, si parlava di almeno «tre casi» nei quali «la diagnosi della persona era una frattura dell’anca».
In un articolo pubblicato sul National Post nei giorni scorsi, la giornalista Sharon Kirkey spiega che la storia «Fu presentata ai canadesi come un’opzione eccezionale per una morte naturale già imminente.

I costi ridotti della morte assistita rispetto alle cure

Come è possibile che la morte assistita oggi sia diventata così popolare?». La risposta non è ovviamente scontata ma a pensar male si fa peccato…soprattutto quando calcolatrice alla mano si comprende il risparmio che il ricorso a questo strumento di morte comporta. E il riferimento è ad uno studio pubblicato nel 2017 sul Canadian Medical Association Journal a firma di Aaron J. Trachtenberg e Braden Manns, i quali, basandosi su stime realizzate nei Paesi Bassi, avevano quantificato in una forbice oscillante tra i 35 e i quasi 139 milioni di dollari l’anno i risparmi che la «dolce morte» può assicurare alle finanze pubbliche.

Alex Schadenberg: impossibile controllare la legge

La Verità ha approfondito il tema intervistando anche Alex Schadenberg attivista dell’Euthanasia prevention coalition, che ha detto: «Ci sono abusi ed eccessi anche nei Paesi Bassi e in Belgio ma in Canada la legge, fin dall’inizio, è stata priva di una vera definizione. Pertanto, il gruppo pro choice Dying With Dignity affermerebbe che la legge prevede rigide garanzie mentre, invece, ne prevede poche o nessuna, poiché priva d’una definizione».
«Inoltre», ha spiegato «la legge stabilisce che il medico o l’infermiere specializzato debbano solo essere del parere che la persona soddisfi i criteri della legge. Ciò significa che è impossibile controllare la legge – anche nelle circostanze più gravi – perché il medico dirà alle autorità di essere del parere che la persona soddisfi i criteri della legge». «Ci sono diversi medici che sono diventati di fatto assassini professionisti, il che significa che questo è quasi tutto ciò che fanno. Si vantano di quanto amano uccidere. Questo è a dir poco spaventoso» ha concluso l’attivista canadese.

La denuncia di Roger Foley

E la storia di Roger Foley, affetto da un disturbo neurovegetativo denominato atassia cerebellare, fa ancora più riflettere, perché l’uomo nel 2018 ha dovuto scegliere se spendere 1500 dollari al giorno per cure di cui aveva necessità ma che non poteva permettersi, o optare per la morte assistita. Con grande coraggio Foley scelse di denunciare l’ospedale e il governo avvalendosi anche di due audio in cui il personale ospedaliero cercava ripetutamente di spingerlo a farla finita.
Storia diversa ma altrettanto grave è quella dell’atleta paralimpica Christine Gauthier, che di fronte alle proteste per il ritardo con cui le avevano installato a casa un montascale si è sentita rispondere con una proposta di morte assistita.
Le vicende fanno il paio con quanto accaduto a Jolene Van Alstine, affetta da iperparatiroidismo primario normocalcemico: la malattia è rara ma curabile, ma in tutto il Saskatchewan dove la signora vive pare non ci siano chirurghi in grado di operarla. Per questo, disperata, ha provato a chiedere il suicidio assistito che è stato accettato. Quindi morte si, cure no. Ultimi dati drammatico sono quelli del 2023 relativi sondaggio di Research Co. L’istituto ha rilevato che il 28% dei canadesi è d’accordo al suicidio assistito per le persone in salute senza dimora e il 27% lo offrirebbe a quanti versano in condizioni di estrema povertà. Ecco la deriva della cultura della morte. Rifletta chi vorrebbe portarla anche in Italia.

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