Settanta dipendenti licenziati con una videochiamata: il colosso svizzero Oerlikon chiude l’azienda toscana Amom
Settanta lavoratori licenziati a uno a uno con una videochiamata. L’ultimo giorno del 2025 la multinazionale svizzera Oerlikon ha comunicato la cessazione di attività della Amom, azienda specializzata in bigiotteria con sede a Badia al Pino (Arezzo), a partire dal 1° gennaio, lasciando a casa da un giorno all’altro tutti i dipendenti. Mercoledì, in un incontro da remoto, i sindacati hanno chiesto il ritiro dei licenziamenti o, in via subordinata, il ricorso a un ammortizzatore sociale diverso dalla cassa integrazione per fine attività: la risposta a entrambe le richieste è stata negativa. La vertenza passa ora direttamente a livello regionale, con un tavolo già convocato per il 14 gennaio, dove le istanze rischiano di incontrare un altro diniego. Nel pomeriggio i dipendenti hanno tenuto la prima assemblea nei locali della fabbrica, deliberando di manifestare sotto la sede della Regione Toscana a Firenze, dove si svolgerà il prossimo incontro.
Il deputato Pd Emiliano Fossi, segretario del partito in Toscana, annuncia un’interrogazione parlamentare sul caso: “Licenziare settanta lavoratrici e lavoratori con una videochiamata improvvisata è un atto di arroganza inaccettabile e una violazione grave della dignità del lavoro”, denuncia. “Qui non siamo di fronte solo a una crisi industriale, ma a un comportamento irresponsabile che cancella ogni rispetto per le persone, per le relazioni sindacali e per un territorio già messo alla prova. Trattare lavoratrici e lavoratori come comparse da liquidare da remoto è indegno di un paese civile. Il governo non può voltarsi dall’altra parte mentre multinazionali che hanno beneficiato di ammortizzatori sociali e interlocuzioni istituzionali decidono unilateralmente di chiudere, rendendo inutili tavoli e impegni già assunti. Ho chiesto verifiche immediate sulla legittimità delle procedure e l’attivazione di un tavolo nazionale di crisi”.
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