Referendum giustizia, Travaglio rilancia su La7 la mobilitazione per la raccolta firme: “Non decide la casta ma il popolo”
“Il governo impone una riforma costituzionale al Parlamento e poi ci regala persino il referendum, come se fosse una concessione“. Con questo affondo sarcastico il direttore de Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, apre il suo intervento a Otto e mezzo, su La7, entrando nel vivo del dibattito sul referendum per la separazione delle carriere dei magistrati, che il governo guidato da Giorgia Meloni punta a celebrare il 22 marzo.
Il direttore del Fatto spiega che quella sulla data non è una scelta neutrale ma una mossa politica precisa: “Prima anomalia: il governo ha imposto al Parlamento, senza nemmeno cambiare una virgola, un testo di riforma costituzionale”. Una riforma che, non avendo raggiunto la maggioranza dei due terzi, apre la strada al referendum confermativo, attivabile se lo chiede un quinto dei parlamentari, cinque consigli regionali oppure 500mila cittadini.
È qui che si consuma il corto circuito istituzionale: “La maggioranza di centrodestra che ha imposto questa riforma ha anche raccolto le firme per il referendum, come a dire a quelli del no: ve lo regaliamo, è una nostra concessione. Perché lo ha fatto? Per evitare che si raccogliessero le firme e si posticipasse la data che loro hanno in mente, che è il più presto possibile“.
Il 22 marzo, deciso dal governo, rappresenta un compromesso politico, un punto di caduta tra il primo marzo, caldeggiato dalla maggioranza, e aprile, auspicato dall’opposizione. Ma è una data che continua a scontentare i comitati per il No, pronti a opporsi anche per vie legali. Perché, sottolinea Travaglio, il tempo è una variabile decisiva: “Il sì è partito in vantaggio perché ha una gigantesca preponderanza mediatica. In Italia i media sono per definizione governativi e trovare qualcuno che dica no è difficilissimo”.
Il direttore del Fatto richiama un precedente politico ben noto. “È come ai tempi di Renzi: partimmo con il no allo 0% e poi incredibilmente vinse il no. Più passa il tempo, più il no avanza e il sì si assottiglia, perché la gente si informa. Loro vogliono anticipare il più possibile la rimonta del no“.
E ribadisce l’importanza della raccolta firme promossa dai comitati contrari alla riforma: “È fondamentale firmare, intanto perché senza questa raccolta firme avrebbero già fissato la data al primo marzo. E invece con la raccolta firme ci sarà un po’ più di tempo per capire su cosa andiamo a votare. Parliamo della Costituzione, non di un referendum abrogativo per una legge ordinaria che la puoi cambiare in quattro e quattr’otto. E poi – continua – è importante per coinvolgere le persone perché se tu inviti a firmare uno prima di firmare si informa, c’è il passaparola, si discute, se ne parla tra amici e in famiglia. Cioè diventa una cosa importante, come dev’essere una scelta sul futuro della nostra Costituzione”.
Travaglio chiarisce infine le modalità per firmare, indicando il link del sito del Ministero della Giustizia e conclude: “Si chiede il referendum a nome dei cittadini. Non a nome della casta, ma a nome del popolo“.
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