Minneapolis sfida Trump per la morte di Nicole Good
Ora si che il mondo ci rispetta”, “Siamo di nuovo grandi”.
Mentre il mondo è in preda a problemi e incognite enormi legati al clima, guerre e alla fame che persiste in vaste aree del globo , c è chi si culla dietro parole d’ordine allucinanti che sono la manna del sovranismo e di una nuova destra che incontra molto seguito anche in Europa.
E’ questa l’America di Trump cattiva con i deboli. Basta vedere quei migranti etiopici sollevati da ogni protezione temporanea, in quanto rifugiati da calamità e guerre, che dovranno tornarsene al loro paese. Restrizioni sono state attivate per diverse nazioni africane. Intere popolazioni criminalizzate e definite spazzatura, come espresso da Trump nei riguardi di somali.
Un approccio che rientra in un unico termine: razzismo. Un razzismo che trasforma il Make American Great Again in “White Again”.
Chi intende cacciare latinos e afro dagli Stati Uniti ha incontrato il contrasto delle chiese cattoliche. Il mensile Nigrizia sottolinea come a fianco di tanti vescovi progressisti nominati da Papa Francesco, vi siano soggetti meno impegnati sulle questioni sociali, in genere nominati da Papa Giovanni Paolo I e da Papa Ratzinger
I nuovi cow boy in salsa suprematista, protagonisti del nuovo far west che ha conquistato l’America, partono dalla “colonizzazione” o meglio sterminio degli indiani, dallo schiavismo, passando a realtà diverse in cui vige l’assoluto predominio dal bianco caucasico sulle altre etnie.
Nel delirio repressivo, del partito delle armi e delle maniere forti per la caccia allo straniero immigrato, fortemente spinto dal presidente Trump, rientra il caso di Nicole Good, la madre di tre bambini di 37 anni uccisa a Minneapolis (nello stato del Minnesota) da tre colpi di pistola, mentre era sulla propria auto nel corso di un’operazione dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE).
Il sindaco di Minneapolis agli agenti ICE: “Andatevene! Avete già fatto abbastanza”
Naturalmente per il Dipartimento di Sicurezza, ed anche espressamente per Donald Trump, si è trattato di legittima difesa. Un fatto che i video, ampiamente diffusi sul tragico episodio, smentiscono e che il sindaco di Minneapolis ha definito come “stronzate”, stigmatizzando sull’uso sconsiderato del potere da parte dei federali, invitando senza mezzi termini gli agenti dell’ICE ad andarsene. Un’accusa che, oltre agli agenti coinvolti, punta in alto verso chi ha espressamente voluto queste iniziative contro l’immigrazione. A questo si aggiunge la dura replica del governatore democratico del Minnesota Tim Walz che, per arginare le azioni anti migranti dell’ICE, ha allertato la Guardia Nazionale del suo stato ricordando come “l’esercito risponde allo stato del Minnesota e non al governo federale di cui non abbiamo bisogno. Avete già fatto abbastanza”. Insomma la cosa si fa molto seria e dimostra la volontà anche politica di contrastare il comportamento intollerante razzista, persecutorio verso i migranti operato dagli agenti dell’ICE mobilitati da Trump.
L’uccisione di Renee Nicole Good dimostra come il dispiegamento da parte del Dipartimento della Sicurezza di 2000 agenti nella sola Minneapolis, (città sul Missisipi di 430mila abitanti), per attuare l’iniziativa più importante di contrasto all’immigrazione, rientri in un clima di militarizzazione mai visto. Un clima che ha visto a Minneapolis operare oltre 1500 arresti . Il tutto a meno di due chilometri da dove venne ucciso George Floyd nel 2020.
La popolazione non è rimasta inerte e manifesta scendendo in piazza con veglie e slogan contro gli agenti dell’ICE
Per il sindaco di New York Zohran Mamdani “Si tratta di raid crudeli e disumani che non fanno nulla per la sicurezza” aggiungendo: “questa città è a fianco dei migranti e rispetta le norme”.
L'articolo Minneapolis sfida Trump per la morte di Nicole Good proviene da Nuova Società.