C’è un futuro per la chiesa sgretolata dalle infiltrazioni
MONTALTO DORA
Doppio vantaggio per il Comune di Montalto Dora che acquista un terreno situato nelle vicinanze della parrocchia utilizzando fondi per 63mila euro, provenienti dal credito nei confronti della stessa parrocchia riferiti alla salvaguardia e alla messa in sicurezza della chiesa di Santa Marta. Soldi che il Comune aveva anticipato per scongiurare il definitivo crollo dell’edificio sacro affacciato sulla statale 26. L’atto è stato approvato durante il consiglio comunale dello scorso lunedì 22 dicembre.
«Su quel terreno – rende noto il sindaco Renzo Galletto – realizzeremo un campo per il gioco della pallavolo e provvederemo alla sistemazione della strada adiacente». Il secondo vantaggio interessa invece la chiesa di Santa Marta, teatro di due crolli nel marzo del 2024, a causa delle infiltrazioni d’acqua dal tetto, e del degrado, dopo anni di abbandono. «In seguito alle valutazioni della Soprintendenza ai beni architettonici del Piemonte, e dopo un incontro con il vescovo di Ivrea – sottolinea il sindaco – abbiamo ottenuto l’interesse della Diocesi che si è detta intenzionata al restauro di Santa Marta, destinata a diventare un presidio lungo il tratto canavesano della via Francigena». Nel 2024, dopo l’intervento di consolidamento e messa in sicurezza, costato 78mila euro, il Comune di Montalto Dora aveva sollecitato la relazione della Soprintendenza per valutare un eventuale abbattimento della sagrestia: ovvero della parte che si affaccia sulla statale 26: la copertura sul lato della sagrestia era implosa lasciando ben visibili due crepe importanti sull’angolo dell’edificio.
Per i vigili del fuoco che erano stati i primi ad intervenire dopo il crollo, la chiesa strutturalmente non era sicura. Per tutto il periodo dei lavori di messa in sicurezza la circolazione stradale lungo il tratto di statale 26 era stato regolato da un impianto semaforico.
Anche il parroco, don Nicola Alfonsi, si era mosso con l'obiettivo di salvare dall’oblio la chiesa di Santa Marta, edificata nel 1700, pregevole testimonianza di architettura barocca, non più utilizzata da oltre vent’anni. Era stata promossa una raccolta fondi. Ma la cifra per il consolidamento e il restauro era elevata: si parlava di circa 200mila euro, e solo per cominciare. Cifra che la parrocchia non poteva permettersi di spendere avendo altre priorità, soprattutto nel campo del sociale. Ora la parola, anzi l’azione passa alla Diocesi: per la Soprintendenza la sagrestia non si può abbattere, in considerazione del valore storico dell’edificio. Un valore che si tradurrà in un importante elemento di valorizzazione per il paese del cavolo verza.