Non è un caso che siano tutte di centrosinistra le Regioni a non voler tagliare sulla scuola
di Enza Plotino
Anche il sistema scolastico diventa un calcolo approssimato per difetto. Il Ministero si basa su proiezioni e non sui dati effettivi forniti dagli Uffici scolastici regionali per sforbiciare i plessi scolastici. Lo chiama dimensionamento scolastico, obbliga le Regioni a fare i tagli e delibera (è di ieri la notizia) il commissariamento delle Regioni Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna, che non hanno ancora approvato i rispettivi piani di dimensionamento per il prossimo anno scolastico. Non è un caso che siano tutte di centrosinistra le Regioni inadempienti. Sono quelle che evidentemente non basano i loro indirizzi programmatici solo su costi e ricavi ma guardano alle necessità e ai bisogni delle proprie popolazioni cercando di non modificare identità territoriali già largamente compromesse.
“Dobbiamo partire dai territori”, dicono dalle Regioni commissariate. In Sardegna, come informa l’assessora alla Pubblica Istruzione Portas “sono state già accorpate 36 autonomie scolastiche e un ulteriore taglio di 9 istituti sarebbe deleterio per realtà già in sofferenza”. La misura, precisano dal Ministero, “riguarda esclusivamente la riorganizzazione amministrativa e non comporta la chiusura di plessi scolastici”. Ma nonostante la riorganizzazione della rete scolastica non prevede la chiusura di plessi e il trasferimento degli alunni, “l’assenza di un dirigente – come denunciano dalla Regione Sardegna – risulterebbe un colpo durissimo per le scuole sarde, che spesso già oggi, con la situazione attuale, registrano plessi in numero superiore a dieci e distribuiti in un territorio vasto e poco omogeneo”.
Obbligare accorpamenti e fusioni significa ragionare su una scuola basandosi su numeri e costi e non sulla qualità del sistema scolastico in una Regione in cui la situazione territoriale, geografica e orografica, con una significativa fragilità relativa agli aspetti della mobilità, dello spopolamento e della connettività, rendono estremamente critico qualsiasi ulteriore taglio di servizi. Sono alcune delle motivazioni che hanno portato i rappresentanti delle Regioni inadempienti a ribadire la contrarietà al commissariamento e la necessità di un ulteriore chiarimento del metodo di calcolo dei parametri utilizzati, facendo riferimento a numeri reali e non solo a quelli stimati.
“Abbiamo confermato al Consiglio dei Ministri la nostra volontà di mantenere le 232 autonomie scolastiche della Sardegna – ha detto l’assessora Portas – perché la nostra regione ha un forte bisogno di puntare sulla qualità e la permanenza dei presidi esistenti per garantire un futuro alle nuove generazioni e non peggiorare gli indici di spopolamento e abbandono scolastico. Sulla scuola è necessario investire, non tagliare“.
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