Terre d’Oltrepo, i timori della Uil: «La vendita non sia uno “shopping” delle uve»
BRONI. Tutelare produzione e lavoratori della Cantina. «Ma il nuovo acquirente non faccia “shopping” in provincia solo per poter disporre della materia prima».
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I sindacati Uil Lombardia e Uila condividono le preoccupazioni dei conferitori di Terre d’Oltrepo in merito alla possibile acquisizione della cooperativa da parte del gruppo Collis Veneto Wines. Timori legati, da una parte, alla tenuta dell’occupazione e, dall’altra, ad un rilancio del territorio reale.
«Chiediamo garanzie»
La Uil ne ha parlato anche in un recente incontro a Pavia sullo stato dell’agricoltura provinciale: «Chiediamo le giuste garanzia per il mantenimento di tutti i posti di lavoro in cantina - commenta il sindacato - e in parallelo che si dia nuova linfa al territorio evitando che il gruppo veneto faccia “shopping” in provincia solo per poter disporre di materia prima snaturando, così, la provenienza e un brand che deve rimanere Oltrepo».
«Visto che l’assessore regionale Beduschi sottolinea che l’Oltrepo Pavese è un territorio magnifico, con un patrimonio vitivinicolo straordinario - dichiara il segretario generale della Uila Lombardia, Alberto Donferri – auspichiamo che il nuovo player abbia a cuore maestranze e produzione a marchio locale mantenendo i livelli occupazionali esistenti». Per questo la Uil ha intenzione di chiedere, come hanno fatto i conferitori, un incontro con l’assessore regionale e i diretti interessati all’acquisto. «Vorremmo capire le intenzioni verso i lavoratori, i produttori e il territorio - evidenzia Mario Ganzu, segretario territoriale Uila-Uil Pavia –. Riteniamo che il coinvolgimento delle parti sociali sia fondamentale per capire quelle che sono le volontà del gruppo veneto».
«Mancano investimenti»
«Giudichiamo positivamente l’interessamento da parte di un grande gruppo per salvare e rilanciare la Cantina, – sottolinea il coordinatore territoriale Uil Lombardia di Pavia Carlo Barbieri –, mentre spiace dover assistere ancora una volta a realtà di pregio che finiscono acquistate da gruppi esterni. È successo con la Moreschi e ora la vicenda si ripete con Terre d’Oltrepo. Ancora una volta la provincia di Pavia e l’Oltrepo non sa fare squadra trovando la forza e la volontà di creare qualcosa di autoctono per andare sui mercati italiani. La colpa se da un lato deriva da una concezione che sino a qualche anno fa vedeva il vino dell’Oltrepo come non eccellente, dall’altro è imputabile a diverse istituzioni che non hanno mai davvero investito su questa parte di territorio rilanciandola a livello enogastronomico e turistico. La confederazione - conclude Barbieri - è al fianco della categoria in questa battaglia per fare in modo che occupazione e territorio possano davvero trovare un giusto rilancio».