Referendum separazione delle carriere: contro la propaganda di governo serve una campagna d’informazione capillare
La prossima scadenza referendaria rappresenta un evento fondamentale per il futuro della democrazia in Italia. Il progetto controriformatore del governo Meloni ha messo nel mirino un caposaldo dell’assetto costituzionale, l’equilibrio tra i poteri dello Stato. Si vuole ridimensionare fino ad annullare l’indipendenza e l’autonomia della magistratura, l’organo fondamentale di controllo di legalità e di rispetto dei diritti, alla base della nostra come di ogni democrazia liberale, fondata sulla Costituzione, adottata dalla Repubblica sorta dalla caduta del fascismo e dalla tragica sconfitta nella seconda guerra mondiale.
Questo progetto, imposto al Parlamento che l’ha approvato secondo gli intendimenti della maggioranza, passerà liscio come l’olio al referendum, che dovrebbe svolgersi secondo quanto deciso in fretta e furia il 22-23 marzo, al fine di impedire ai sostenitori del No di svolgere un’adeguata opera di informazione sulle ragioni per cui questo progetto è da respingere.
Il ricorso al Tar del Lazio di quindici cittadini, con la richiesta di annullamento della delibera del governo di fissazione della data del referendum, la modifica del quesito e la definizione di tempi più adeguati alla campagna referendaria, secondo quanto previsto dalle norme e dalla prassi costituzionale, si discuterà e definirà il prossimo 28 gennaio. Nel frattempo sono state raggiunte le 500mila firme richieste per l’indizione del referendum abrogativo, un segnale significativo di volontà popolare.
È auspicabile un responso coerente del tribunale amministrativo, ma in ogni caso, qualunque sia la data del referendum, si dovrà svolgere una campagna d’informazione estesa e capillare per contrastare i potenti mezzi di propaganda del governo.
Il No può contare su una platea di voti potenziali rilevante e perfino superiore a quella della maggioranza, che sostiene il Sì. Come evidenziano queste tabelle, perfino alle elezioni politiche vinte dalla destra il centrosinistra unito avrebbe conseguito un numero di voti solo leggermente inferiore. Ai referendum sul Jobs act e sulla cittadinanza, nonostante il boicottaggio astensionista della maggioranza che ha impedito il raggiungimento del quorum, sono andate a votare molte più persone di quelle attribuite alla Cgil e al centrosinistra.
Elezioni politiche 2022
Percentuale di votanti 63.9%
Voti centrodestra 12.305.014 43.9%
Voti centrosinistra 11.675.590 41.5%
Referendum Jobs act e cittadinanza 2025
Percentuale di votanti 30.6%
Voti al Sì 13.032.443 87%
Voti al No 1.850.524 12%
Ora però si tratta di un quesito molto diverso che investe una materia complessa quale la definizione di una funzione fondamentale dello Stato e dell’equilibrio tra i poteri messo in discussione attraverso la lesione grave dell’indipendenza e l’autonomia dei magistrati. Esso va spiegato e occorrerà una fortissima mobilitazione, non è la stessa cosa che raccogliere le adesioni on line. Le persone dovranno alzarsi quella mattina e recarsi alle urne. Per questo i comitati che si stanno formando in tutt’Italia dovranno impegnarsi molto nell’azione di informazione di persona nel territorio, in tutti i luoghi in cui è possibile incontrare e discutere con elettori ed elettrici.
È un imperativo categorico se vogliamo vincere questa cruciale sfida per la difesa della nostra democrazia. “Casa per casa, strada per strada” avrebbe detto un grande italiano, Enrico Berlinguer, che pronunciò queste parole dal palco di Padova nel suo ultimo comizio.
L'articolo Referendum separazione delle carriere: contro la propaganda di governo serve una campagna d’informazione capillare proviene da Il Fatto Quotidiano.