Caregiver, cosa prevede il disegno di legge del governo e perché per le associazioni non basta
Il Consiglio dei ministri ha approvato il 12 gennaio il disegno di legge, atteso da anni, che introduce disposizioni per il riconoscimento giuridico e la tutela economica del o della caregiver familiare. Con l’ok del CdM si avvia l’iter parlamentare per la votazione di una legge finora sempre rimandata. L’attuale ddl ha già provocato diverse proteste e malumori diffusi a livello nazionale tra le associazioni e i diretti interessati.
“Dopo 10 anni in cui sono naufragate tante proposte di legge, il governo vara una norma per la dignità e il riconoscimento di tante persone”, ha commentato la ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli (Lega). Le critiche al ddl però sono state diverse perché, secondo le organizzazioni che difendono i diritti delle persone con disabilità, si doveva fare molto meglio considerate anche le aspettative suscitate, fornendo un quadro normativo più virtuoso su riconoscimenti giuridici, sociali e supporti psicologici nei confronti di necessità e bisogni dei caregiver. Soprattutto bisognava mettere a disposizione risorse economiche ben maggiori per garantire, tra le varie cose, anche forme di prepensionamento e contributi previdenziali figurativi richiesti in particolare dei caregiver familiari conviventi h24 che hanno parlato dei fondi previsti dal ddl come “mancanza di rispetto” e “presa in giro”.
Uno dei principali punti di mancata soddisfazione e critiche dei diretti interessati, è l’Isee troppo “basso”, che comporta una platea eccessivamente ristretta che riceverà reali benefici. La ministra ha auspicato che sia “durante l’iter parlamentare” ed “anche in futuro”, quella soglia si possa “innalzare e migliorare”. Il ddl caregiver inizierà l’iter in parlamento “con procedura d’urgenza” per l’approvazione definitiva.
Il testo approvato introduce uno stanziamento di 257 milioni di euro annui, ma solo a partire dal 2027. Ecco le cifre. Verranno erogati un massimo di 1.200 euro trimestrali (400 euro al mese, poco più di 10 euro al giorno) per il caregiver prevalente che assiste una persona con disabilità grave per almeno 91 ore settimanali (13 ore al giorno) ma solo se si ha un limite del reddito annuo da lavoro di 3mila euro e un Isee familiare fino a 15mila euro, entrambi requisiti molto bassi.
Le reazioni delle associazioni e dei caregiver familiari conviventi
Le grandi Federazioni nazionali, come Fish, Fand e Confad hanno definito il ddl caregiver come “un importante passo in avanti” ed espresso “parziali soddisfazioni nonostante diverse evidenti criticità”. “Per la prima volta nel nostro Paese, il tema del caregiver familiare viene affrontato in modo organico, superando una lunga fase caratterizzata da annunci e iniziative prive di risposte strutturali”, ha commentato il presidente della Fish Vincenzo Falabella. La Federazione ribadisce la propria “disponibilità al confronto con le istituzioni e tutti i soggetti coinvolti, affinché il percorso legislativo porti a un risultato all’altezza delle aspettative e dei diritti delle persone con disabilità e delle loro famiglie”. Durissimi i Caregiver Familiari Uniti (CFU), coordinamento nazionale che raccoglie circa 10mila diretti interessati, che hanno organizzato per il 27 gennaio a Roma un presidio alle ore 10 in Piazza Santi Apostoli e alle 11.30 presso la Camera dei Deputati una conferenza stampa (diretta online) per denunciare “le principali criticità del ddl sui caregiver familiari”, i risultati di un sondaggio nazionale che mette in relazione lavoro di cura, povertà e genere, oltre alle richieste dei caregiver familiari raccolte in un documento unitario. Secondo i promotori della manifestazione, il ddl introduce una definizione formale della figura del caregiver, ma non traduce questo riconoscimento in tutele reali. Critico anche CoorDown, il Coordinamento Nazionale Associazioni delle persone con sindrome di Down, che esprime “una posizione di attenta vigilanza e prudenza, insieme a preoccupazioni sui contenuti che stanno emergendo”. “Le famiglie italiane aspettano questa legge da troppo tempo per potersi accontentare di misure parziali o difficilmente accessibili – dichiara Martina Fuga, la presidente di CoorDown -. Riteniamo positivo il riconoscimento formale della figura del caregiver familiare: è un passaggio che va nella giusta direzione. Tuttavia”, conclude, “perché questo passo abbia un impatto reale nella vita delle persone, deve essere accompagnato da strumenti concreti, servizi diffusi e tutele previdenziali certe”.
Cos’altro prevede il ddl caregiver
Intanto dal 2026 prenderà forma una nuova piattaforma Inps attraverso cui sarà possibile presentare domanda, la cui operatività inizierà da settembre circa, portale finanziato nell’ultima Legge di Bilancio con 1,15 milioni di euro. Il ddl introduce “un principio chiave, il riconoscimento di tutti e tutte le caregiver familiari, con tutele differenziate in base all’intensità del carico assistenziale”, spiega la ministra. In particolare, il ddl individua come beneficiari principali i caregiver conviventi che prestano almeno 91 ore settimanali di assistenza. Una scelta che, secondo il governo, permette di “concentrare le risorse disponibili su chi svolge un’attività di cura assimilabile a un impegno a tempo pieno”. Il testo inoltre prevede tutele anche per caregiver conviventi che si impegnano dalle 30 alle 90 ore settimanali o dalle 10 alle 29 ore a settimana. E per chi non è convivente il riconoscimento prevede un carico assistenziale di almeno 30 ore settimanali. Tra le tutele, differenziate a seconda del monte ore, i caregiver riconosciuti potranno avere il diritto al congedo parentale se chi deve essere assistito è un minore di 18 anni, compresi i genitori non conviventi. Potranno ricevere ferie e permessi solidali dai colleghi dipendenti dello stesso datore di lavoro. Se si tratta di un giovane caregiver potrà richiedere la compatibilità dell’orario del servizio civile. Gli studenti caregiver potranno essere esonerati dal pagamento delle tasse universitarie o vedere riconosciuta l’esperienza di cura come credito nei percorsi di formazione scuola-lavoro. L’entità esatta del contributo dipenderà dal numero di domande che verranno presentate nel momento in cui sarà individuata la platea di destinatari e sarà compatibile con le ulteriori misure di sostegno previste per i caregiver familiari a livello regionale.
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