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Usa, partecipa a una protesta contro l’Ice: giornalista arrestato e incriminato

Il 18 gennaio era stato presente a una protesta contro l’Immigration and Customs Enforcement (ICE) che aveva interrotto una funzione religiosa in una chiesa di St. Paul, in Minnesota. Per questo motivo Don Lemon, ex anchorman della Cnn, è arrestato, incriminato e poi rilasciato. Il giornalista è stato fermato a Los Angeles e successivamente comparso davanti a un giudice federale, che ne ha disposto la liberazione senza il pagamento di una cauzione. L’accusa, formalizzata da un grand jury del Minnesota, parla di cospirazione e di interferenza con i diritti garantiti dal Primo Emendamento ai fedeli presenti alla funzione, disturbata dall’irruzione di manifestanti che scandivano slogan contro l’ICE.

L’accusa sostiene che Lemon ha partecipato consapevolmente all’azione di protesta. In aula, l’assistente procuratore federale Alexander Robbins aveva chiesto una cauzione da 100.000 dollari, richiesta poi respinta dal giudice. Lemon ha respinto con decisione ogni addebito, ribadendo di trovarsi sul posto esclusivamente in qualità di cronista indipendente. “Non sarò messo a tacere – ha detto ai cronisti dopo l’udienza -. Ho passato tutta la mia carriera a raccontare i fatti e continuerò a farlo”.

La protesta al centro dell’inchiesta si è svolta alla Cities Church, appartenente alla Southern Baptist Convention. Uno dei suoi pastori, David Easterwood, è anche responsabile dell’ufficio ICE di St. Paul, un elemento che ha contribuito a rendere la chiesa un obiettivo simbolico per i manifestanti. Durante l’azione sono stati scanditi slogan come “ICE out” e richieste di giustizia per Renee Good, la donna uccisa da un agente dell’ICE a Minneapolis.

Oltre a Lemon, sono stati arrestati altri soggetti, tra cui un’altra giornalista indipendente e due partecipanti alla protesta. Tutti sono stati rilasciati su cauzione e hanno dichiarato la propria innocenza. Le immagini dei fermi e delle udienze hanno rapidamente fatto il giro dei social media, alimentando reazioni contrastanti. Numerose organizzazioni per la difesa della libertà di stampa hanno criticato l’operato del Dipartimento di Giustizia, accusandolo di usare leggi sui diritti civili per intimidire i reporter. Anche la National Association of Black Journalists ha espresso “profonda preoccupazione”, definendo l’arresto di Lemon un tentativo di criminalizzare il lavoro giornalistico.

Sul fronte opposto, il Dipartimento di Giustizia ha difeso l’azione investigativa. La procuratrice generale Pam Bondi ha dichiarato che l’amministrazione intende garantire il diritto di ogni cittadino a praticare la propria fede senza interferenze, promettendo conseguenze severe per chi viola tale principio.

Il caso assume una valenza simbolica anche alla luce del percorso professionale di Lemon, licenziato dalla Cnn nel 2023 dopo un periodo turbolento come conduttore mattutino e oggi attivo come commentatore indipendente su YouTube, dove non ha mai nascosto le sue posizioni critiche nei confronti di Donald Trump. Durante la diretta realizzata davanti alla chiesa, aveva più volte precisato di non essere un attivista, ma un osservatore sul campo e ha sempre sostenuto di distinguere il suo attivismo personale dal lavoro giornalistico. Ora si prepara ad affrontare il processo in Minnesota, annunciando che si dichiarerà non colpevole.

Mentre il procedimento giudiziario entra nel vivo, la vicenda si trasforma così in un banco di prova per l’equilibrio tra sicurezza, libertà religiosa e diritto di cronaca, in un Paese sempre più polarizzato. Per molti, l’inchiesta rappresenta un precedente pericoloso che rischia di restringere lo spazio di manovra del giornalismo investigativo e di protesta negli Stati Uniti. 2023 dopo un periodo turbolento come conduttore mattutino e oggi attivo come commentatore indipendente su YouTube, dove non ha mai nascosto le sue posizioni critiche nei confronti di Donald Trump. Durante la diretta realizzata davanti alla chiesa, aveva più volte precisato di non essere un attivista, ma un osservatore sul campo.

Esperti di diritto dei media, come Jane Kirtley dell’Università del Minnesota, mettono in dubbio la legittimità delle accuse, sostenendo che le norme invocate non siano state concepite per colpire chi raccoglie notizie. Per molti, l’inchiesta rappresenta un precedente pericoloso che rischia di restringere lo spazio di manovra del giornalismo investigativo e di protesta negli Stati Uniti.

Mentre il procedimento giudiziario entra nel vivo, la vicenda di Don Lemon si trasforma così in un banco di prova per l’equilibrio tra sicurezza, libertà religiosa e diritto di cronaca, in un Paese sempre più polarizzato.

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