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Torino ripiomba nella guerriglia: scontri al corteo per Askatasuna, poliziotto aggredito con un martello

Ieri Torino è tornata a essere teatro di nuove violenze. Una manifestazione convocata a sostegno del centro sociale Askatasuna, sgomberato nei mesi scorsi, si è trasformata nel giro di poche ore in una lunga sequenza di scontri, incendi e devastazioni. Migliaia di manifestanti, giunti non solo da diverse città italiane ma anche dall’estero, hanno preso parte al corteo, rapidamente degenerato in una vera e propria guerriglia urbana. L’organizzazione dell’evento prevedeva tre punti di ritrovo distinti – piazza XVIII Dicembre, Porta Nuova e Palazzo Nuovo – che si sono poi ricompattati in piazza Vittorio Veneto. Da lì il corteo ha imboccato la direttrice di corso Regina Margherita. È lungo quell’asse, a poche centinaia di metri dall’ex sede di Askatasuna, che la tensione è esplosa in modo incontrollato, dando vita a scontri prolungati tra manifestanti e forze dell’ordine. Il bilancio dei danni è grave. Bancali e cassonetti sono stati incendiati e utilizzati per costruire barricate improvvisate al centro della carreggiata, con l’obiettivo di ostacolare l’avanzata dei mezzi della polizia. Dal fronte del corteo sono partiti lanci continui di pietre, bottiglie, sedie e perfino cartelli stradali. L’area è rimasta a lungo avvolta da una densa coltre di fumo, tra fumogeni e lacrimogeni, rendendo difficili anche le operazioni di contenimento.

Nel corso delle fasi più critiche uno dei mezzi delle forze dell’ordine è stato dato alle fiamme. Gli agenti hanno attivato l’idrante per spegnere l’incendio, mentre il confronto restava aperto e ad alta intensità. Un primo bilancio parla di almeno undici feriti tra le fila della polizia, un numero destinato ad aumentare. Una decina di manifestanti è stata fermata. Tra gli episodi più gravi, l’aggressione a un agente rimasto isolato durante gli scontri: l’uomo è stato accerchiato, colpito ripetutamente e preso a martellate anche quando era già a terra. Determinante l’intervento di un collega, che è riuscito a sottrarlo al pestaggio e a permetterne il successivo soccorso.

Nel mirino dei gruppi più violenti è finita anche la stampa. La Rai ha condannato «con la massima fermezza la gravissima aggressione subita oggi a Torino dalla giornalista Bianca Leonardi e dal suo filmmaker, appartenenti alla troupe del programma “Far West”». Secondo quanto riportato in una nota del servizio pubblico, i due operatori «sono stati presi di mira, aggrediti fisicamente, minacciati e costretti ad allontanarsi con la forza, mentre venivano lanciati sassi e distrutta l’attrezzatura di lavoro». Un’azione definita «violenta e organizzata», con l’obiettivo esplicito di impedire alla Rai di documentare quanto stava accadendo. L’episodio assume un peso ancora maggiore alla luce dell’inchiesta realizzata da “Far West” su Askatasuna, che ha contribuito a portare all’attenzione pubblica e istituzionale criticità e responsabilità legate al centro sociale. «Colpire i giornalisti in questo contesto significa tentare di intimidire il servizio pubblico e punire chi fa informazione», sottolinea la Rai, che ha espresso «piena solidarietà ai colleghi aggrediti» ribadendo che «attaccare i giornalisti significa attaccare il diritto dei cittadini a essere informati».

Dura la reazione del vicepresidente della Regione Piemonte, Elena Chiorino, che ha parlato di una violenza tutt’altro che improvvisa: «Quanto accaduto oggi strappa ogni velo. I militanti di Askatasuna si confermano per ciò che sono sempre stati: un gruppo di delinquenti che utilizza la piazza come strumento di intimidazione e mira a sovvertire l’ordine democratico». Per Chiorino non si tratta di dissenso: «Qui non c’è protesta, c’è solo odio organizzato e terrorismo politico. Quella di oggi è violenza di matrice terroristica». Sulla stessa linea l’assessore regionale Maurizio Marrone, che ha puntato l’attenzione sulla presenza di Avs in piazza accanto ai manifestanti: «Un partito che governa la città di Torino è sceso ufficialmente in strada insieme all’orda antagonista arrivata da tutta Italia e dall’estero per devastarla e linciare gli agenti, sotto gli occhi indignati dei torinesi». Marrone ha chiesto al sindaco Stefano Lo Russo «il coraggio politico di estromettere Avs dalla giunta e dalla maggioranza», avvertendo che «la città non è più disposta a tollerare questo scempio per meri calcoli di potere». Chiorino ha inoltre chiamato in causa la responsabilità di chi ha deciso di partecipare al corteo nonostante gli annunci di scontri: «Chi ha sfilato accanto a chi aveva apertamente preannunciato devastazioni porta una responsabilità politica e morale gravissima, senza alibi». Alle forze dell’ordine, ha concluso, «va una solidarietà piena e totale: lo Stato non arretrerà di un solo millimetro di fronte alla violenza antagonista».

Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha parlato di «vigliacco e infame pestaggio» e ha annunciato l’intenzione di rafforzare gli strumenti normativi contro i gruppi violenti: «Quanto accaduto conferma l’urgenza di nuove misure per sconfiggere chi si nasconde dietro il diritto di manifestare. La Repubblica italiana ha già sconfitto il terrorismo e sconfiggerà anche questo movimento antagonista ormai chiaramente eversivo». Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha contattato Piantedosi per esprimere la propria solidarietà all’agente aggredito e a tutti i membri delle forze dell’ordine rimasti feriti. A chiudere il quadro, le parole del premier Giorgia Meloni, che ha chiesto fermezza: «Questi non sono dissenso né protesta, ma aggressioni violente contro lo Stato. Il governo ha rafforzato gli strumenti contro l’impunità, ora è fondamentale che anche la magistratura faccia fino in fondo la sua parte, senza sconti né giustificazioni».

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