Torna la risalita della Merla, omaggio in barcé al Ticino
PAVIA. Edizione record della tradizionale risalita della Merla in barcè, che si effettua l’ultima domenica di gennaio o, come in questo caso, la prima di febbraio a celebrare quello che è l’ultimo dei “tre giorni della merla”. «È una tradizione che si ripete dai primi anni ottanta – sottolinea Antonio Maggi, dirigente del Club Vogatori Pavesi e neo presidente del Panathlon Pavia –, un tempo era organizzata dalla Mangialoca, poi siamo subentrati noi del Club Vogatori Pavesi». Erano una trentina i barcè a due e a quattro vogatori che attorno alle 8.30 di domenica hanno preso il via dalla casa galleggiante del Club in via Milazzo, in borgo basso, nella nebbia.
«Tipico scenario pavese alla partenza, almeno non ha piovuto – aggiunge Maggi – nebbia fitta, umidità e clima rigido, che però non ha spaventato nessuno».
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Il tragitto e la meta
La leggenda secondo cui i giorni a cavallo tra gennaio e febbraio sono i più freddi dell’anno è stata l’occasione per organizzare la risalita, aggiungendo all’evento sportivo la sfida agli elementi, così gli oltre 60 vogatori che hanno partecipato si sono messi di buona leva ai remi per risalire il Ticino e raggiungere, attorno a mezzogiorno, la meta prevista che era la spiaggia del Canarazzo, sulla riva destra, mentre un’altra sessantina ha raggiunto gli indomiti vogatori, chi in auto chi a piedi per festeggiare tutti assieme.
«In onore e in ricordo dell’avvocato Alberto Zucca, che ne fu un ideatore, l’abbiamo denominata la seconda regata del Pucin, soprannome del legale pavese grande appassionato di fiume – spiega il presidente del Club Vogatori Pavesi Alessandro Bacciocchi che in coppia con Elia Belli era alla testa del gruppo –. Abbiamo onorato la memoria del Pucin con un brindisi collettivo e quest’anno eravamo veramente in tanti».
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Gli equipaggi
Hanno partecipato equipaggi in rappresentanza del Club Vogatori Pavesi, della Canottieri Ticino, della Battellieri Colombo, della San Cristoforo di Milano, di un gruppo di appassionati vogatori di Vigevano e di una rappresentanza della Canottieri Guerini di Venezia e dell’associazione Marinai d’Italia di Milano che vogano in darsena con barche veneziane, oltre ai vogatori della Settemari Venezia, con cui il Club Vogatori è gemellato da un trentennio. Il cimento si è concluso con il pranzo accompagnato dalla bonarda dell’Oltrepo, per riscaldarsi nella fredda domenica. Il menù, come da copione, è stato quello tradizionale, pastasciutta preparata in loco dai volontari del club e l’immancabile bollito. La discesa è avvenuta poi nel primo pomeriggio, in tranquillità, attorno alle 16. Il “cimento” invernale inaugura l'anno della voga tradizionale a Pavia. Sono state rispettate le previste soste al Lido di Pavia e alla spiaggia del Vigile per un primo ristoro e per ricompattare tutto il gruppo di barche che lungo i nove chilometri del percorso controcorrente sul Ticino si è naturalmente allungato.
«Sono molto contento – chiude il presidente del Club Vogatori – il livello del fiume era buono e l’acqua pulita, per cui tutti erano soddisfatti. Nel mese di marzo ricambieremo il favore agli amici veneziani e parteciperemo alla Vogalonga che attraversa il Canal Grande e le isole (Burano, Murano) di Venezia. Sul Ticino, invece, riprenderemo le vogate a maggio».
L’assessora Gregorini
Dalla riva i numerosi barcè che hanno risalito il fiume hanno costituito uno spettacolo impressionante. «Ho seguito la risalita dalla riva – afferma l’assessora allo sport del Comune di Pavia Angela Gregorini –, insieme a me tanti pavesi sono rimasti colpiti dal gran numero di imbarcazioni presenti. Si percepiva la fatica ma anche la gioia dei vogatori. In particolare io li ho seguiti dalla riva sinistra finché ho potuto. Questa risalita ha confermato la mia idea che ci sia un grande interesse sia per chi voga che per chi guarda e quindi il nostro compito di amministratori è quello di valorizzare gli sport d’acqua, così ripeteremo i due open day a maggio e a settembre per invogliare i pavesi a provare ad andare in barca. Stiamo lavorando anche per riprendere le camminate la prima domenica del mese».