Omicidio Rocchelli, la famiglia respinge l’ipotesi archiviazione
PAVIA. L’inchiesta sul generale ucraino che potrebbe avere avuto un ruolo nell’omicidio del fotoreporter pavese Andrea Rocchelli, ucciso in Ucraina il 24 maggio del 2014, non è ancora chiusa. La famiglia della vittima si è opposta alla richiesta di archiviazione della procura, che ritiene di non avere elementi per chiedere di avviare un processo. A questo punto la palla passa al giudice Luigi Riganti, che dovrà fissare un’udienza per prendere la sua decisione.
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Il giudice può accogliere la richiesta della procura, e quindi archiviare il fascicolo, oppure può disporre altre indagini o l’imputazione coatta, accogliendo così la richiesta dei familiari del fotoreporter pavese. I parenti di Rocchelli, in primo luogo i genitori, non si sono mai arresi e a distanza di 11 anni dall’uccisione in Ucraina chiedono giustizia, dopo che nel 2021 era arrivata l’assoluzione per l’unico coinvolto e imputato di omicidio, il soldato italo-ucraino Vitaly Markiv, che faceva parte del plotone che sparò sul convoglio dei giornalisti (oltre a Rocchelli perse la vita anche l’amico e interprete Andrej Mironov). Rocchelli aveva 30 anni quando, il 24 maggio del 2014, fu ucciso mentre realizzava un reportage sulla situazione della popolazione civile nel Donbass, in Ucraina.
L’inchiesta bis
Dopo quel verdetto al centro dell’inchiesta per omicidio è finito un altro indagato: il generale ucraino che era a capo della divisione di cui faceva parte Markiv e che, secondo alcuni testimoni, avrebbe dato l’ordine di sparare sull’auto del tassista che trasportava i giornalisti.
Ma le indagini non avrebbero trovato elementi in grado di confermare l’ipotesi e il magistrato Stefano Civardi, procurato aggiunto a Pavia, ha così chiesto l’archiviazione del procedimento. I legali della famiglia, Alessandra Ballerini e Laura Guercio, sulla vicenda non rilasciano dichiarazioni. Non sono nemmeno note, nel dettaglio, le motivazioni con cui la procura di Pavia, dopo mesi di indagini, ha ritenuto di chiedere l’archiviazione. Si sa, però, qual è stata la base di quest’inchiesta bis: la stessa sentenza con cui venne assolto Markiv, che pur concludendo per l’assenza di responsabilità da parte del soldato italo-ucraino (per l’esattezza quel verdetto sancì la mancanza di certezze che fosse stato proprio lui a dare l’ordine di sparare) aveva stabilito una responsabilità invece certa della Guardia Nazionale, l’esercito regolare ucraino.
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Il verdetto del 2021
Lo stesso verdetto della Corte di Assise di Milano ribadiva questa conclusione, confermando il ragionamento già seguito dalla Corte di Assise di Pavia che aveva condannato in primo grado Markiv, e cioè che a sparare sulla comitiva di giornalisti non furono i ribelli filorussi ma l’esercito regolare, sulla base di un «ordine illegittimamente dato dai comandanti – si legge nella sentenza – perché in violazione delle norme che mirano alla protezione dei civili, ed eseguito dai militari della Guardia Nazionale e dell’Esercito appostati sulla collina». Da qui l’inchiesta bis. La richiesta di archiviazione della procura deve ora fare i conti con l’opposizione dei familiari.