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USA-Iran, al via il vertice in Oman tra diplomazia e minacce

Ci siamo. Si terranno il 6 febbraio, in Oman, i colloqui tra l’inviato americano per il Medio Oriente, Steve Witkoff, il genero di Donald Trump, Jared Kushner, e il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi. L’organizzazione del vertice è stata piuttosto accidentata, tanto che, mercoledì pomeriggio, era, a un certo punto, addirittura saltata. Poi, soprattutto a seguito delle manovre diplomatiche di Egitto, Qatar e Turchia, il meeting è stato nuovamente messo in agenda.

La bozza e i nodi irrisolti

Non solo. Secondo Al Jazeera, i tre Paesi mediatori avrebbero anche redatto una bozza di accordo, sulla cui base Teheran si impegnerebbe a rinunciare all’arricchimento dell’uranio per tre anni, a non usare missili balistici e a non armare più i suoi proxy. La bozza prevedrebbe anche un patto di non aggressione tra Stati Uniti e Iran. Non è al momento chiaro quale sia la posizione di Washington e Teheran su questo documento: documento che, almeno in teoria, dovrebbe rappresentare una sorta di compromesso. Gli ayatollah hanno ripetutamente affermato di non voler rinunciare all’arricchimento dell’uranio, mentre la Casa Bianca auspica una ferrea limitazione al numero e alla gittata dei missili balistici di Teheran.

Pasdaran, Israele e la tensione regionale

A questo si aggiunga che le Guardie della rivoluzione iraniana non sembrano troppo intenzionate a favorire un clima di distensione. Ieri, i pasdaran hanno infatti sequestrato due petroliere nel Golfo Persico e hanno schierato, in una base sotterranea, il nuovo missile balistico a medio raggio Khorramshahr-4. È anche alla luce di queste dinamiche che lo Stato ebraico appare preoccupato. Sempre ieri, Benjamin Netanyahu ha convocato il consiglio di sicurezza per affrontare il tema dei colloqui odierni tra americani e iraniani. Il premier israeliano non si fida della Repubblica islamica e ha chiesto a Washington di ottenere la limitazione del programma missilistico degli ayatollah. Del resto, per quanto abbiano appoggiato l’appuntamento diplomatico di oggi a Muscat, gli stessi Paesi arabi vogliono rassicurazioni rispetto ai proxy del regime khomeinista.

La linea di Trump

È quindi in questo quadro che Witkoff e Kushner si apprestano a negoziare con Araghchi, mentre Trump, negli scorsi giorni, ha schierato in Medio Oriente una decina di navi da guerra, oltre a una serie di sistemi di difesa aerea. Il presidente americano è deciso a usare la pressione militare per costringere gli ayatollah a negoziare da una posizione di debolezza. «Stanno negoziando, hanno paura che li colpiamo», ha dichiarato ieri l’inquilino della Casa Bianca.

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