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Pont, addio al macellaio Giovanni Boetto: «Un uomo simbolo di grande operosità»

PONT CANAVESE. Un uomo riservato e dedito al lavoro che ha insegnato alla sua famiglia a portare avanti l’attività creata da suoi genitori: la Macelleria Boetto che tra qualche anno compirà cent’anni. Se n’è andato venerdì 6 febbraio, all’età di 84 anni, lo storico macellaio di Pont Canavese Giovanni Boetto. Il paese perde un cittadino simbolo di un’operosità d’altri tempi e di tradizioni tramandate negli anni, che però oggi continuano nel lavoro della sua famiglia. Per la comunità “il masler” aveva anche ricoperto il ruolo di vicesindaco e di assessore.

A delineare chi fosse Giovanni Boetto e a raccontare la sua storia è il nipote Fabrizio Tarrocchione: «Da qualche tempo non stava bene, ma dopo un ricovero era tornato a casa, ai suoi amati Prati della fiera e l’aria di casa gli aveva fatto bene. Per me e mio fratello Daniele era un nonno, ma è stato anche qualcosa di più, un maestro. Ci ha insegnato tutto ciò che sappiamo fare e che portiamo avanti con la Macelleria Boetto. Nella vita di tutti i giorni era anche un uomo riservato, mai sopra le righe, che cercava di comportarsi sempre in maniera corretta con tutti».

L’attività di famiglia ha una lunga storia e la prosecuzione la si deve al suo temperamento: «La bottega di vendita carni era stata aperta da suo padre Paolo insieme alla mamma Carolina nel 1931 e lui l’aveva rilevata quando era giovanissimo – prosegue il nipote –. Le sorelle Rosita e Gina, infatti, avevano scelto un’altra strada. A quell’epoca la macelleria si trovava nei pressi della chiesa di San Francesco, poi il laboratorio è stato spostato ai Prati della fiera, in Borgata Pratidonio, negli anni Settanta. Il negozio rimase lì fino agli anni Ottanta, quando poi ha trovato sede dove è oggi, in via Marconi. A dargli una mano ci sono sempre state mia nonna Luigina, con cui si è sposato nel 1964, e mia mamma Sandra, a partire dal 1984. Oggi lavora in questa attività l’intera famiglia e io e mio fratello Daniele abbiamo raccolto il testimone».

Dietro alla longevità dell’attività c’è sempre stato il pensiero lungimirante di Giovanni Boetto: «Oltre alla macelleria volle fare qualcosa di diverso, come l’allevamento di trote. Era un’idea a cui teneva molto – racconta il nipote insieme al fratello Daniele –. Noi, a nostra volta, cerchiamo di portare avanti quanto ci ha insegnato, rendendo l’attività di famiglia attuale e attuabile, cioè sostenibile ai giorni nostri. Io e mio fratello abbiamo avuto la fortuna di iniziare a lavorare con lui dopo le scuole superiori, quando il nonno era giovane. Io sono nato nel 1988 e lui aveva soltanto 45 anni, quindi quando ha cominciato ad insegnarci il suo mestiere ne aveva soltanto una sessantina».

E il rapporto con i nipoti era unico: «Per noi è stato un mentore, un maestro. Da lui abbiamo imparato molto e forse proprio perché non si trattava direttamente di nostro padre e perché non si comportava da nonno sul lavoro. Piuttosto, si comportava da maestro. Ci ha insegnato tutto ciò che sapeva e a fare le cose in un determinato modo. Faceva e insegnava. Nel modo che ha permesso a questa attività di continuare a funzionare ancora oggi, a quasi cento anni dalla sua fondazione. Inoltre, ci ha insegnato a lavorare in armonia: la nostra è davvero un’attività di famiglia, perché oggi ci lavorano nostra mamma, io e mia moglie e mio fratello con mia cognata».

A ricordarlo è anche il sindaco di Pont Paolo Coppo: «È stato un imprenditore che ha saputo valorizzare l’operosità tipica del nostro territorio e i suoi prodotti locali. Non solo: ha saputo trasmettere alla sua famiglia e ai nipoti la continuità dell’azienda, che è ancora florida oggi. Anzi, si è trasformata e rinnovata. Un uomo riservato e simpatico, che è stato anche un personaggio importante per l’attaccamento al paese e alla sua gente e ha anche avuto un ruolo per l’amministrazione pubblica, ricoprendo il ruolo di vicesindaco negli anni Settanta e poi anche di assessore».

Giovanni Boetto lascia la moglie Luigina, la figlia Sandra con il marito Dino, i nipoti Fabrizio con Sabrina e Daniele con Elisabetta e i figli dei nipoti Giacomo, Carolina, Vittorio ed Agnese. Il rosario si svolgerà nella chiesa parrocchiale di San Costanzo a Pont domenica 8 febbraio alle 18, mentre i funerali si terranno lunedì 9 alle 15, sempre a San Costanzo.

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