Farao, dall’Oltrepo a San Siro nel corpo di ballo di Ghali
BORGO PRIOLO. In uno dei momenti più emozionanti della cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali Milano – Cortina a San Siro c’era anche Beatrice Farao, 21 anni, di Borgo Priolo: Farao ha fatto parte del corpo di ballo per la performance di Ghali, partita dalla poesia di Gianni Rodari contro la guerra, recitata in italiano, france se e inglese (ma non in arabo, lingua madre di Ghali insieme all’italiano, come inizialmente era stato previsto).
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Vestito di bianco, solo al centro dello stadio. Ghali si ferma davanti a ottantamila persone e recita “Promemoria”, la poesia di Gianni Rodari. Il rapper scandisce i versi in tre lingue: italiano, francese e inglese. Attorno a lui, un gruppo di ragazzi sotto i vent'anni si muove in sincrono. I loro corpi si incastrano fino a formare una colomba gigante. È il rito della tregua olimpica: l'impegno a fermare le armi finché durano i Giochi
Farao coltiva la passione della danza sin da quando era bambina. Studentessa universitaria alla facoltà di Farmacia, Beatrice si è avvicinata alla danza all'età di 8 anni, frequentando la scuola di ballo Tarditi di Voghera, per poi proseguire l'attività di ballo, con predilezione per gli stili classico, moderno ed heels, a Milano.
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C’era anche lei vestita di bianco, intorno a Ghali e, alla fine, a formare la colomba della pace. «La coreografia non è tecnicamente complessa nei passi – ha spiegato la ballerina oltrepadana - ma richiede una forte componente emotiva e interpretativa, con l'intento di rappresentare le parole di una poesia recitata da Ghali. La sfida principale è stata di coordinazione e precisione per muovere all'unisono tutti e 70 le ballerine , privilegiando qualità e impatto d'insieme rispetto alla difficoltà tecnica individuale».
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Promemoria (di Gianni Rodari)
Ci sono cose da fare ogni giorno:
lavarsi, studiare, giocare
preparare la tavola,
a mezzogiorno.
Ci sono cose da fare di notte:
chiudere gli occhi, dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per non sentire.
Ci sono cose da non fare mai,
né di giorno né di notte
né per mare né per terra:
per esempio, LA GUERRA.
L'esibizione ha coinvolto 70 ballerine e ballerini ed è durata 4 minuti. Beatrice è stata selezionata direttamente dalla coreografa dello spettacolo danzante Macia Del Prete, che ha scelto il gruppo di ballo tra le studentesse del primo, secondo e terzo anno dell'accademia Ormars Lab di Milano. «Studio in questa accademia milanese da un anno e mezzo – prosegue Beatrice - e sono esattamente a metà del mio percorso, che si snoderà per tre anni. Mi dedico alla danza ogni giorno, dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 16, con tanti sacrifici, ma tutto nasce dalla passione che mi accompagna da sempre. Nel frattempo porto avanti anche gli studi in Farmacia».
In vista dello spettacolo inaugurale dei Giochi Olimpici, le prove sono iniziate da mesi. «Siamo partiti nello scorso mese di ottobre – aggiunge la ragazza di Borgo Priolo - inizialmente le sessioni erano concentrate nei week end, poi sono diventate giornaliere con l'avvicinarsi dell'evento. La prima parte delle prove l'abbiamo svolta in scuole di danza, successivamente in una struttura costruita in scala reale rispetto allo stadio di San Siro, in modo da simulare correttamente gli spazi».
L’esibizione di Ghali – che durante la diretta è stato inquadrato solo da lontano e non nominato, era stata già al centro di polemiche, in particolare da parte della Lega, che aveva criticato la sua presenza all’evento inaugurale. Ghali ha scelto di non entrare direttamente nella polemica, ma di affidare ai social un messaggio che parla di censure percepite, identità multiculturale e del peso del silenzio in tre lingue, italiano, inglese e arabo: “So perché mi hanno invitato. So anche perché non ho più potuto cantare l'Inno d'Italia. So perché mi hanno proposto di recitare una poesia sulla pace... So che una lingua, quella araba, all'ultimo era di troppo”, scrive Ghali. “Lo so. So quando una voce viene accettata. So quando viene corretta. So quando diventa di troppo. So perché vogliono uno come me. So anche perché non mi vorrebbero”. E chiude: “So che un mio pensiero non può essere espresso. So anche che un mio silenzio fa rumore. So che è tutto un Gran Teatro”.
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