Dalle qualificazioni al trono di Abu Dhabi: la settimana perfetta di Sara Bejlek
Se il tennis ceco fosse un film, sarebbe un’opera infinita, uno di quei blockbuster girati in un technicolor vivido che non smette mai di stupire. L’ultima pellicola d’autore porta la firma di Sara Bejlek, mancina classe 2006, che sul cemento del Mubadala Abu Dhabi Open 2026 ha completato una scalata che definire “sorprendente” sarebbe quasi riduttivo. Partita dalle qualificazioni, la ventenne di Hrušovany nad Jevišovką ha messo in fila sette vittorie in otto giorni, superando in finale la russa Ekaterina Alexandrova con il punteggio di 7-6(5) 6-1. Un successo che profuma di storia: Sara, infatti, è la prima qualificata a trionfare nei cinque anni di vita del torneo e la prima ceca a iscrivere il proprio nome nell’albo d’oro degli Emirati.
Una “Maratona” senza fatica
Nonostante le fatiche accumulate, Bejlek è scesa in campo per l’atto finale con una freschezza quasi sfrontata. “Stranamente, mi sono svegliata la mattina come una persona completamente nuova e fresca, come se avessi avuto il venerdì libero e non una partita di tre ore” ha dichiarato a caldo la giovane ceca ai microfoni di ‘Tenisovy Svet’. Nemmeno la tensione per la finale più importante della carriera sembra averla scalfita: “C’era nervosismo, ma un nervosismo sano, di quelli che non ti fanno crollare. Un modo piacevole e positivo di vivere l’attesa”. Una maturità che si riflette nel gioco: sotto 2-4 nel tie-break del primo set, la talentuosa tennista ceca non ha battuto ciglio, infilando cinque degli ultimi sei punti per poi dominare un secondo parziale senza storia.
Oltre la terra rossa: il dogma di Jakub Kahoun
Fino a ieri, il nome di Bejlek era associato quasi esclusivamente alla terra rossa. Ma il 2026 sembra essere l’anno della metamorfosi. “So che non molti mi davano grandi possibilità sul cemento, ma la squadra ha sempre creduto in me” sottolinea Sara, dando credito al suo coach Jakub Kahoun. “Lui mi ha sempre detto che sono in grado di giocare su ogni superficie”. La vendetta consumata al primo turno contro Ashlyn Krueger (che l’aveva battuta agli Australian Open) e i successi su top-20 come Tauson e Alexandrova hanno confermato il salto di qualità: “Ho scoperto che il tennis femminile è una questione di testa. So che posso giocare con le migliori e anche batterle”.
La “fabbrica” ceca
Come accennato qualche riga più su, Bejlek è l’ennesimo prodotto di quella catena di montaggio incessante che è la scuola ceca. Si allena alla Prague Tennis Academy con David Skoch e condivide il campo con talenti come Muchova e Noskova. Il suo ingresso tra le prime 40 del mondo (da lunedì sarà n. 38 WTA, dopo aver cominciato il torneo degli Emirati da numero 101 del mondo) è stato battezzato con ironia dai veterani Jiri Novak e Barbora Krejcikova proprio durante il torneo, in occasione del suo ventesimo compleanno. “Mi prendevano in giro, dicevano che a vent’anni sarebbe cambiata la vita” racconta sorridendo. “Ogni volta che vincevo, Jiri mi diceva che a diciannove anni non sarei stata in grado di farlo, ma che a vent’anni era tutta un’altra vita. Credo che alla fine avesse ragione lui”.
L’Heavy Metal e il ghiaccio nelle vene
Fuori dal campo, Sara è tutto meno che stereotipata. Se nel rettangolo di gioco mostra “ghiaccio nelle vene” (nel 2025 ha vinto 14 degli ultimi 17 set decisivi disputati), fuori sfoggia un umorismo pungente e una passione viscerale per l’heavy metal, con tanto di tatuaggi dedicati a band come Metallica e Slipknot. In campo, però, la musica la suona lei con quel dritto mancino carico di angoli stretti e una prima di servizio oltremodo solida. Un mix di potenza e varietà che, unito a una gestione chirurgica delle palle break (trasformate al 68% nei match decisivi), la rende una sorta di incubo tattico per le destrimani.
L’euforia post-vittoria
Nonostante il balzo in classifica e i nuovi contratti con giganti come Nike e Babolat, Bejlek resta con i piedi ben piantati a terra, preferendo la compagnia dei suoi Yorkshire Terrier alle proiezioni di ranking. “Io e il mio allenatore non siamo una squadra che si pone obiettivi. Per noi, l’importante è mantenerci in salute e sentirci bene con questo sport. I risultati arriveranno di conseguenza”. Al momento, l’unico timore è il risveglio post-trionfo: “Non ho ancora realizzato cosa ho fatto. Sono così euforica… penso che domani mattina mi farà male tutto il corpo”. Dei piacevolissimi postumi che, siamo certi, Bejlek accoglierà con il suo solito, travolgente sorriso.