Censura cinese avanti senza sosta: condannato a 20 anni Jimmy Lai, editore pro-democrazia
La Cina prosegue nell’obiettivo di censurare gli attivisti pro-democrazia nel Paese. Jimmy Lai, editore del quotidiano Apple daily e critico verso il Partito comunista guidato da Xi Jin Ping, è stato condannato a 20 anni di prigione per «collusione e sedizione». Il suo patrimonio è stimato intorno a 1 miliardo di dollari. Come si legge in un documento riassuntivo dei giudici, «dopo aver considerato la grave e seria condotta criminale di Lai, la Corte ha ritenuto che la pena totale per Lai nel presente caso dovesse essere di 20 anni di reclusione».
Ma non è l’unico ad aver subito un provvedimento di questo tipo, visto che ultimamente altri due giornalisti cinesi, Liu Hu e Wu Yingjiao, sono stati arrestati per aver pubblicato un’inchiesta sulla corruzione di un funzionario comunista a Sichuan. Come loro, anche il noto attivista Joshua Wong, protagonista della “Rivoluzione degli ombrelli” nel 2014, si trova in carcere da più di 4 anni per la sua attività d’opposizione al regime comunista cinese.
La Cina censura ancora: condannato a 20 anni l’editore pro-democrazia Jimmy Lai
Secondo la decisione dei magistrati, Lai dovrà scontare altri 18 anni dietro le sbarre, visto che due di questi sono già trascorsi. Il capo dell’esecutivo di Hong Kong, John Lee, ha evidenziato che la condanna di Lai è stata «molto appagante», dal momento che «i suoi crimini sono stati efferati e malvagi fino all’estremo. La sua pesante condanna a 20 anni di carcere è una dimostrazione dello stato di diritto».
Ma la famiglia di Jimmy non ha intenzione di tacere davanti ai soprusi, e ha deciso di opporsi senza mezzi termini alla decisione processuale. «Condannare mio padre a questa pena detentiva draconiana è devastante per la nostra famiglia. E mette a repentaglio la sua vita», ha affermato il figlio Sebastian. Invece la secondogenita di Lai, Claire, ha spiegato che la sentenza è «straziante e crudele, visto che la sua saluta è peggiorata da quando si trova in prigione. Se la pena verrà eseguita, morirà da martire dietro le sbarre».
La Gran Bretagna si mobilita…
Il ministro degli Esteri britannico, David Lammy, ha deciso di mobilitarsi dopo aver appreso della sentenza verso Lai. «Dopo la sentenza odierna, approfondiremo rapidamente il caso del signor Lai – ha affermato –. Siamo al fianco del popolo di Hong Kong». La Cina, però, continua a definire come «legittima» e «ragionevole» l’ultima sentenza. Tanto che l’omologo di Lammy a Pechino ha respinto qualsiasi interferenza esterna, sottolineando che «non c’è spazio per discussioni». Poi ha invitato gli altri Paesi «a rispettare la sovranità della Cina, a rispettare lo stato di diritto a Hong Kong, ad astenersi dal rilasciare dichiarazioni irresponsabili e ad astenersi dall’interferire, in qualsiasi forma, nel sistema giudiziario o negli affari interni».
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