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Al Parini di Milano il collettivo occupa, il preside “contro occupa” e dorme a scuola: «Un teatrino mortificante, non mi rassegno»

«Chi ha a cuore l’educazione dei giovani non può offrire un’ideologia. Il giovane resta in definitiva nella sua solitudine e con il suo grande desiderio di scoprire il significato delle cose e del proprio destino». A scriverlo, in una lettera aperta pubblicata su Libero, è Massimo Nunzio Barrella, preside dello storico liceo Parini di Milano, occupato lunedì su iniziativa del collettivo Rebelde, con l’aiuto dell’Unione degli Studenti. A trascorre le notti a scuola, però, non ci sono solo gli studenti, ma anche Barrella, non nuovo a iniziative del genere «non perché io sia connivente, il contrario». «Il mio giudizio è netto e non è mai mutato: si tratta di un gesto illegale, antidemocratico e violento», scrive ancora il dirigente scolastico, chiarendo che la sua scelta di rimanere in ufficio durante la notte è «a tutela degli stessi occupanti».

Il preside del Parini dorme a scuola contro le occupazioni dei collettivi

Barrella, come ricorda lui stesso, è alla settima occupazione in sei anni durante i quali si è sempre fermato per vigilare sull’istituto e sui ragazzi, «così come la notte scorsa, senza dormire un minuto». Per questa sua scelta e per la netta condanna della pratica delle occupazioni, negli anni passati è anche finito al centro di una polemica con il sindaco di Milano, Giuseppe Sala. Circostanza che non ha fatto arretrare il preside: «Dica ciò che vuole il Sindaco Sala, che per una affermazione di identico tenore mi attaccò due anni fa su tv e giornali per tale giudizio. Nessun potere mi farà cambiare opinione», scrive oggi, ricordando che «non lasciare entrare chi la pensa diversamente – studenti e professori – è inaccettabile. Le forze dell’ordine non possono far nulla. Tutti dobbiamo rassegnarci alla filosofia dell’Adda passà a’ nuttata».

La ribellione contro «un teatrino mortificante»

Cosa che, chiaramente, Barrella non è disposto a fare, spiegando che «ogni volta devo assistere a questo teatrino mortificante, dove i comunicati arrivano già pronti con il linguaggio fin troppo noto dei “cattivi maestri”. Il gruppo di occupanti si piega a logiche strumentali. Non voglio studenti eterodiretti e plagiati, ma con una ragione critica e libera da ideologie. Allo schema giovani democratici ribelli e Dirigente scolastico fascista o neofascista, asservito al potere reazionario, non ci crede neppure il sincero e nostalgico veteromarxista».

L’impegno per studenti «con una ragione critica e libera da ideologie»

Nella lettera il preside poi si sofferma sulla “piattaforma” alla base dell’occupazione: una «minestra riscaldata» che mette insieme tematiche di sindacalismo studentesco, come la presunta «poca disponibilità all’ascolto del Dirigente scolastico (sic!)», con tutto il pretestuoso armamentario ideologico e politico che si sente rilanciare anche da certe piazze: protesta contro «lo Stato repressivo guidato da un governo neofascista», contro le Olimpiadi «come strumento di un perverso capitalismo sempre imperialista», contro il trumpismo, per la causa pro -Pal, «perdendo la memoria sulle stragi purtroppo in Iran e di altre decine di situazioni nel mondo».

«Tutto ciò – chiarisce Barrella – non mi scandalizza. Chi ha a cuore l’educazione dei giovani non può offrire un’ideologia. Il giovane resta in definitiva nella sua solitudine e con il suo grande desiderio di scoprire il significato delle cose e del proprio destino. Io ho una sorta di mio motto “episcopale”, che riassume sinteticamente cosa dovrebbe essere una vera scuola, è una citazione di Alberto Magno riferita alla Politica, ma calza perfettamente anche per la scuola: In dulcedine societatis quaerere veritatem («Cercare la verità nella dolcezza dello stare insieme»). Ma non è meravigliosa? Non è un livello più profondo e scevro da tentazioni ideologiche?».

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