Dalle piante resistenti al Dna delle popolazioni: in ateneo c’è il Darwin Day
PAVIA. Oggi è il Darwin Day. Nell’aula del Quattrocento dell’Università di Pavia (ingresso da piazza Leonardo da Vinci) una maratona di conferenze da non perdere. INgresso libero.
Ore 9. Paolo Mazzarello, direttore di Kosmos, il museo di Storia naturale dell'Università, racconterà la contesa sulla Darwin medal della Royal Society di Londra concessa a GianBattista Grassi, il primo non-britannico ad ottenere questo prestigioso riconoscimento internazionale dedicato a chi si fosse distinto negli studi biologici.
Ore 9.30. Amalia Spina, stratigrafa e palinologa, professoressa associata del Dipartimento di Fisica e Geologia dell'Università di Perugia, terrà una conferenza su "La resilienza delle piante terrestri attraverso la storia della Terra: sopravvivere ai grandi cambiamenti paleoclimatici”: una riflessione per scoprire come le piante terrestri abbiano attraversato i grandi cambiamenti paleoclimatici che hanno segnato la storia della Terra mettendo in luce sorprendenti strategie di adattamento. Grazie alla palinologia — lo studio di pollini e spore fossili — saranno ricostruiti ecosistemi del passato geologico per arrivare a capire come la vegetazione sia riuscita a prosperare anche durante le crisi più profonde. La ricerca di Spina si concentra principalmente sui microfossili organici (pollini, spore e microfitoplancton) e sulla risposta della flora parente agli eventi di stress ecologico (aumento della anidride carbonica atmosferica, acidità degli oceani etc.) registrati nella storia della Terra.
Ore 10.15. Hovirag Lancioni, professore associato in Genetica al Dipartimento di Chimica, Biologia e Biotecnologie dell’Università di Perugia, parlerà di come il DNA racconta la storia evolutiva dell’uomo e degli animali: “un focus sull’Italia”. Da sempre ci si è interrogati sull’origine e sulla storia dell’uomo moderno e sui processi di migrazione e dispersione che hanno portato alla distribuzione delle attuali popolazioni umane. Tale argomento è stato affrontato dai ricercatori sotto molteplici punti di vista: storico, linguistico, antropologico e genetico. Quest’ultimo approccio è quello che ha permesso di delineare un quadro finalmente più chiaro dei processi migratori nel tempo e nello spazio.
Ore 11.30. Elena Casetta, docente al Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università di Torino, dove insegna filosofia della biologia e metafisica, si domanderà “Quanto è naturale la selezione naturale?”. Per far comprendere al suo pubblico la selezione naturale, Darwin cominciò L’origine delle specie illustrando un fenomeno molto familiare: la domesticazione. In questo era stato ispirato dalla sua personale esperienza di allevatore di piccioni domestici a Down House, la sua abitazione nel Kent: come avviene, si domandava, che un’unica specie selvatica – Columba livia – produca così tante forme diverse? Si discuterà della distinzione tra selezione artificiale e selezione naturale e la domanda alla quale si proverà a rispondere è se questa distinzione abbia ancora senso, in un mondo dove gli esseri umani sono diventati una specie globale.
Ore 12.15. Domenico D’Alelio, ecologo, primo ricercatore alla Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli e presidente dell'Associazione Italiana di Oceanologia e Limnologia,si occupa principalmente di ecologia ed evoluzione del plancton. La sua relazione si intitola: “Microcosmi. Come la vita invisibile dell’acqua dà forma al nostro mondo”. Le invisibili forme di vita che popolano fiumi, laghi, mari e oceani danno luogo a una moltitudine di comportamenti e relazioni e a una ricchezza di biodiversità che ci nutre, ci cura e rende possibile la nostra sopravvivenza sul pianeta Terra.