Barabino Salumi, dichiarato il fallimento
TORTONA, Si conclude con il fallimento la storia di una gloriosa azienda alimentare tortonese: i proprietari della Barabino Salumi dopo anni di grandi difficoltà economica portano i libri in tribunale e a breve sarà nominata la curatela fallimentare. È il triste epilogo di una storia ultracentenaria, un'azienda rinomata in tutta Italia, capace di produzioni di grandissima qualità, come il prosciutto cotto "L'insuperabile", per decenni tra i più ricercati nelle salumerie del Piemonte e, attraverso la grande distribuzione, sul territorio nazionale in genere, pregiato per le ricette artigianali tramandate da generazioni e per la qualità della materia prima e del processo produttivo.
Fondata nel 1885 come sviluppo industriale di un allevamento di suini, avviata da Santino Barabino, venne allestita come vero e proprio salumificio nel 1919, fondata da suo figlio Francesco fondò il salumificio che ancora oggi porta il suo nome.
Nel 1996 la realizzazione del nuovo stabilimento e l'adeguamento alle norme più evolute di tutela qualità, rintracciabilità di prodotto, registrazioni e controlli a partire dalla materia prima fino all’etichettatura del prodotto finale, fino alle certificazioni, volute per ampliare spazi di vendita verso i mercati francese e tedesco. Da circa un decennio però la situazione di mercato era molto mutata, difficoltà finanziarie e di distribuzione avevano indotto a contrarre la presenza nei supermercati e la perdita di clienti importanti, fino a ripetuti passaggi di proprietà che si sono ritrovati poi a condurre l'azienda attraverso crisi irreversibili.
cosa succede ora
Attualmente i dipendenti sono undici e non ricevono lo stipendio da alcuni mesi: a tutela dei loro interessi i sindacati, che hanno anche coinvolto le istituzioni, con un incontro avuto nei giorni scorsi con il sindaco Federico Chiodi. «Ai lavoratori è stato comunicato il giovedì di non presentarsi al lavoro il lunedì successivo, a fine gennaio, poichè il titolare avrebbe presentato i libri in tribunale», riferiscono alla Cgil Flai. Ora si attende la nomina di un curatore fallimentare, che dovrebbe arrivare verso il 20 febbraio, per poi porre la società in liquidazione e mettere in sospensiva i lavoratori, che a quel punto potrebbero dimettersi per giusta causa e avere così accesso agli ammortizzatori sociali come la Naspi.
Inoltre il sindacato chiederà accesso al fondo di garanzia dell’Inps per ottenere il trattamento di fine rapporto per i dipendenti e l'intervento su eventuali proprietà dell'azienda, se ne risultassero. Resta comunque la perdita di professionalità, di un marchio storico e di un vanto per le produzioni del territorio, anche se la qualità e i volumi di produzione dell'azienda da qualche anno erano ormai ridotti al minimo. —