Italiani in viaggio: più biancheria in valigia e zero compromessi sulla doccia
C’è un momento, prima ancora di chiudere la zip del trolley, in cui il viaggio diventa una dichiarazione di intenti: non è solo una questione di destinazione, ma di abitudini, di comfort, di piccoli rituali che raccontano chi siamo anche lontano da casa. E se c’è un dettaglio che gli italiani non sono disposti a sacrificare sull’altare dell’avventura, è la pulizia.
Secondo un’indagine condotta da eDreams su 9.000 viaggiatori in sette Paesi, il rapporto tra italiani e igiene personale in vacanza è tutto fuorché superficiale: è un equilibrio calibrato tra organizzazione, prudenza e quel bisogno quasi emotivo di sentirsi “a posto” prima di uscire dalla propria comfort zone.
La valigia come manifesto: più mutande che souvenir
La domanda è antica quanto il viaggio stesso: quanta biancheria intima portare? Per il 44% degli italiani la risposta è chiara – più di un paio al giorno, perché l’imprevisto non avvisa e la tranquillità passa anche da un cambio in più. Il 42% si attiene alla regola minimalista del “una al giorno”, mentre solo il 10% sceglie la via spartana di portarne meno e lavarle all’occorrenza.
È un dato che dice molto: nella valigia degli italiani la prudenza pesa quanto le scarpe. E se è vero che metà degli intervistati dichiara di non lavare mai – o raramente – i propri vestiti a mano in vacanza, resta comunque un 24% che ammette di ricorrere spesso al lavandino dell’hotel come improvvisata lavanderia serale. Una scena che, tra ironia e necessità, fa ormai parte dell’immaginario collettivo del viaggiatore europeo.
Beauty routine, tra fedeltà e adattamento
L’igiene non si ferma alla biancheria. La beauty routine, spesso relegata a capriccio estetico, emerge invece come elemento strutturale dell’esperienza di viaggio. Il 38% degli italiani mantiene in vacanza la stessa routine di casa, senza tagli né scorciatoie, quasi a voler ribadire che l’identità personale non va in pausa insieme all’ufficio.
Un altro 30% adatta i propri gesti quotidiani alla destinazione – clima, ritmi, contesto culturale – mentre il 19% sceglie la via pragmatica della semplificazione. In controluce si intravede una generazione più giovane e un universo femminile più flessibile, capaci di modulare la propria routine in base alla meta, senza però rinunciare del tutto al rituale.
Il ritorno: la doccia come rito di passaggio
Ma è al rientro che l’anima igienica italiana si manifesta con maggiore chiarezza. Il 45% degli intervistati confessa di non toccare la valigia prima di una doccia rigenerante, come se il viaggio dovesse essere simbolicamente “lavato via” prima di rientrare nella quotidianità. È un gesto che ha qualcosa di catartico: non solo pulizia fisica, ma riallineamento mentale.
C’è poi un 14% che porta la disciplina a un livello superiore, disfacendo il bagaglio direttamente in garage per trasferire tutto in lavatrice ad alta temperatura, in una sorta di quarantena domestica preventiva. All’opposto, una minoranza sceglie l’abbandono temporaneo: valigia accanto alla porta per giorni, o divano e pizza prima di affrontare lo smistamento. Anche questa, in fondo, è una forma di gestione del rientro.
Generazioni e differenze: tra praticità e previdenza
Le differenze generazionali tracciano un ulteriore confine: giovani tra i 25 e i 34 anni e donne tendono a sovrabbondare con la biancheria, mentre uomini e over 65 privilegiano la misura di un cambio al giorno. Gli over 65, insieme agli uomini, sono anche i meno inclini a lavare i vestiti a mano durante la vacanza, segno di una praticità che si ferma prima dello “sfregare nel lavandino”.
Allargando lo sguardo oltre i confini nazionali, emergono curiosità interessanti: statunitensi e portoghesi sono i più generosi con la scorta di mutande, mentre i francesi si distinguono per una maggiore predisposizione al bucato in vacanza. Ma gli italiani restano fedeli a un rituale che li identifica: la doccia prima di disfare la valigia, un gesto semplice che diventa cifra culturale.
Viaggiare sì, ma restando se stessi
In un’epoca in cui il viaggio è sempre più rapido, digitale, condiviso, queste abitudini raccontano un bisogno profondo di continuità. L’igiene, la cura personale, il modo in cui si affronta il rientro non sono dettagli marginali, ma piccole liturgie quotidiane che tengono insieme identità e movimento.
Gli italiani possono cambiare città, lingua, fuso orario. Possono adattarsi ai ritmi di New York o alle spiagge del Portogallo. Ma una cosa resta costante: la valigia si prepara con metodo, la beauty routine non si improvvisa e, prima di disfarla, una doccia è quasi sempre la prima, silenziosa, forma di ritorno a casa.