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Autostrade d’Italia: la mostra in Triennale che racconta un secolo di movimento

Si potrebbe diventare “autonauti” e viaggiare su una “cosmopista”. La rete autostradale italiana, tra le più varie e ardite al mondo, potrebbe spingerci a fare i viaggi suggeriti dallo scrittore argentino Julio Cortázar e da sua moglie Carol Dunlop, lenti autonauti in Francia, tra Parigi e Marsiglia, nel 1983. E se ci toccasse, da normali automobilisti, vivere l’incubo descritto da J. G. Ballard nel romanzo “L’isola di cemento”?

Sono solo suggestioni letterarie a margine di una bella mostra a Milano in Triennale, dove ha sede l’olimpica Casa Italia, per il periodo dei Giochi invernali (termina il 22 febbraio).

Promossa da Autostrade per l’Italia (Aspi) e realizzata con il MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma, la mostra – curata da Pippo Ciorra con Angela Parente – accompagna in un percorso tra ieri, oggi e domani, attraverso le fotografie prese dall’alto, il punto di vista degli angeli, dal fotografo di fama internazionale Iwan Baan. Non a caso il titolo è “Italia in Movimento. Autostrade e futuro”.

Come le antiche strade romane

Un movimento iniziato cento anni fa, per la precisione nel 1924, con l’apertura della Milano Laghi, prima autostrada al mondo. L’espansione della rete ha mutato in profondità il paesaggio, ha connesso le città, avvicinato culture, creato architetture, generato servizi e sogni. Un po’ come fecero le antiche strade romane, che oggi percepiamo solo come reperti archeologici senza renderci conto che hanno trasformato i nostri progenitori, di conseguenza pure noi.
La mostra propone (ci riesce) una riflessione su infrastrutture che riguardano tutti. A Milano è riadattata rispetto alla versione primaria che ebbe luogo al MAXXI di Roma nel 2024, anche perché movimento vuol dire Olimpiadi, e questi di Milano-Cortina 2026 sono inediti Giochi diffusi, sparsi tra una metropoli e il cuore delle Alpi. Faranno scuola, c’è da scommettere. Ha dichiarato Arrigo Giana, ad di Aspi: “Le infrastrutture autostradali sono vettori di crescita e coesione sociale. Con questa mostra, che sottolinea la presenza di Aspi a Milano Cortina 2026, ribadiamo la centralità della nostra rete come asset strategico capace di connettere territori e grandi eventi internazionali”.

I riti dell’autogrill

Le foto dell’olandese Iwan Baan, esperto narratore di urbanizzazioni che vanno dalle metropoli cinesi a Houston, da Dubai a Tokyo, sono una parte della mostra, sia pure la più suggestiva. Divisa in quattro sezioni, l’esposizione mette sotto gli occhi del visitatore la storia delle costruzioni autostradali in Italia, con pannelli esplicativi, dalla pionieristica Milano Laghi, all’Autosole che segnò una conquista strategica nel periodo del boom economico, ai tronchi più recenti. Una sezione è dedicata agli spazi sociali e conviviali di un mondo eterotopico (il termine significa “altro luogo” ed è stato usato a ragione dal curatore Pippo Ciorra) come l’autostrada. Ecco gli autogrill, le aree di servizio e i caselli progettati da grandi nomi dell’architettura: Pier Luigi Nervi, Angelo Bianchetti, Vittorio De Feo, Mario Ridolfi, Melchiorre Bega, Costantino Dardi, Gianugo Polesello. Intelligenze applicate al futuro che scorre, a persone in movimento, a nuovi riti: mangiare un Camogli, sonnecchiare nelle aree di sosta, comprare un giocattolo all’autogrill. Nel mondo eterotopico si parlano neolingue franche. Dieci anni fa uscì, a cura dello scrittore e architetto Gianni Biondillo, con testi di Nazione Indiana, il “Piccolo vocabolario autostradale ad uso dei contemporanei”, edito da Rubbettino: andrebbe aggiornato, ha detto in Triennale l’architetto e docente universitario Andrea Gritti, che ne fece la postfazione. Perché i lemmi autostradali sono in crescita continua, captano umori, catturano novità tecnologiche, generano neologismi. L’autostrada, pur strettamente connessa a luoghi reali, è un universo a sé, un’ideale cosmopista che crea relazioni anche insolite. È così siamo tornati a Cortázar, la cui citazione dobbiamo a all’architetto Gritti, cultore dello scrittore argentino che nacque a Bruxelles e visse a lungo a Parigi. Altra sezione tematica, è quella dedicata al futuro della mobilità, con le immagini di Emiliano Ponzi.
Una cosa è certa: chi visita la mostra milanese non vivrà più l’autostrada con la distrazione di prima, ma capirà di attraversare i tracciati di opere colossali che oltre a unire le città fanno cultura, influiscono sul costume e abitano, con i loro segni, persino il nostro paesaggio interiore.

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