Francia, Macron mette una ministra a capo della Corte dei Conti. E’ polemica: “Occupa istituzioni prima di andare via”
Il 23 febbraio, Amélie de Montchalin, attuale ministra dei Conti pubblici, prenderà la testa della Corte dei Conti. La nomina da parte di Emmanuel Macron – è una delle prerogative costituzionali del capo dello Stato – rompe la consuetudine di questa antica istituzione che vuole che, a presiederla, siano personalità a fine carriera che, secondo la formula dell’ex presidente del Consiglio costituzionale Laurent Fabius, non abbiano “nulla da temere né nulla da sperare”. Invece Amélie de Montchalin ha 40 anni e una lunga carriera davanti a sé. È anche la prima donna a ottenere il posto. Ma non è per questi motivi che l’annuncio sta sollevando la polemica in Francia.
Amélie de Montchalin, più volte ministra dal 2020, prima alla Funzione pubblica, poi alla Transizioni ecologica e infine, dal dicembre 2024 ai Conti pubblici, è un volto di primo piano del macronismo: fino a poche settimane fa difendeva in Assemblea nazionale il bilancio dello Stato del 2026, tra pochi giorni sarà chiamata a pronunciarsi su quegli stessi conti pubblici. Oserà criticarli? Nessun ministro in carica era mai stato catapultato prima d’ora in Francia alla testa della Corte dei Conti. Le opposizioni hanno denunciato il rischio di conflitto di interessi e la “politicizzazione” dell’istituzione. Gli stessi magistrati della Corte in una missiva hanno sottolineato la loro preoccupazione per l’indipendenza dell’istituzione.
La stampa francese ricorda che a suo tempo, anche l'”iperpresidente” Nicolas Sarkozy, arrivando all’Eliseo nel 2007, aveva promesso dei “contro-poteri” e nominò alla Corte dei Conti un socialista, Didier Migaud. Macron è anche accusato di piazzare “i suoi amici” nei posti chiave della République. Il caso di Amélie de Montchalin non è isolato: ha già promosso Richard Ferrand, passato direttamente dalla presidenza dell’Ufficio esecutivo del partito macronista Renaissance a quella del Consiglio costituzionale, mentre Emmanuelle Wargon, ex ministra della Casa, ha preso la presidenza della Commissione per la regolamentazione dell’energia.
In un contesto segnato dall’ascesa del Rassemblement National in vista delle presidenziali del 2027, questa serie di nomine macroniste solleva alcuni interrogativi: al di là del singolo incarico, e del profilo tecnico delle persone scelte, ciò che viene contestata è l’intenzione attribuita a Macron di voler “blindare” i vertici delle principali istituzioni, mentre il suo mandato si avvia alla conclusione, in vista del dopo-2027. Non è sfuggito a Marine Le Pen che può facilmente strumentalizzarle. La leader RN ha chiesto “solennemente” al capo dello Stato di “abbandonare la nomina” della ministra alla guida della Corte: “Emmanuel Macron – ha scritto la Le Pen su X – ha rovinato i conti pubblici e Amélie de Montchalin ha una pesante responsabilità su questo bilancio disastroso. Come credere che sarà capace a assumere l’indipendenza indispensabile a questa nobile istituzione?”. L’esponente dell’estrema destra ha poi accusato il presidente di voler “perturbare la futura alternanza democratica”.
Anche se la candidatura all’Eliseo di Marine Le Pen resta sospesa alla sentenza della corte d’Appello, nel processo sulla frode all’Unione europea, il RN, anche con il suo pupillo, Jordan Bardella, come candidato, ha grosse probabilità, secondo i sondaggi, di accedere, per la terza volta consecutiva, al ballottaggio. Su Le Monde, la giornalista Nathalie Segaunes solleva un interrogativo sull’equilibrio dei poteri e sul potere di nomina del presidente della Repubblica: “Mentre l’ipotesi di un arrivo dell’estrema destra al potere è nella mente di tutti, – scrive Le Monde – giuristi e alti funzionari hanno avviato una riflessione sui possibili contrappesi da predisporre di fronte a eventuali derive. È in corso uno studio sulla resilienza democratica, per ora riservato, il cui obiettivo è valutare i rischi di un arretramento delle istituzioni liberali in Francia e analizzare le proposte delle forze politiche per farvi fronte. La tutela dell’indipendenza della procura, dell’audiovisivo pubblico e delle autorità indipendenti è al centro dei lavori”.
Amélie de Montchalin prende di fatto la poltrona della rue Cambon che fino al dicembre 2025 era stata occupata dal socialista ed ex ministro Pierre Moscovici. A settembre, Moscovici, 67 anni, aveva annunciato che si sarebbe dimesso prima del termine del mandato, prorogato al settembre 2026, per raggiungere la Corte dei Conti europea. Alcuni giorni fa François Villeroy de Galhau, da quasi undici anni governatore della Banca di Francia, ha annunciato a sua volta che avrebbe lasciato l’incarico a giugno, senza aspettarne il termine, previsto alla fine del 2027. In una lettera ai dipendenti della Banca di Francia Villeroy de Galhau ha scritto di aver lasciato tempo sufficiente per “organizzare tranquillamente la sua successione”.
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