“Il ddl Bongiorno fa ricadere su chi la violenza la subisce l’obbligo di dire esplicitamente No”: la protesta a Roma
In occasione dei 30 anni dall’approvazione della legge contro la violenza sessuale del 1996, che ha reso lo stupro un reato contro la persona e non contro la morale, i centri antiviolenza e le organizzazioni femministe e transfemministe di Roma – come in tutta Italia, da Milano a Napoli e Bari – tornano in piazza per dire no al Ddl Bongiorno, la proposta di legge promossa dalla senatrice leghista, al momento in commissione Giustizia al Senato. A far infuriare le realtà che da anni si occupano di contrastare la violenza di genere, è la definizione di stupro, definita in un primo momento, nel testo approvato alla Camera in maniera bipartisan, come un atto compiuto “senza il consenso libero e attuale“, modificato poi, in commissione al Senato su spinta della lega, con la frase “contro la volontà della persona“.
“Sostituire la parola consenso con dissenso significa mettere il corpo delle donne a disposizione fino a prova contraria – spiega Simona Ammerata, di D.i.Re, rete che raggruppa 88 organizzazioni in Italia che gestiscono 118 Centri antiviolenza e più di 60 Case rifugio – significa spostare la responsabilità della violenza sulla vittima e non sul colpevole.”
In piazza oltre alle attiviste e alle associazioni transfemministe, erano presenti anche alcune esponenti dell’opposizione, come la senatrice Pd Susanna Camusso e la deputata Laura Boldrini. “Noi diciamo meglio niente che questa legge – dice Boldrini – questa proposta ci porta indietro.”
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