I residenti di Pavia Est: «Pronti ad azioni legali contro lo spostamento del campo sinti»
Pavia. La notizia era nell’aria da talmente tanto tempo che, il giorno dopo la sua ufficializzazione, a Pavia Est nessuno è particolarmente sorpreso. Che la parte nord del campo Sinti di piazzale Europa sarebbe stata spostata nel quartiere lo si diceva da mesi, e che la giunta abbia scelto il terreno su via Aschieri (al Bivio Vela) invece che quelli poco distanti che erano stati ipotizzati in un primo momento (quello all’incrocio tra via Chiri e via Saragat e l’appezzamento a sud est di via Saragat), poco cambia per i residenti. Ciò non vuol dire, però, che l’abbiano presa troppo bene. Il clima, tra chi ci abita e chi ci lavora, è tra l’allarmato e il preoccupato.
Il comitato di quartiere
La voce più combattiva è quella del “Comitato di quartiere zona artigianale Pavia Est”, che ieri pomeriggio ha bussato porta a porta a diverse attività che hanno sede nei dintorni di via Aschieri per rafforzare la rete e creare contatti. Nato oltre un anno fa per gestire altre problematiche, il Comitato è diventato poi un canale naturale per confrontarsi anche su questo argomento: «Ci siamo sempre opposti a questo insediamento – spiega Sara Fontana, rappresentante del gruppo – ritenendolo un danno dal punto di vista dell’immagine e del decoro della zona. La posizione scelta, infatti, è completamente a vista, e questo rischia di avere un impatto sulla valutazione degli immobili di chi, da quarant’anni a questa parte, investe, lavora e abita qui». Per provare a fermare la decisione della giunta, quindi, il Comitato sta cercando di fare gruppo, e si è rivolto alle associazioni di categoria per chiedere interventi a tutela delle attività.
Il gruppo Colombarone
Contro la decisione anche il “Gruppo Colombarone San Pietro e Pavia Est”, di cui fanno parte una sessantina di proprietari le cui abitazioni si trovano nelle immediate vicinanze. Le loro case stanno, per lo più, in un ampio complesso residenziale che confina con il campo in questione: a separarle dall’insediamento sinti ci sarebbe solo una striscia di bosco. Nel gruppo ci sono anche residenti delle vicine Cascina Morone e Cascina Madonnina. «Ce lo aspettavamo» commenta Fabio Jannaccone Pazzi, portavoce del gruppo. Le preoccupazioni che esprimono riguardano anche in questo caso soprattutto i valori patrimoniali. «Hanno deciso di farlo qui accanto – continua Jannaccone – ma se lo avessero fatto cento o duecento metri più avanti, sarebbe stato uguale. Qui è già da un annetto, da quando si è cominciato a discutere dell’eventualità, che non si riesce a vendere più una casa. La questione ci preoccupa non poco, ma abbiamo intenzione di agire con razionalità: ora leggiamo la delibera della giunta, capiamo se esistono i presupposti legali per opporsi e poi, eventualmente, lo faremo». Rimane aperta, quindi, la strada del dialogo: «La minoranza ha richiesto un consiglio comunale dedicato all’argomento - continua il portavoce – e sarà in quella sede che speriamo di poterci confrontare di nuovo con l’amministrazione».
I commercianti
A parlare con chi la zona la vive ogni giorno, comunque, si capisce che la preoccupazione riguarda anche i tempi previsti per l’insediamento: secondo la delibera, il campo sinti dovrà rimanere lì per al massimo 24 mesi, ma lo scetticismo è comprensibile: «Io ricorderei – dice un commerciante – il caso di via Bramante. Anche lì dovevano rimanere in via temporanea, invece saranno trent’anni che nessuno li sposta. Vorremmo evitare che accada anche qui. Tra l’altro – aggiungono – la decisione è stata presa in maniera unilaterale da un sindaco che ci aveva chiesto, all’inizio del mandato, cosa volessimo per il quartiere: avevamo chiesto più decoro, e questa è la dimostrazione che le nostre richieste non sono state minimamente tenute in considerazione».