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“È nato a Gaza, non può curarsi in Israele”: tribunale blocca il viaggio di un bambino palestinese malato di tumore

Una manciata di chilometri separano Mohammed, 5 anni, dalla cure che potrebbero salvargli la vita. Eppure per un palestinese malato o ferito anche un viaggio di nemmeno due ore per spostarsi da un ospedale all’altro può aggiungere un calvario al calvario. Così è accaduto anche a un bambino nato a Gaza ma oggi in Cisgiordania, al quale un giudice israeliano ha negato il permesso di spostarsi a Tel Aviv per ricevere i trattamenti contro il tumore. “È un pericolo per la sicurezza” è stata la motivazione del tribunale.

La storia di Mohammed (nome di fantasia) è stata denunciata dal team legale dell’organizzazione Gisha, che si occupa proprio di difendere e promuovere la libertà di movimento dei palestinesi, e ripresa in Italia da Avvenire. Mohammed è nato a Gaza ed è orfano di padre. La madre, nel 2022, ottiene il permesso per evacuare in Cisgiordania proprio per le gravi condizioni di salute del figlio: nella Striscia infatti è impossibile trovare le terapie contro il cancro di cui ha bisogno. Negli ultimi mesi però la situazione di Mohammed si aggrava. Oggi per sopravvivere ha bisogno di un trapianto di midollo osseo e cicli di immunoterapia, due trattamenti non disponibili in Cisgiordania. Per questo i medici di Ramallah che lo curano si mettono in contatto con i colleghi dell’ospedale israeliano Tel Hashomer, i quali si dicono disponibili ad accogliere il bambino. Il ministero della Difesa però non autorizza lo spostamento, portando come motivazione il blocco totale in vigore dal 7 ottobre 2023 che non permette ai palestinesi della Striscia di varcare il confine ed entrare in Israele. A novembre Gisha presenta ricorso, ma il giudice lo respinge e accoglie integralmente la decisione dello Stato. Anche Mohammed, secondo il tribunale, essendo originario di Gaza rappresenta una minaccia per la sicurezza di Israele.

“Nonostante il pericolo per la sua vita – è la denuncia dei legale di Gisha – il tribunale ha scelto di non intervenire nella decisione dello Stato che gli negava l’accesso. Così facendo, ha di fatto riaffermato la politica radicale che impedisce ai residenti di Gaza di entrare in Israele dallo scoppio della guerra, in contrasto con la prassi in vigore prima dell’ottobre 2023″. Il caso, aggiunge l’ong, mostra “le conseguenze devastanti” che si possono avere negando ai palestinesi “l’accesso a cure mediche salvavita esclusivamente sulla base di un indirizzo registrato a Gaza, anche quando non risiedono lì e non ci sono accuse di sicurezza nei loro confronti”.

Motivando la sua decisione, il tribunale consiglia alla famiglia di Mohammed di andare ad Amman, in Giordania, nonostante i medici abbiano messo in guardia dai rischi di un trasferimento: le condizioni del bimbo sono così precarie che potrebbe non sopravvivere al viaggio. Senza considerare che i medici non hanno la certezza che l’ospedale giordano sia in grado di dargli le cure di cui ha bisogno. Inoltre, i genitori hanno affermato di non essere riusciti a trovare un terzo Paese, poiché l’Organizzazione mondiale della sanità aiuta solo i residenti di Gaza che risiedono nella Striscia, non quelli che vivono in Cisgiordania.

Il caso di Mohammed mette in luce quanto sia difficile per i palestinesi, anche i più piccoli, accedere alle cure sanitarie. In Cisgiordania, gli ospedali soffrono di una cronica mancanza di farmaci oncologico. L’italiana Soleterre, attraverso il suo presidente Damiano Rizzi, lo denuncia da tempo. L’ong infatti è impegnata a garantire le terapie nel reparto oncologico pediatrico dell’ospedale di Beit Jala, vicino a Betlemme, l’unico in Cisgiordania ancora rifornito dei farmaci necessari. Altri faticano a reperirli. C’è inoltre il tema delle evacuazioni sanitarie da Gaza: secondo l’Oms ci sono circa 18mila persone, tra cui donne e bambini, in attesa di uscire per ricevere quelle cure che gli ospedali distrutti della Striscia non possono dare. Ci sono pazienti oncologici, ma anche feriti gravi, malati cronici, persone in dialisi e amputate. L’apertura del valico di Rafah, al confine con l’Egitto, avvenuta due settimane fa non ha portato a una reale svolta. Gli ingressi e le uscite vengono ancora autorizzati con il contagocce.

L'articolo “È nato a Gaza, non può curarsi in Israele”: tribunale blocca il viaggio di un bambino palestinese malato di tumore proviene da Il Fatto Quotidiano.

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