L’EDITORIALE | Nel nome di Orazio Russo. Catania, dichiarazione di presenza. L’obiettivo è ripetersi
Il 4-0 con cui il Catania ha travolto il Trapani al Massimino appartiene alla categoria delle partite che rimangono impresse per anni nella memoria dei tifosi. Perché è stato, prima di tutto, un successo nel nome di Orazio Russo.
Il pensiero corre inevitabilmente a lui, ex attaccante rossazzurro, uomo di campo e poi riferimento straordinario del settore giovanile, scomparso nei giorni scorsi e ricordato a più riprese durante la serata. Non una citazione di rito, non un minuto che scivola via tra distrazione e formalità. Il suo nome ha attraversato lo stadio, si è appoggiato sugli striscioni, ha preso forma negli applausi e in quel filo di commozione che ha legato squadra e pubblico. Era una partita da vincere. Non solo per la classifica.
Il Catania lo ha fatto con autorità, con un 4-0 che racconta una superiorità netta ma che, soprattutto, restituisce l’immagine di una squadra dentro la partita dal primo all’ultimo minuto. Le reti di Pieraccini, Jimenez e Casasola hanno scandito il ritmo di una serata in cui i rossazzurri hanno concesso poco e costruito tanto. Non un successo episodico, ma una vittoria cercata, voluta, alimentata da una forte intensità.
C’è stato l’autogol che ha sbloccato la tensione, il gol che ha allargato il divario, quello che ha chiuso i conti e infine il sigillo che ha trasformato la vittoria in un messaggio. Ogni rete è stata una dichiarazione di presenza. Il Catania c’è. C’è nel campionato, c’è nella corsa ai propri obiettivi, c’è nella capacità di trasformare il dolore in energia.
In una stagione in cui le analisi si alternano alle critiche, in cui ogni passo falso diventa materia di dibattito, la risposta arrivata contro il Trapani è stata positiva ma non risolutiva. La squadra di Toscano ha mostrato equilibrio, concretezza, fame. Ha colpito quando doveva colpire e ha gestito quando era il momento di gestire. Ha saputo unire qualità e spirito, tecnica e partecipazione emotiva.
Ma oltre il campo resta la dimensione più profonda della serata. Dedicare una vittoria non è un esercizio retorico. È un atto simbolico che acquista senso solo se accompagnato da una prestazione all’altezza. Il 4-0 del Massimino non cancella il dolore per la scomparsa di Orazio Russo, ma lo trasforma in qualcosa che continua a camminare insieme a questa squadra e a questo ambiente. Il calcio, a volte, riesce a fare questo. Riesce a diventare linguaggio, un rito collettivo, un ponte tra passato e presente.
E se è vero che la classifica dirà semplicemente tre punti, chi era al Massimino sa che questa è stata una serata diversa. Una serata in cui il risultato ha avuto un nome e un cognome. Una serata in cui il pallone ha pesato meno del ricordo, ma è stato proprio quel pallone, spinto quattro volte oltre la linea, a trasformare il ricordo in omaggio. Adesso l’obiettivo è ripetersi e vivere queste emozioni fino alla fine di questa importante stagione.
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