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Mazzè, truffa ed estorsione ad agricoltore. Crolla l’accusa: assolto 64enne a processo

Mazzè

«Una sentenza giusta». È possibile riassumere così le parole dell’avvocato Giuseppe Pipitone, che ha sempre sostenuto l’innocenza del suo assistito, Giovanni Faranda, 64enne di San Maurizio Canavese, accusato di reati gravi come truffa e tentata estorsione a un 51enne di Mazzè, prima agricoltore poi imprenditore edile, che versava in condizioni di difficoltà economiche. «La difesa di Faranda – spiega Pipitone – esprime grande soddisfazione per l’esito del processo celebratosi nei confronti del suo assistito. Dall’esito e dalla lettura del dispositivo si comprende come il Tribunale assolvendo il Faranda dai gravissimi reati (estorsione e truffa) lui ascritti con la formula perché i fatti non sussistono abbia totalmente ribaltato l’impianto accusatorio che si basava sulle dichiarazioni della persona offesa. Di contro si è invece dato ampio credito alla linea difensiva che si è invece basata su dati oggettivi e riscontrati anche da testimonianze di persone neutrali e senza alcun interesse processuale. Si ribadisce, come sempre, grandissima fiducia nella giustizia e nella magistratura, che nonostante il carico di lavoro e le varie problematiche, ha dato ampio spazio alle parti emettendo così una sentenza giusta».

Sarà possibile comprendere la portata della decisione e le eventuali conseguenze giuridiche solo con la pubblicazione delle motivazioni tra tre mesi. Nel frattempo, può essere utile ricostruire le accuse mosse a Faranda, figura intorno a cui si reggeva l’intero processo, e altre persone con posizioni minori, che hanno portato soltanto a un’ammenda di mille euro per minacce.

Le pene chieste dalla pm erano di quattro anni e mezzo per Faranda; un anno e tre mesi per Graziella Restuccia, 38 anni di Venaria, accusata della sola truffa; 8 mesi per Cataldo Munafò, muratore 60enne di San Francesco al Campo, accusato di furto di assi di legno e canaline di scolo, per un valore di 600 euro; mentre Amjad Hakiki, 34enne di San Maurizio Canavese, la pm aveva formulato una richiesta di 3 mesi di pena per una minaccia. Quest’ultimo è stato l’unico condannato con l’ammenda di mille euro, per gli altri è stata disposta un’assoluzione piena.

L’avvocato Giuseppe Pipitone durante la sua arringa si era soffermato per lo più sulla posizione di Faranda, perché era quella che reggeva l’intero impianto accusatorio. «In realtà tra i due c’era un rapporto professionale e la parte offesa ha denunciato per tutelarsi», ha sostenuto Pipitone, chiedendo l’assoluzione per tutti perché i fatti non sussistono o non costituiscono reato.

La truffa era il capo di imputazione che sosteneva tutto il processo. Secondo l’accusa che si basava per lo più sulle dichiarazioni della persona offesa poi smentite dalla sentenza, Faranda si sarebbe presentato al 51enne come poliziotto e presidente di una non meglio precisata Onlus che gli avrebbe permesso, tra le altre cose, l’accesso a crediti bancari per ripianare i suoi debiti. Lo avrebbe convinto anche a firmare una procura generale con poteri di amministrazione ordinaria e straordinaria su tutti i suoi beni e per suo conto avrebbe recuperato un credito di 4mila euro, senza poi trasferirgli il denaro. Era inoltre accusato di aver venduto per suo conto un trattore per 36mila euro nel 2018, versando alla persona offesa solo un acconto da 10mila euro. Inoltre avrebbe indotto il 51enne a convincere la moglie e la suocera a vendere un appartamento a Restuccia - che torna in più episodi della presunta truffa - come titolare della Dima srl, un alloggio a Mazzè per 100mila euro di cui le signore non sono mai entrate in possesso perché pagati con assegni in seguito annullati. Contestate poi due tentate estorsioni, con mazze da baseball e una pistola, contestate a Faranda, nei confronti del 51enne e di persone con cui lui aveva un contenzioso per la costruzione di alloggi. Insieme al mazzadiese, più di una vittima si è costituita parte civile attraverso l’avvocata Anna Scaroina che aveva sostenuto che la persona offesa fosse stata presa di mira. La sentenza, però, ha ribaltato il quadro: ora si attendono le motivazioni della sentenza per indicazioni più precise.

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