Legge elettorale, Fdi annuncia un emendamento per le preferenze: perché potrebbe essere solo una mossa tattica
Prima il partito dà l’ok a un testo che conferma il voto con listini bloccati, poi – travolto dalle polemiche – prova a mettere una pezza. Fratelli d’Italia annuncia che presenterà un emendamento in Parlamento per introdurre le preferenze nella nuova legge elettorale. Ad anticiparlo è il responsabile organizzazione del partito, Giovanni Donzelli. Il partito di Giorgia Meloni, pertanto, prima trova l’accordo notturno con gli alleati Lega, Forza Italia e Noi Moderati, poi sembra ripensarci.
Dopo il deposito del testo della riforma al Senato, in tanti hanno rispolverato dieci anni di dichiarazioni di Meloni: “Non siamo disponibili alla riproposizione delle liste bloccate”, ribadiva a ogni occasione la premier. Adesso gli esponenti del suo partito tengono a puntualizzare di essere ancora “favorevoli alle preferenze”, sottolinea Donzelli: “Abbiamo detto che siamo pronti a miglioramenti” e per questo “presenteremo l’emendamento e affronteremo il dibattito in Parlamento con serenità e rispetto delle opinioni di tutti“.
Ma perché, allora, il testo depositato in Parlamento non prevede già le preferenze? Innanzitutto per la ferma contrarietà dei due principali alleati: leghisti e azzurri su questo punto hanno messo in guardia il partito di Meloni. C’è chi, però, fa pure presente che anche in Fdi in tanti gradiscono le liste bloccate, per evitare il rischio di perdere il posto. Adesso però sarà il Parlamento a decidere se votare o meno l’emendamento dei meloniani. Non è escluso, comunque, che questa mossa possa essere più che altro strategica: svincolarsi dalle accuse di avere tradito le promesse e “confidare” nella contrarietà alle preferenze di gran parte dei deputati e senatori. Anche tra i partiti di opposizione, infatti, non mancano i sostenitori dei listini bloccati.
Un tempo, per Meloni, l’introduzione delle preferenze era comunque “l’unica condizione” per “poter trattare di qualunque riforma elettorale” (lo diceva il 16 gennaio del 2014 rivolgendosi a Matteo Renzi). Oggi la prospettiva è al contrario: il testo della riforma c’è, fondamentale è avere un sistema proporzionale con premio di maggioranza, eliminando i collegi uninominali. Le preferenze? Si vedrà in Parlamento, sempre nel “rispetto delle opinioni di tutti” anche di chi vuole senatori e deputati “nominati”.
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