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La “Guerra dei Fitto” a Maglie: il fedelissimo di Raffaele sfidato dallo lo zio Antonio nella corsa a sindaco

A Maglie è scoppiata la guerra dei Fitto. Da una parte Raffaele, vicepresidente esecutivo della Commissione europea e ras dei voti per Fratelli d’Italia; dall’altra lo zio, Antonio, per tre volte sindaco che aspira a una quarta elezione con la Lega come sponsor. In palio la poltrona di primo cittadino della città salentina dove nacque Aldo Moro, oggi occupata da Ernesto Toma, fedelissimo del commissario europeo: così attaccato alla poltrona da non averla abbandonata neanche nei cento giorni di arresti domiciliari ai quali è finito in via cautelare nell’ambito di un’indagine per corruzione della procura di Lecce. L’ipotesi, tutta da dimostrare, è quella di appalti assegnati a una ditta in cambio di favori: lavori in nero nello studio professionale e perfino l’addobbo floreale della chiesa per il matrimonio di Toma. In quei tre mesi tra marzo e giugno scorsi finirono ai domiciliari non solo il sindaco ma anche il vicesindaco, Marco Sticchi, entrambi assistiti da Luciano Ancora, storico avvocato di Raffaele Fitto, e decisero di non dimettersi con una scelta che fece molto discutere.

Nel frattempo a reggere l’amministrazione decapitata c’era l’assessore anziano cioè proprio Antonio Fitto. Già sindaco una prima volta negli anni Novanta e poi altre due volte tra il 2005 e il 2015, Antonio è fratello del fondatore della dinastia, cioè quel Salvatore Fitto che fu anch’egli sindaco di Maglie e presidente della Regione Puglia fino al 1988 quando morì in un incidente d’auto al culmine della carriera. “I suoi voti devono restare in famiglia” avrebbe detto in quell’occasione la vedova, Leda Dragonetti, che divise l’eredità politica del marito: il fratello Antonio in municipio a vigilare sulla politica locale, il figlio minore Raffaele, allora 19enne, in regione a fare carriera.

Nei quasi quarant’anni successivi i rapporti umani si sono sfilacciati, anche a causa di un testamento contestato e di un’eredità contesa, che hanno portato una parte della famiglia nelle aule di tribunale per una causa di falso tutt’ora in corso. I legami politici però hanno retto. Almeno fino allo scorso anno quando i domiciliari per il sindaco Toma riportano al centro della ribalta Antonio Fitto, che così inizia a giocare in proprio: durante le Regionali pugliesi lo zio esce allo scoperto e sostiene un candidato consigliere della Lega, portandolo a pareggiare i voti con il candidato di Fratelli d’Italia fedelissimo del nipote e appoggiato dal resto della famiglia (e dell’amministrazione comunale). Per arrivare alla crisi di Natale, quando Antonio Fitto mette apertamente in discussione la ricandidatura a sindaco dell’uscente Toma e quest’ultimo lo butta fuori dalla giunta.

Il resto è cronaca degli scorsi giorni: Fratelli d’Italia candida Toma al terzo mandato e Antonio Fitto ufficializza la sua corsa contrapposta. “Appoggiato dalla Lega? Il mio gruppo è civico, ho tanti amici di destra e di sinistra”, spiega sottolineando che “i contrasti sono tutti politici, i rapporti familiari non c’entrano nulla”. Va detto che ai commissari europei è fatto espresso divieto di intromettersi nelle dinamiche politiche degli Stati membri, comprese quelle del loro comune di nascita. “Con me infatti Raffaele non ha parlato né delle Regionali né delle Comunali, è molto tempo che non parliamo”, taglia corto Antonio Fitto. A sancire questo gelo tra i due rami della famiglia dovrebbe esserci anche la candidatura come consigliere di Felice Fitto, fratello maggiore di Raffaele, che finora aveva preferito la carriera medica all’impegno politico, e che invece sarebbe pronto a scendere in campo a supporto di Toma e quindi contro lo zio.

Nel frattempo l’indagine per corruzione va avanti e il 13 marzo il giudice per l’udienza preliminare di Lecce dovrebbe decidere sul rinvio a giudizio del sindaco Toma. Ma questa è l’unica cosa su cui Fitto senior è d’accordo con i suoi ex compagni di coalizione. “Il problema non è quello – dice – Io sono garantista per storia e per cultura”. Intanto il tempo stringe, le elezioni si avvicinano e Maglie è da poco tempo scesa sotto i 15mila abitanti, ragion per cui il 24 e 25 maggio il nuovo sindaco verrà eletto a turno unico, senza ballottaggio. Ecco perché il centrosinistra, che ha candidato una giovane consigliera, Sara De Pascalis, sta alla finestra e spera che questa spaccatura politica, che è anche un faida familiare, porti a un risultato inedito in un comune guidato ininterrottamente da sindaci di centro o di centrodestra dall’Unità d’Italia a oggi.

L'articolo La “Guerra dei Fitto” a Maglie: il fedelissimo di Raffaele sfidato dallo lo zio Antonio nella corsa a sindaco proviene da Il Fatto Quotidiano.

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