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Spiego perché il Dio che risuona nelle bocche sacrileghe dei politici razzisti non è il Dio dell’amore

di Michele Ciccarelli*

In una favola di Esopo si narra che, durante la festa di nozze di Zeus, tutti gli animali gli portarono dei doni, ognuno secondo le proprie possibilità. Anche il serpente andò portando in bocca una rosa. Appena lo vide, Zeus gli disse che dagli altri accettava i regali, ma che dalla sua bocca non avrebbe preso un bel niente.

Rileggendo questo breve racconto pieno di antica sapienza, che ha nutrito la tradizione viva dei popoli, ho la sensazione che una coltre di ingenuità stia oggi ammantando la nostra società e che, sedotti dalla bellezza della rosa, ci ritroviamo facilmente con la mano in bocca al serpente. Spesso, infatti, noi accogliamo dalla bocca di alcuni politici e leader mondiali parole seducenti che promettono soluzioni salvifiche per la comunità umana, ma non riusciamo a vedere il veleno che quelle stesse bocche nascondono. Abbiamo perso la virtù della Prudenza, poiché, non volendo credere ormai più a niente, alla fine siamo disposti a credere a tutto; e questo ci ha reso più deboli. Quelle stesse bocche possono elevare addirittura lodi a Dio, parlare di pace e citare passi del vangelo, ma l’antico veleno è sempre lì, nascosto nei denti che mordono i nuovi ingenui del nostro secolo ipertecnologizzato.

Il pensiero corre veloce a scene di comizi elettorali, dove politici di casa nostra arringano la gente con rosari e crocifissi, mentre lanciano il grido di battaglia contro la povera gente che riesce a naufragare lungo le coste italiane, senza annegare prima nel Mediterraneo; si oppongono alla costruzione di moschee, perché vogliono difendere la cultura cristiana, e se la prendono con il papa che accoglie i migranti nelle parrocchie.

Ci sono politici che chiedono tolleranza zero verso i crimini compiuti spesso da immigrati, ma rimangono silenti quando gli immigrati vengono sfruttati o uccisi dagli imprenditori del lavoro nero senza scrupoli nelle nostre campagne o nelle nostre aziende. Il Dio che risuona su queste bocche sacrileghe per salvaguardare i propri interessi egoistici o proteggere i propri confini nazionali non è il Dio di amore e di giustizia, e il posto che occupa è il medesimo di quello della rosa in bocca al serpente nella favola di Esopo.

Eppure già la sapienza dell’antico Israele metteva in guardia da chi aveva una natura ingannevole, da chi aveva un parlare doppio e tradiva la fiducia degli altri: «Essi parlano di pace con il prossimo, ma il male è nel loro cuore» (Sal 27,3). Dio, infatti, da parte sua, non guarda l’apparenza, ma «guarda il cuore», come dice al profeta Samuele nel momento in cui sta per scegliere Davide come re (1Sam 16,7). Gesù stesso ricorda che la bontà dell’albero si riconosce dai suoi frutti e che ci sono anche profeti che vengono in veste di pecora, ma che sono, in realtà, lupi rapaci (Mt 7,15-20). Infine, mettendo in guardia da chi ostenta ipocritamente il bene compiuto verso gli altri o la stessa preghiera a Dio, insegna la via dell’umiltà e del nascondimento, poiché a lui niente è nascosto: egli «vede nel segreto» e, come un padre, ricompenserà ciascuno secondo le sue opere (Mt 6,1-6. 16-18).

Di fronte a queste parole di ammonimento per tutti i cristiani, appaiono ancora più stridenti alcune ostentazioni di fede di politici e ci viene da interrogarci sul senso che può avere l’insediamento del presidente degli Stati Uniti accompagnato non da una preghiera pubblica in Chiesa, come di consueto, ma da una preghiera speciale in cui vari leader religiosi celebrano il rito di imposizione delle mani sul neo presidente direttamente nello Studio Ovale della Casa Bianca; immagini poi che vengono trasmesse su tutti i canali televisivi.

Questa spettacolarizzazione della fede non ha niente a che fare con una giusta esigenza di sottrazione della religione dal puro ambito privato, dentro il quale alcuni pur vorrebbero circoscriverla, ma corrisponde ad un messaggio preciso che i potenti vogliono lanciare non solo ai propri sostenitori o al proprio Paese, ma anche agli altri potenti del mondo. Essi vogliono presentarsi non semplicemente come eletti da quel popolo che essi sono chiamati a servire, ma come dei consacrati di Dio, ai quali il popolo deve obbedienza e amore. Confondere il potere soprannaturale di Dio con il potere terreno degli uomini non è un’esclusiva delle teocrazie che opprimono la loro popolazioni, ma di tutti i governi che, teocratici o democratici che siano, strumentalizzano Dio per soggiogare i popoli, elevando il potere dello Stato a dignità divina. (Per un approfondimento mi permetto di rimandare a un mio ultimo testo: Coscienza e potere. Una riflessione antropologica contemporanea a partire da racconti biblici, ed. La Valle del Tempo, Napoli 2025).

L’aspetto più dissacrante di questo tipo di potere non risiede tanto nella propria pretesa auto-divinizzazione, ma, a mio avviso, nella distorsione dell’immagine di Dio che si vuole instillare nella gente. Troppo spesso, infatti, l’immagine che essi veicolano è quella di un Dio che sta con il potente e disprezza il debole, che allontana lo straniero o il diverso e ama solo chi riconosce come figlio, che non esercita la misericordia come compimento della giustizia, ma che è piegato agli interessi di parte delle ideologie umane. In questo modo, viene costruito una sorta di dio che, manipolando anche la teologia anticotestamentaria, non ha più le caratteristiche del Padre universale, ma quelle di un idolo tribale che protegge un gruppo ed è ostile verso tutti gli altri. È questa l’immagine di Dio che adesso sembrano avere i coloni messianici della Cisgiordania, che stanno terrorizzando, cacciando e uccidendo gli arabi, dimenticando la visione universalistica del profeta Isaia, che guardava a Gerusalemme come «casa di preghiera per tutti i popoli», come anche Gesù stesso ribadisce in modo polemico (Is 56,7; Mc 11,17). Sembra essere questa anche l’immagine di Dio al centro della cosiddetta «teologia della prosperità», che ispira l’attuale politica della Casa Bianca, attraverso l’Ufficio della fede, dove la fede è vista come il prezzo da pagare per prosperare, avere successo e, magari, raggiungere il potere; come il potere personale di un presidente che si sente un sovrano legibus solutus, tanto da iniziare a Minneapolis un laboratorio sperimentale di un potere esercitato dall’alto, mediante la forza dei pretoriani dell’ICE e senza più bisogno di alcuna mediazione politico-amministrativa.

Una fede fatta a uso e consumo di interessi di parte tradisce una visione malsana e blasfema di Dio, lontana dal padre celeste che «fa piovere sui giusti e sugli ingiusti» (Mt 5,45), non certo per indifferenza verso il male, ma per ribadire una paternità universale di colui che non vuole «la morte dell’empio, ma che l’empio si converta dalla sua via e viva» (Ez 33,11). La vera fede biblica è fatta per unire l’umanità disgregata, una fede che si fa preghiera per il peccatore, che è testimonianza di una fraternità universale che riconosce un solo Dio dai molti nomi, una fede che non si riduce ad arma che uccide, che divide, che odia. Essa è una fede che, al contrario, combatte l’ingiustizia, il sopruso, lo spirito di vendetta, l’oppressione del debole; una fede che rivela il volto misericordioso del Padre consegnatoci pienamente e definitivamente nel suo Figlio incarnato. 

La fede cristiana in Dio è la fede in quel padre che accoglie il figliol prodigo, che si china, come il Buon samaritano, su chi rimane ferito lungo il cammino e che, nel Cristo suo Figlio, si dona all’umanità per amore, offrendo anche un modello a cui ispirarsi per governare la polis, modello che è molto diverso da quello che spesso incarnano i potenti della terra. Infatti, ai discepoli che già cominciavano a contendersi il primo posto Gesù dice chiaramente: «Voi sapete che coloro che sono ritenuti capi delle nazioni le dominano, e i loro grandi esercitano su di esse il potere. Fra voi però non è così; ma chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore, e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti» (Mc 10, 42-44).

Ma ad abusare del nome di Dio o dei santi non sono solo i politici narcisisti, ma anche i manipolatori senza scrupoli che vendono fortuna e benessere a clienti fragili in cerca di fortuna. È la storia che ben conosciamo di maghi e cartomanti che mischiano sapientemente sentimenti religiosi e superstizioni pagane, sollecitano risentimenti personali e consigliano amuleti per proteggersi dall’invidia degli altri. È così che alla fede dei padri in un Dio che libera dalle catene molti preferiscono ancora la schiavitù rassicurante degli «elementi del mondo», sottomettendosi «a divinità che in realtà non lo sono» (Gal 4,8-9). 

Purtroppo, al disonore per il nome di Dio contribuiscono anche predicatori cattolici che, trascurando il valore dei sacramenti e della Grazia santificante, scivolano in pratiche più inclini alla magia che alla fede nella potenza di Dio, ma che solleticano il loro amor proprio. È così che numerosi fedeli rincorrono preti che confezionano riti per liberare dal malocchio e dall’influsso malefico, pendono dalle labbra di presunti veggenti che offrono le ultime rivelazioni divine o trasmettono i messaggi ultimativi della Madonna per una fine del mondo sempre più vicina. 

Se, indubbiamente, la società attuale è in una condizione di grave crisi, una lettura religiosa della realtà non deve portare ad un’interpretazione arbitraria della Sacra Scrittura né ad una spiegazione semplicistica del complesso simbolismo dell’Apocalisse di Giovanni. Non si può, per esempio, pensare che la fine del secondo millennio corrisponda alla fine del regno dei mille anni con la liberazione di satana dall’Abisso in cui era stato incatenato, al fine di sedurre gli abitanti della terra e condurre la guerra contro i santi (Ap 20,3.7-9). Il libro dell’Apocalisse, che è un messaggio di rivelazione, di consolazione e di speranza per i cristiani perseguitati in Asia Minore alla fine del I secolo, può certamente ancora servire da griglia di lettura sapienziale per interpretare la realtà di oggi, che presenta aspetti analoghi a quella delle prime comunità cristiane, ma non può essere utilizzato come se fossero gli Oracoli sibillini o il libro delle Profezie di Nostradamus

L’Apocalisse vuole dare coraggio ai cristiani e svelare il disegno di Dio dentro la trama intricata della storia degli uomini, un disegno che è desunto dalla medesima Rivelazione di Cristo affidata agli Apostoli e ai loro successori, ma non stabilisce date precise per la fine del mondo né ha bisogno di presunti veggenti depositari di messaggi segreti, come i dieci segreti di Medjugorje, che, a quanto sembra, dovrebbero essere rivelati tre giorni prima e consisterebbero in eventi ammonitori e segni grandiosi, prima che inizi per il mondo un periodo di pace e di riconciliazione con Dio.

Del resto, se analizziamo i tre famosi segreti di Fatima, quelli che furono rivelati dalla Madonna ai tre pastorelli in Portogallo nel 1917 e che la Chiesa ha successivamente reso pubblici, notiamo che non c’è alcuna rivelazione escatologica né vengono indicate precise scadenze.

Il primo segreto, per esempio, riguarda una visione dell’Inferno che ebbero i pastorelli, un efficace espediente per indicare la necessità della conversione dei peccatori. Il secondo ribadisce ancora la necessità della conversione, perché i peccati commessi dagli uomini potevano portare ad un altro conflitto peggiore della prima guerra mondiale, come in effetti si verificò. Quindi, si trattava di una previsione che, in un’ottica di fede, è del tutto giustificabile: il peccato porta alla distruzione della stessa umanità, mediante sciagure che solo in termini retorici possono essere definite – come in effetti sono state definite – un castigo di Dio, ma che, in realtà, sono sventure che la stessa umanità si autoinfligge. Il terzo segreto, infine, è la famosa visione della persecuzione della Chiesa, con l’immagine di cristiani che salgono una montagna insieme a sacerdoti e vescovi, tra cui anche un vescovo vestito di bianco, i quali vengono uccisi cadendo sotto i colpi dei soldati.

La visione è stata interpretata come la persecuzione dei cristiani del XX secolo, forse anche con l’attentato al papa Giovanni Paolo II nel 1981. È sintomatico che l’interpretazione ufficiale dei primi due segreti è stata data nel 1942, quando la seconda guerra mondiale era già iniziata, mentre il terzo segreto è stato svelato solo nel maggio del 2000, e che, al di là del possibile riferimento all’attentato al papa, esso può riferirsi anche alla crisi attuale della Chiesa e alla difficoltà di vivere la fede cristiana in una società secolarizzata. 

Normalmente, nella storia del Cristianesimo, le rivelazioni private ad alcune figure di santi sono messaggi che contengono esortazioni alla preghiera e alla conversione di vita, che poi diventano una testimonianza universale della premura di Dio verso l’umanità, ma non si interessano di fissare una data per la fine del mondo. In realtà, i messaggi di Dio nella storia dell’uomo rappresentano l’accompagnamento dello Spirito alla Chiesa in cammino e attualizzano l’insegnamento evangelico. Essi hanno a cuore il vivere dei cristiani nel mondo, perché essi diventino veramente sale della terra e luce del mondo (Mt 5,13-16) o anche, come insegna la Lettera a Diogneto (seconda metà del II secolo), perché siano l’anima del mondo. Del resto è già questo un impegno difficile e spesso eroico; il futuro, come il tempo della fine, è meglio lasciarlo nelle mani sapienti e misericordiose di Dio.

*Biblista e scrittore

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