Il Meridione, la Calabria e lo spopolamento: per i rimedi partire dalla regola dei 15 minuti. E da analisi demografiche accurate
Lamentava nel I secolo d. C. Plinio il Vecchio la “vastatio Italiae”, un fenomeno già intuito da Catone Censore e dallo stesso Augusto; e costatato dai teorizzatori del nazionalismo nel XX secolo; e oggi sotto gli occhi di tutti, in particolare nel Meridione. La mia Calabria, estesa per 15.000 kmq, conta, sulla carta, solo un milione e ottocentomila anime; ma non è nemmeno così, e un numero X, difficile da calcolare e che nessuno vuol calcolare, vive altrove, quindi altrove lavora e produce, o spende altrove la sua pensione. Già, pensione di nonni che vanno “per qualche tempo” a trovare figli e nipoti… e tanti saluti.
Mi fermo qui, giacché non è mia intenzione unirmi al triste coro dei piagnoni retribuiti; e nemmeno, tanto meno andare in cerca di consolanti utopie e di ritorni a tempi presunti belli d’una volta. Mi piacerebbe, se mai, che qualcuno, e dico la Regione di centrodestra e il governo di destracentro, mettessero mano a studi attendibili di demografia reale. Per esempio, eliminare gli elettori nominali (e in verità da quattro generazioni abitanti oltre uno o più Oceani), e che in Calabria risultano circa 400.000, falsando i dati effettuali dell’affluenza al voto a un 40% che, concretamente, è il 60 come nel resto d’Italia.
Torniamo ai calcoli effettivi. Non si può vietare a nessuno di mantenere la residenza e invece vivere altrove. Però non è difficile contare, anche solo con i consumi di acqua e luce, quanti abitino davvero tutto l’anno, e quanti solo per i giorni del mare. Si scoprirebbe così che dei 404 Comuni calabresi, tanti, tantissimi hanno anime meno, molto meno di quante ne dica l’ufficio anagrafe. Si saprebbe che, e perché il paese X non ha abitanti, eccetera; però ha un sindaco e un’opposizione.
Ciò scoperto, via con le fusioni: e non parlare per decenni e a vanvera di fusioni, ma effettivamente fondere. C’è una recente legge regionale calabrese a tale proposito, però non ne ho sentito minimamente discutere sul serio; e tanto meno che sia stata costituita una seria commissione di seri esperti.
Allo spopolamento, ci sono rimedi? Uh! Come dai tempi degli orfici, dei pitagorici, di Gioacchino, del Campanella… dilagano nella mia amata terra, e ottengono trionfante successo, le più consolanti illusorie utopie, divise in due tendenze: il suddetto ritorno a non meglio precisati secoli di felicità (evitate la cattiveria di chiedere a qualcuno quali!!!), e soluzioni come se piovesse! E giù premi letterari e cittadinanze onorarie, e sogni come se fossero… no, come se si fossero già concretizzati, anzi lo sono, all’indicativo, e che spacciano per ripopolamento una fugace gita e la festa del Patrono.
Affidate dunque all’Iperuranio le belle idee delle belle anime, la conclusione non è che tutto è inutile; è che, lasciate le poesie ai poeti, occorre, per tutto il Meridione e per la Calabria soprattutto, una seria analisi delle risorse, della loro utilizzazione, del valore aggiunto, dell’ammodernamento necessario. Segnalo forestazione e agricoltura, se di qualità; trasformazione e commercializzazione; turismo. Turismo che non sia il facilissimo e pigro “sole e mare” di pochi giorni con scarsa o nulla prestazione d’opera e occupazione, bensì un lavoro fattivo e duraturo nelle varianti di: agriturismo; archeologia e arte; balneazione; cultura; enogastronomico; esperienziale; invernale; montano; pellegrinaggi e cammini; religioso; salute; sport; storia; studio; termale; terza età… Servono lavoro e tecnica, dunque, e competenza. E dove c’è lavoro e onesto guadagno, la gente non va via. Anzi, come spessissimo è successo nella storia del Meridione, qualcuno troverà occasione di permanenza.
Chi deve fare queste e molte altre cose? Intanto, chi ne ha la funzione istituzionale, e mi pare banale. Meno banale è ricordare come la Regione Calabria non sia il colmo dell’efficienza, e sta peggio sul piano amministrativo che su quello politico: e ciò da quando esiste, quindi dal 1970, e senza fare distinzioni. Quanto alla politica nel senso più nobile, cioè lettura della realtà e soluzioni, occorrerebbe quello che in Calabria manca da tantissimo tempo: una vita politica di movimenti e partiti.
Un’attività amministrativa e politica dovrebbe derivare da un’attività culturale. E qui tocca ripetere che alla Calabria non occorre qualche altra ondata di teorie astratte e libresche, giacché ne abbiamo a sufficienza da millenni. Occorrono intellettuali che escano dai loro antri di lusso, e si sporchino le mani nella vichiana “feccia di Romolo” della quotidianità; e propongano analisi e soluzioni tangibili.
Basterebbe quell’operazione di cui dalle mie parti c’è carenza: non la cultura, di cui abbiamo il giusto e il superfluo, ma l’organizzazione della cultura. Proprio, letteralmente, l’organizzazione: qualcuno che indica riunioni con un programma preciso (e non parole in libertà, seguono applausi a iosa), e a seguito di compitini da eseguire. Se dessero l’incarico a me (tranquilli, non succederà mai!), saprei come trattare i miei stimatissimi conterranei: quindici minuti a testa, nel senso di novecento secondi, poi fisicamente spengo il microfono. Per chi seriamente ha da dire, sono anche assai; è chi sproloquia che ha bisogno di un paio d’ore sulla palingenesi delle galassie. Saputa la regola dei minuti, vedrete che una buona metà dei dotti se ne rimane a casa! Mi fido dei superstiti.
Ci sarebbe anche da affrontare il problema della ristrutturazione territoriale. Intanto, la Regione Ausonia, mettendo assieme Molise Campania Basilicata Puglia Calabria: dodici milioni di abitanti; anche a questo proposito, occorrerebbe una discussione, bene inteso sempre con la regola dei novecento secondi. Abbiamo già detto della fusione dei Comuni; vanno ripensate le circoscrizioni interne, o Province che dir si voglia. E se autonomia dev’essere, autonomia sia; quindi Ausonia con istituzioni originali “conformi alla natura”, e non necessariamente copia di altre.
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