Processo Fasson, l’Asl/To4 vuole costituirsi parte civile
IVREA. L’Asl/To4 vuole provare a costituirsi parte civile al processo contro Carla Fasson, 56 anni, ex dirigente del Dipsa (Direzione delle professioni sanitarie) dell’Asl/To4, e Giulio Meinardi, 41 anni, medico otorino. I due, difesi dall’avvocata Beatrice Rinaudo, sono accusati di accesso abusivo a sistema informatico per aver controllato le timbrature del primario di otorinolaringoiatria, Libero Tubino. Per provare a convincere il giudice Andrea Matteoni l’azienda sanitaria ha incaricato l’avvocato Andrea Castelnuovo: «Ci riteniamo persone offese e non siamo stati avvisati dalla procura di Torino che ha chiuso le indagini - spiega ancora Castelnuovo -. La volontà c’era, ma non lo sapevamo. Per questo chiederemo la restituzione in termini».
La curiosità è che l’unica persona offesa riconosciuta, cioè il primario, non solo non si è voluto costituire parte civile, ma figura nella lista testi della difesa. L’inchiesta madre è quella sull’Asl/To4 con 38 indagati conclusa dalla procura di Ivrea per cui le investigazioni sono chiuse, ma la procura non ha ancora chiesto il rinvio a giudizio in attesa che tutti possano far copia degli atti.
La prossima udienza sarà comunque decisiva, soprattutto per un altro motivo. I rilievi posti dall’avvocata Rinaudo sulle intercettazioni rischiano di minare il processo alla sua base.
L’impianto accusatorio nato dalle indagini dei pm Alessandro Gallo e Valentina Bossi, tuttavia, si basa per la maggior parte su captazioni telefoniche. Tra i rilievi più importanti proposti da Rinaudo c’è quello sulla competenza dell’indagine.
Secondo Rinaudo la procura di Ivrea avrebbe chiesto la proroga di alcune intercettazioni per un reato di competenza distrettuale. Infatti il singolo fatto è stato successivamente stralciato, le indagini sono state concluse dalla pm Chiara Maina di Torino, dove si è celebrata anche l’udienza preliminare e ora, avendo Meinardi e Fasson scelto di difendersi con il rito ordinario, il processo è tornato a Ivrea. Per Rinaudo, tuttavia, questo è accaduto troppo tardi.
«Almeno a maggio 2022 - ha spiegato l’avvocata -, la procura di Ivrea è venuta a conoscenza dell’ipotesi di accesso abusivo. Il fascicolo allora andava immediatamente stralciato e inviato a Torino, l’unica procura competente a chiedere intercettazioni per questa fattispecie». Il pm Alessandro Gallo, invece, ha spiegato la posizione degli inquirenti: «Tutto questo si incardina in un procedimento in cui si indagava per reati contro la pubblica amministrazione e violazione dei segreti d’ufficio. L’indagine era una: il principio che ci deve guidare è quello dell’unitarietà».