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Ivrea, mamma e figlia colleghe prof al Gramsci

IVREA. Le cronache olimpiche hanno recentemente celebrato la storia di Sarah Schleper e Lasse Gaxiola, madre e figlio capaci di sfidare le leggi del tempo gareggiando insieme nella stessa edizione dei Giochi. Un passaggio di testimone che avviene non con un addio, ma con una condivisione di palcoscenico. Al liceo Gramsci di Ivrea, sta accadendo qualcosa di molto simile, lontano dalle piste innevate ma tra i banchi di scuola: Monica Cucatto e sua figlia, Giulia Turra, si incrociano ogni giorno nei corridoi del liceo, non più solo come genitori e figli, ma come colleghe. La loro è una storia di vocazioni ritrovate e di cerchi che si chiudono. Monica, veterana dell'insegnamento con 39 anni di esperienza alle spalle, insegna Scienze maturali al Gramsci dal 2001. Giulia, nata nel 1996, è invece il volto nuovo della scuola: laureata in matematica, dopo un biennio come consulente informatico a Torino, ha deciso di abbandonare il settore privato per inseguire il "pallino" dell’insegnamento. E per Giulia il ritorno al Gramsci ha il sapore del destino.

DAL BANCO ALLA CATTEDRA

Ex studentessa, diplomatasi nel 2015, proprio di quel liceo, si è ritrovata catapultata dall’altra parte della barricata nel novembre del 2024, dopo aver vinto il concorso e ottenendo la prima cattedra proprio nella sua ex scuola. Una scelta consapevole, quella di Giulia, maturata nonostante le lusinghe del mondo aziendale. «Nonostante il passaggio dal settore aziendale abbia comportato un sacrificio economico, la soddisfazione personale che ricavo oggi dal mio lavoro non ha prezzo», spiega, sottolineando come la passione per l’insegnamento e il contatto con i ragazzi superino i benefici materiali. E Giulia tiene a sottolineare le sensazioni che ha avuto quando si è resa conto che da studentessa era diventata professoressa. «È bello essere colleghi di professori che sono stati miei insegnanti. Il primo giorno è stato emozionante: tornare al Gramsci ed essere accolta da un grande abbraccio – spiega emozionata Giulia –. All’inizio era strano chiamarli per nome questi che adesso sono i miei colleghi e che prima erano i miei professori». Monica, laureata in biologia non aveva proprio l’idea di fare l’insegnante, una passione che verrà dopo. Ed è esattamente dopo un anno di tirocinio in ospedale, in un laboratorio di analisi, per conseguire l’abilitazione alla professione di biologa inizia ad insegnare. «Ho visto che la professione di docente mi faceva sentire utile agli altri e soprattutto mi ha conquistato il rapporto con i ragazzi – confida Monica – e dopo sette anni di precariato sono passata di ruolo e poi sono arrivata al Gramsci».

FILO ROSSO STEM

Condividere la medesima passione per le materie scientifiche non è l'unico filo rosso che unisce le loro carriere. Muoversi quotidianamente tra i laboratori e le aule della stessa scuola trasforma infatti l’attività didattica in un’esperienza di costante confronto generazionale. Capita così, tra un cambio d’ora e l’altro, che i corridoi dell’istituto diventino lo scenario di scambi informali e momenti di complicità, piccoli frammenti di vita quotidiana in cui il rigore della scienza si intreccia con la spontaneità del legame familiare. È proprio in questo clima di reciproca stima che nascono dinamiche curiose, capaci di coinvolgere non solo le due docenti, ma l'intera comunità scolastica.

DUE PROF, UNA CLASSE

«Quest’anno ci è stata affidata una classe insieme, una quinta che avevo già seguito nei cicli precedenti e in cui Giulia è subentrata per l’insegnamento della fisica – prosegue Monica–- per gli studenti è una situazione insolita che li incuriosisce e, a tratti, li diverte. Qualche giorno fa ho chiesto loro come ci vedessero in questo doppio ruolo di colleghe e familiari e mi ha stupito sentirmi dire che, per certi versi, ci somigliamo molto nel modo di porgerci e di spiegare. È un’osservazione che non mi aspettavo, convinta come sono che tra noi vi sia, invece, una netta differenza». Il divario generazionale diventa una risorsa. Giulia aiuta la madre con le nuove tecnologie e i mezzi digitali, fondamentali per l'apprendimento visivo di oggi. Di contro, Monica mette a disposizione la sua lunga esperienza nella gestione delle dinamiche scolastiche. «Il nostro quotidiano è fatto di un supporto reciproco costante – spiegano madre e figlia – al Gramsci l'organizzazione degli spazi riflette quella dei dipartimenti, e ritrovarsi lungo il corridoio delle materie scientifiche o in sala professori diventa un’occasione preziosa per ritagliarsi momenti di confronto che, altrimenti, la frenesia scolastica non permetterebbe. Questo legame si traduce in una collaborazione concreta: scambiamo materiali didattici e strategie metodologiche, unendo l'esperienza consolidata alla freschezza di nuove prospettive. È un dialogo continuo in cui il consiglio su come gestire una dinamica di classe diventa un momento di crescita per entrambe».

BATTUTE BENEVOLI

Ma non mancano le benevole battute degli studenti, che chiedono a Giulia di "mettere una buona parola" con la madre per i voti o scherzano su possibili “spiate” domestiche. Per Monica, vedere la figlia seguire le sue orme è motivo di orgoglio, ma anche un modo per riscoprire l'energia degli inizi. Per Giulia, è la conferma che il liceo Gramsci non è stato solo il luogo della sua formazione, ma è ora il luogo del suo futuro. «Già durante l'ultimo anno di liceo, tra i banchi del Gramsci, il mio obiettivo era chiaro: volevo diventare una professoressa di matematica – conclude Giulia con un sorriso che tradisce l’emozione – ricordo che osservavo i miei docenti e mi chiedevo, quasi per gioco o per sfida, se un giorno sarei tornata qui, ma dall'altra parte della cattedra. Ritrovarmi oggi in queste stesse aule, non più come studentessa sognatrice ma come collega di mia madre, è il coronamento di un percorso. È un traguardo che mi rende profondamente felice: la dimostrazione che, a volte, la realtà sa superare anche le migliori aspettative di una diciottenne».

INSEGNARE, CHE BELLO

In un’epoca in cui la professione docente è spesso svalutata, la storia di Monica e Giulia ricorda che insegnare è, prima di tutto, un atto di accompagnamento. Loro ne sono perfettamente consapevoli e il loro vivere la classe con i giovani è stata una scelta determinata: «Aiutarli a crescere – conclude Monica – questa è la vera soddisfazione». E Giulia è perfettamente d’accordo. GIORGIO PASQUA

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