«Io, escluso dalla corsa al Quirinale». I motivi dietro l’irruzione di Musumeci sul palco di Meloni
Mezzanino. Ci sarebbe un mancato avanzamento di carriera all’origine del gesto di Orazio Maurizio Musumeci, l’uomo residente a Mezzanino che giovedì ha consegnato il proprio libro (“Il tredicesimo presidente”) alla presidente del consiglio Giorgia Meloni, eludendo l’impressionante dispositivo di sicurezza messo in campo per l’evento che si è tenuto al teatro Franco Parenti di Milano, dove la maggioranza di governo ha organizzato un comizio al sostegno del sì al referendum sulla giustizia del prossimo 22-23 marzo.
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Le dimissioni
Dopo avere consegnato il libro a una premier allibita, Musumeci le ha detto: «Aspetto le dimissioni di Mattarella». Contro l’attuale presidente della Repubblica, infatti, Musumeci avrebbe depositato la richiesta di una procedura di impeachment giunta al termine di una lunga serie di ricorsi e querele per ottenere una promozione in Enel, società della quale afferma di essere stato dipendente. Le denunce hanno riguardato anche l’ex presidente Giorgio Napolitano, il procuratore capo di Roma e il parlamento: nel 2022, infatti Musumeci si era candidato alla presidenza della Repubblica, ma gli era stato preferito Mattarella.
l’obiettivo
«La mia azione – ha chiarito ieri Musumeci – era quella di avvertire la Meloni a stare attenta a cosa stanno facendo alla Costituzione. Avevo già anticipato nelle mie pagine di Facebook che avrei fatto una sorpresa alla presidente del Consiglio per regalarle il mio libro». Quanto all'esecutivo «Non conosco nessuno se non dalla televisione. Però io ho salutato Nordio perché sono in contatto tramite lettere legali, denunce e quant'altro. Anche il presidente del Senato, uguale, gli ho mandato le lettere, gli ho mandato documenti e tutto, però personalmente non li avevo mai incontrati. E ho avuto l'opportunità di incontrare anche il ministro Musumeci che non è mio parente». La vicenda ha messo in luce un aspetto sconvolgente circa la sicurezza della presidente del Consiglio. Il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Claudio Mangiarotti, che al comizio della presidente Meloni era presente, commenta: «Ero con altri sei consiglieri regionali e cinque deputati, ma non siamo riusciti a incontrare il capo del governo».