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Referendum, Bersani: “Qualcuno dedica il Sì a Berlusconi o a Garlasco. Noi dedichiamo il No ai 28 magistrati uccisi da mafia e terrorismo”

A pochi giorni dal referendum costituzionale sulla riforma della giustizia in programma il 22 e 23 marzo, Pier Luigi Bersani interviene al congresso “Preferirei di no”, organizzato da Magistratura Democratica, per ribadire con forza il suo sostegno per il No.
L’ex segretario del Pd descrive una mobilitazione trasversale che attraversa vari orientamenti politici e culturali, accomunata da un “patriottismo democratico e costituzionale”. “C’è una bella mobilitazione in giro – afferma Bersani dal palco – E raccoglie ispirazioni di vari orientamenti che si possono forse riassumere nella logica di un patriottismo democratico e costituzionale. C’è la bellezza, la soddisfazione, la felicità di trovarci tutti uniti per una volta a pensare la stessa cosa e a combattere per la stessa cosa. E questo è un pregio degli appuntamenti referendari”.

L’ex ministro sottolinea però una lacuna: manca, a suo avviso, la voce degli “autentici liberali”, ancora silenti in Italia: “Bisogna sollecitarli per non lasciare troppo campo ai sedicenti liberali, ai liberali immaginari o ai liberali del portafoglio che sono disposti a barattare Montesquieu con uno sgravio fiscale“.
Bersani ricorda che nella storia repubblicana, ogni volta che un principio costituzionale liberale finisce sotto pressione, “ha dovuto pensarci il popolo, ha dovuto pensarci la gente comune. Sono loro che devono prendere per mano Montesquieu“.

L’ex leader dem entra poi nel merito della campagna referendaria. Osserva che i quesiti tecnici della riforma risultano “largamente inabbordabili” per molti cittadini comuni, ma la percezione diffusa è un’altra: “il servizio giustizia non funziona bene. Io credo che noi, adesso, abbiamo rimontato, ma avremmo dovuto fin dal primo giorno partire da lì e rendere chiaro il concetto che i magistrati sono vittima di tutto questo”.
Ribadisce il ruolo chiave del ministro della Giustizia, unico esplicitamente citato dalla Costituzione nell’articolo 110: spetta a lui l’organizzazione e il funzionamento dei servizi per la giustizia. Se non si chiarisce questo punto, avverte Bersani, “saranno quelli del Sì, come si sta vedendo, ad occupare questo tema e a buttarlo sulle spalle dei magistrati”.

Ricorda le posizioni iniziali di Carlo Nordio e della senatrice leghista Giulia Bongiorno, che negavano legami tra la riforma e la velocizzazione dei processi, contrapposte alle dichiarazioni più recenti della premier Giorgia Meloni: “Questi manomettono sette articoli della Costituzione senza toccare nulla di nulla del problema reale del servizio giustizia“.
Al cuore della critica c’è il meccanismo del sorteggio per i componenti del Csm, che Bersani considera l’elemento rivelatore della vera visione sulla magistratura. “Il clou vero di questa riforma è il sorteggio, perché non è soltanto l’umiliazione evidente dei magistrati che improvvisamente diventano l’unica categoria dove ‘uno vale uno’ e ciao”. Secondo l’ex segretario Pd, l’obiettivo è trasformare la magistratura in una “corporazione puramente tecnica” priva di idee e rappresentanza: “un magistrato non deve avere idea, punto”.
E aggiunge: “Per il governo Meloni la magistratura deve essere una corporazione puramente tecnica dove effettivamente non c’è ragione di dar rappresentanza, perché se uno non pensa e non può avere idee, uno vale uno. È questo il concetto, è questo dove vogliono portarci”.

Bersani difende invece una magistratura dotata di “politicità costituzionale”: il magistrato deve applicare la Costituzione prescrittiva, rimettere questioni alla Corte quando serve, ispirarsi ai suoi valori nelle decisioni complesse. Lo stesso vale per le altre istituzioni indipendenti previste dalla Carta.
Sulle correnti, ammette problemi ma ne riconosce il ruolo storico: “Certo ci sono dei problemi, si possono risolvere con altri accorgimenti, ma, perbacco, sono stati dei soggetti culturali, ci sono state delle fasi nei decenni della nostra Repubblica dove si sono fatti dei passi avanti di civiltà”.
In chiusura, Bersani avverte: “Se qualcuno intende dedicare il Sì a Berlusconi o a Garlasco, noi dedichiamo il No ai 28 magistrati uccisi da mafia, camorra e terrorismo, magistrati che hanno aiutato a salvare la Repubblica da aggressioni e da trame. E in nome di quei magistrati ce la metteremo tutta. Non staremo lì a pettinarle bambole“.

L'articolo Referendum, Bersani: “Qualcuno dedica il Sì a Berlusconi o a Garlasco. Noi dedichiamo il No ai 28 magistrati uccisi da mafia e terrorismo” proviene da Il Fatto Quotidiano.

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