Mossa della disperazione di Trump per frenare i prezzi del petrolio: stop alle sanzioni sul greggio iraniano
L’amministrazione Trump allenta la pressione economica su Teheran mentre la alza sul piano militare. Una contraddizione che mette in luce le difficoltà della Casa Bianca davanti all’esplosione dei prezzi della benzina in patria. Con il petrolio sopra i 100 dollari al barile e in aumento di circa il 50% dall’inizio dell’escalation, il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha annunciato la sospensione per 30 giorni delle sanzioni sugli acquisti di greggio iraniano via mare, nel tentativo di immettere sul mercato fino a 140 milioni di barili e contenere l’impatto sui prezzi dei carburanti. Si continua insomma a colpire l’Iran sul piano militare ma, allo stesso tempo, gli si consente di riaprire temporaneamente il rubinetto delle esportazioni per evitare che il costo dell’energia diventi un problema politico interno, a pochi mesi dalle elezioni di medio termine.
La mossa della disperazione, tuttavia, ha margini di efficacia limitati. Innanzitutto è temporanea: la finestra di 30 giorni riduce l’impatto sulle aspettative di lungo periodo e l’effetto calmierante è di conseguenza fragile. Inoltre, la capacità produttiva e logistica dell’Iran non è tale da compensare shock di offerta più ampi, soprattutto in uno scenario di escalation che coinvolga direttamente lo Stretto di Hormuz, da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale.
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